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MotoGP, Roberts: Rossi? Avrebbe più titoli con le 2 tempi

"Le 500 richiedevano più esperienza. Stoner? Se rientrasse sarebbe un bel colpo. Bisogna investire sullo spettacolo"

Nel mondo del motociclismo, Kenny Roberts non ha certo bisogno di presentazioni. Il “Re”, come era ed è tuttora soprannominato il californiano, ha fatto la storia del motomondiale, ed il suo curriculum parla da solo: dall’essere stato il primo pilota americano a vincere un titolo mondiale, passando per l’impegno politico a favore dell’incremento della sicurezza in pista, all’aver lasciato un marchio indelebile come team manager (chiedere a Wayne Rainey o Randy Mamola, per esempio), Roberts ha sempre dimostrato una profonda conoscenza dell’ambiente in tutte le sue sfaccettature. Lo abbiamo incontrato ad Austin, scambiandoci quattro chiacchiere e chiedendogli la sua opinione sullo status quo.

“La MotoGP mi sembra in gran forma, migliore che mai – ha incalzato – Non so se ci siano problemi di denaro, ci sono sempre stati, almeno per alcune squadre, e non credo che questo cambierà mai. Ci sarà sempre chi ha e chi non ha”.

Ti sei impegnato in questo paddock in tanti modi. Hai mai pensato di riprovarci?

“Se mai tornerò in questo mondo, lo farò a modo mio. Fino ad ora, non ho avuto proposte interessanti”.

Non pensi sarebbe interessante avere una squadra americana vera e propria per sviluppare i vostri talenti, visto che da una decina d’anni i piloti a stelle e strisce non ottengono grandi risultati nel mondiale?

“Sì, ma stiamo parlando di un impegno finanziario molto grande. In America, per molte ragioni, le corse hanno subito una recessione al punto che non siamo ancora al livello necessario per riuscirci. Gli sponsor non si preoccupano dell’Europa, ed ai miei tempi già si pensava di ‘crescere’ talenti americani per farli correre negli USA, non nel vecchio continente. Questa filosofia non ha giovato per le corse a livello mondiale”.

Ora però sembra che la mentalità stia cambiando.

“Già, ma gli effetti non si vedono dalla sera alla mattina. Ci vorrà qualche anno”.

Ora la MotoGP sta guardando fuori dall’Europa, come in Asia…

“È uno sport mondiale, non più soltanto europeo. Per questo servono piloti da altri continenti, come America o Asia. Credo sia nell’interesse della MotoGP, e nelle sue capacità, farlo. L’America però deve rimboccarsi le maniche e fare qualcosa da parte sua. Al momento, invece, non stanno facendo nulla. Invece è cruciale piantare i semi ora. Io l’ho fatto in passato, ora aspetto che qualcun altro faccia come me”.

È strano però che, in Europa, i piloti in un certo senso stiano copiando ora quello che voi americani facevate trent’anni fa. Pensiamo per esempio al dirt-track, praticato sia dagli spagnoli che da Valentino e i giovani cadetti al suo ranch… Tu sei stato il primo.

“Sì, sono stato io. Ora però tocca agli altri, perché io ho investito il mio denaro per farlo. Il budget era sufficiente grazie allo sponsor tabaccaio, non spenderei il mio denaro ora per rifarlo. Serve un investitore”.

Hai organizzato il GP a Laguna Seca?

“Ho speso molti soldi in questo sport, per aiutarlo a crescere. Ora che è cresciuto, preferisco stare a guardare i frutti del mio lavoro. Non sono interessato ad investire ancora”.

Che cosa è cambiato dagli anni ’80 ad oggi?

“Molte cose. Il livello di grip, sull’intero arco di gara, è probabilmente la differenza tecnica più grande”.

Rossi è ancora molto competitivo a 36 anni. Pensi sarebbe stato possibile con le due tempi?

“Forse per lui sarebbe stato anche meglio, perché quando capisci veramente i segreti della 500 (pausa)… Io potrei aver vinto il titolo a 36 anni, non l’ho fatto perché ne avevo già avuto abbastanza a 32. Ma vincevo ancora gare alcuni anni dopo”.

Che ne pensi di un possibile rientro di Stoner?

“Sarebbe un bel colpo per lo sport. Sarebbe molto interessante, anche se il campionato a questo punto non ne avrebbe bisogno come magari in passato. Mi piacerebbe se lo facesse”.

Anche piloti più vecchi, over-40 come Troy Bayliss o Max Biaggi, hanno mostrato una volontà di tornare sporadicamente a correre…

“Non penso che siano troppo vecchi, sarebbe comunque interessante. L’importante è catturare l’attenzione del pubblico”.

Passando alla tecnica, preferiresi un rallentamento nello sviluppo o un regolamento più libero?

“I Costruttori hanno le loro idee su dove spendere il budget. Spero che un giorno gli investimenti siano per migliorare la MotoGP come spettacolo, non solo come livello tecnico delle moto. Penso che i miglioramenti dal punto di vista mediatico siano più importanti, per esempio, del consumo carburante”.

In Europa si vendono molte moto da turismo, non supersportive…

“Le supersportive vanno bene per la TV, e qualsiasi mezzo a due ruote che sia telegenico fa bene al mondo del motociclismo. Non importa se sia motocross, dirt-track, o velocità”.

Forse però le vendite sono calate perché le prestazioni sono eccessive per l’utente medio…

“Credo ci siano utenze differenti. Ducati ha provato che, se una moto ‘sexy’ esce sul mercato, si vende. L’importante è che non sia noiosa, brutta. Non sono solo i cavalli a causare la crisi di mercato”.

Ne hai avuto abbastanza delle corse?

“No, non la vedo in questo modo. Mi interessa ancora la possibilità che un americano vinca il titolo mondiale. Se mi facessero una proposta interessante, e sto lavorando su un progetto del genere da sei anni, tornerei”.




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