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Yamaha YZF-R3: sportiva senza paura

IL TEST - Facilità di guida e motore brillante, ama la strada, invoglia a muovere i primi passi anche in pista

Yamaha YZF-R3: sportiva senza paura

Oggi sono in molti, giovani soprattutto, che vorrebbero poter toccare di persona le sensazioni di guida che le moto sportive sanno regalare; ma più di ieri si sentono spaventati, forse messi alle corde nel leggere i numeri che le odierne realizzazioni ispirate alle macchine da gara mettono in campo. Il salto dal 125, è diventato in molti casi complicato, se vogliamo, da incubo se si pensa ad una superbike replica 1000 da 200CV. Un tempo, si sente dire spesso, c’erano le 2T, le 125 le 250, vere navi scuola per chi magari un domani ambiva alle sportive di grossa cilindrata. Ma i giorni sono cambiati, e chi oggi vuole “programmare” un salto nell’universo delle medie e maxi sportive, vede davanti un gradino troppo alto. Ed allora? Come fare?

Yamaha vuol dare la sua risposta e si lancia anche lei nel settore delle “medio piccole” con la nuovissima YZF-R3. Una sportiva/stradale, che prende l'essenza di moto sportiva e lo trasmette a chi si sente intimorito da un concetto spesso esasperato, per fruibilità e prestazioni. Una tappa saggia, per chi è desideroso di una moto ispirata al mondo delle corse, ma da poter usare tutti i giorni, per imparare, crescere, e magari un giorno passare a cilindrate maggiori.Per saperne di più sui segreti della R3 QUI potete dare uno sguardo alla nostra analisi tecnica.

LA PROVA - Siamo in terra di Catalunya, sulla Costa del Sol, e qui la YZF-R3 ci aspetta per mostrarci quello che sa fare su strada, terreno a cui è votata, ma anche in pista. Si perché la piccola sportiva di Iwata è un mezzo che strizza l’occhio anche a chi vuol muovere i primi passi nella guida tra i cordoli, oltre a voler essere una compagna di giochi e divertimento nella quotidianità.

LA STRADA, IL SUO HABITAT… – Il percorso teatro del test su strada si snoda lungo un primo tratto cittadino, e poi finire in un budello di curve fuori città, nell’entroterra, tra Tarragona e Lleida. E’ lì, davanti a noi, con quella sua silhouette che ti fa capire subito a che “razza appartiene”. Sali sopra, un colpo all’avviamento ed senti il bicilindrico da 321cc che inizia a canticchiare. Mettiamo la prima e si parte.

Da subito resti felicemente confortato nel vedere come la R3 sia estremamente accondiscendente con le varie taglie di chi siede sopra. Pur non essendo dei fantini ci sentiamo ben accolti dal suo triangolo di seduta studiato per non affaticare anche dopo lungo utilizzo. Questo però, senza farsi mancare un pizzico di aggressività nella impostazione. Il manubrio è ben distanziato ed alla giusta altezza, ed è immediata la sensazioni dei controllo. Unico neo secondo noi la leva freno, l’avremmo preferita dotata di un registro di regolazione.

In città si guida facile, sciolta. Una dote che si fa subito notare in questo frangente è che già dopo pochi chilometri che la guidi, la R3 non ti fa sentire per nulla impacciato, mostrandosi amichevole e pronta a prendersi cura di te. Le sospensioni, hanno un setting che vira al morbido, l’ideale per assorbire efficacemente sconnessioni del pavè e tutte le possibili insidie che si trovano su strada. Molto semplice anche nelle manovre da fermo. Merito dell’angolo di sterzata e di un altezza della sella di 780mm. Il grande equilibrio promesso, con una ripartizione dei pesi perfettamente centrale (50/50) si fa sentire e lo fa bene. Dalla città ai monti il passo è stato breve e qui la R3 mantiene le aspettative di moto facile e maneggevole con una guida fatta di rapidi cambi di direzione.  E' semplice impartirle ordini, ad esempio, nello scendere in piega, e  ci è sembrata ottima anche per la prontezza del motore, quando si decide di voler dare gas. Il riparo offerto dalla parte frontale e dal plexiglass dotato di bombatura centrale è buono, nei limiti comunque di medie non elevate su strada. Se si vuole osare di più ci si accuccia dietro, e il profilo studiato svolge comunque bene il suo lavoro. Buono il lavoro dei freni, con l’anteriore che però avremmo preferito più immediato nella risposta, con la corsa della leva un po’ lunga.

Promosso il bicilindrico Yamaha, che ci ha saputo stupire per la bella progressione mostrata. Fluido, non vibra, ed ha una bella schiena, riprendendo dai 2500 giri con un irrobustimento della coppia a quota 5000 giri per poi cambiare di tono dopo i 7500 giri, dove risponde in maniera decisa alle sollecitazioni del polso destro e con note dal silenziatore affatto banali. Sarebbe da provare con lo scarico Akrapovic presente nel kit accessori,chissà…!

…MA VOLENDO, ANCHE LA PISTA – La YZF-R3 di certo è fatta per dare il meglio di sè su strada, ma con quelle lettere appiccicate, oltre che per la sua linee dalle inconfondibili fattezze, vuoi che una puntatina in pista ogni tanto se la lasci sfuggire?

Eccoci dunque sul tecnico circuito di Calafat, un tracciato corto e dove avere una mandria di cavalli è più un impaccio che altro. Qui la piccola di Iwata mostra buone doti di adattamento. Se settata con sospensioni più votate all’utilizzo sportivo e con gomme ad hoc, al posto delle valide, ma stradali Michelin Pilot Street, ci si possono togliere belle soddisfazioni. Le pecche riscontrate riguardano la leva del freno anteriore, che tende ad allungare la corsa dopo un uso intenso ( le regolazioni qui avrebbero fatto comodo),  e la forcella, che svolge bene il suo compito, ma se si inizia a spingere forte, data la sua natura stradale, va un po’ in crisi negli inserimenti. Le pedane, ben distanziate dal piano sella, se su strada non mostrano fianco a critiche qui sentono il limite, arrivando presto a grattare. Buona la risposta del mono posteriore invece, che non risente dei 42 cavalli di potenza del motore e di eccessivi trasferimenti di carico.

Nel complesso è un mezzo che può fare le gioie di chi muove i primi passi in circuito e se si vuol iniziare a spingere di più bastano poche modifiche ed il gioco è fatto. Non a caso per lei in Francia (ed al momento solo là) è già pronto al via un monomarca dedicato.

DEBRIEFING – La nuova Yamaha YZF-R3 è una entry level che potremmo definire come moto con la quale iniziare a capire il concetto di sportività, ma senza rinunciare a godersela negli spostamenti di tutti i giorni. Il naturale prosieguo per chi viene dalla 125 .  Una vera sportiva/stradale con tutto ciò che serve per chi nel vuol fare un’amica per le uscite nel week-end, in città o a spasso sulle strade di montagna, oltre che per iniziare a darsi da fare nei circuiti, e  senza troppi timori di approccio.

La Yamaha YZF-R3 è disponibile nelle colorazioni Race Blu e Midnight Black a 5.390 euro f.c.

SCHEDA TECNICA




Per la nostra prova in sella alla nuova Yamaha YZF-R3 abbiamo utilizzato:

Casco AGV CORSA: Anziché progettare a partire dalla calotta esterna, AGV STANDARDS, modello del quale il CORSA fa parte, inizia dalla testa del pilota le cui misure sono tradotte in un formato digitale, tramite una scansione laser. La scansione tridimensionale è una tecnologia estrememante precisa (al decimo di millimetro) che permette la trasformazione in dati digitali delle forme antropomorfe e successivamente condurre studi puntuali sulla fisionomia umana che sono il punto di partenza per la progettazione delle parti del casco a contatto con il viso. Il casco, riprodotto in tutte le sue parti mediante un modello matematico, consente l’effettuazione di analisi FEM (Analisi agli Elementi finiti) che simula al computer una serie di crash test che riproducono non solo i test di omologazione ma anche prove secondo i più severi standard di AGV.

Giacca Dainese Archivio Pelle Basic: una giacca che si ispira al mondo dei rider anni '70. Un prodotto che farà felici soprattutto coloro che amano il genere vintage. Comodo nell'indossarlo, è caratterizzato da un look semplice ed essenziale. Realizzato in pelle bovina, risulta leggero una volta indosso, quasi una seconda pelle.

 

Tuta Dainese Avro D1 Div: Sportività e aggressività per questa tuta caratterizzata da un bel rapporto qualità prezzo. Elevate le finiture così come la qualità del pellame. Un plus di sicurezza lo troviamo nelle portezioni in alluminio presenti sulle spalle.  Comfort e mobilità nella guida più sportiva sono assicurate dagli ampi inserti elastici e dalla fodera 3D Bubble.

 

Guanti Dainese CARBON COVER: Anima racing e aggressività caratterizzano questo guanto corto in pelle bovina, pensato per aggredire l’asfalto in sella alla propria moto godendo di un’ergonomia e protezione di alto livello, grazie agli inserti brevettati Microelastic ed all’ergonomia studiata per la guida sportiva. Dotato di inserti compositi in fibra di carbonio sulle nocche, sulle dita e costruzione del mignolo rinforzata con inserti in TPU, Carbon Cover ST è la scelta dell’utente sport tourer più esigente. Palmo in pelle di capra, costruzione con un pannello unico di pelle a protezione delle cuciture sul taglio della mano, cinturino antiscalzamento e foratura sul lato interno delle dita completano questo guanto disponibile anche in versione Lady.

 

Stivali Dainese TR-Course Out: Tecnologia ed ergonomia si fondono con un design aggressivo, modellato sul piede del pilota. Questo stivale racing in microfibra con foratura piazzata offre grande sicurezza, grazie al sistema antisupinazione snodato D-Axial in poliuretano termoplastico, che insieme al tallone ammortizzato, al paratibia anteriore e posteriore, al tallone in TPU, nonché al sottopiede e puntale in nylon, creano una struttura protettiva a 360°. L’utilizzo del resistente ed elastico materiale D-Stone, la regolazione del polpaccio ed i soffietti elastici garantiscono una vestibilità unica per un prodotto di questo segmeto. Suola a texture differenziata ed inserti in TPU sul fianco interno dello stivale consentono, infine, un elevato grip e sensibilità durante la guida.

Scarpe Dainese Street Biker: scarpa da moto tipo sneakers, dal design giovane e sportivo. Ottime per il tempo libero, si fanno apprezzare per la comodità ai piedi anche quando si scende dalla moto, merito anche degli inserti in comodo D-WP. L'esterno è realizzato con tomaia in pelle bovina scamosciata ed inserti in tessuto ad alta tenacità; presentano protezioni paramalleoli in nylon. Degli inserti rifrangenti ne aumentano la sicurezza attiva e passiva

Pantaloni Dainese P. D1 DENIM: realizzati in tessuto denim, rinforzi interni con maglina in fibra di marca. Kevlar® ; Pro-Shape: protettori morbidi certificati secondo la norma EN 1621.1/97

 

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