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SBK, Ducati, Davies: non abbiamo mai mollato

"Vittoria frutto di 18 mesi di duro lavoro. Questo risultato ripaga degli sforzi e significa molto per me"

Cinquantotto gare (e quasi due anni e mezzo) senza vittorie in SBK hanno tutte le sembianze di un purgatorio dantesco per Ducati, la Casa storicamente più vincente del campionato delle derivate di serie. Ad Aragon, con Chaz Davies, la Panigale è però salita in paradiso. O meglio, sul gradino più alto del podio. Un risultato che conferma il trend di crescita di tutto il Reparto Corse, già salito alla ribalta in MotoGP in Qatar con il doppio podio della GP15 all’esordio.

“È una sensazione fantastica, incredibile – sono state le prime parole di Davies – Ancora non ci credo. C’è tanto lavoro dietro a questo risultato, 18 mesi duri con la squadra e gli ingegneri. Non bisogna mollare mai. Questo è il risultato. Però sono sorpreso dalla vittoria in solitaria, non mi aspettavo una gara così, ma per me è perfetto”.

Che cosa avete cambiato in termini di assetto rispetto alla prima manche?

“Non lo so, ma ha funzionato (ride). No, sinceramente abbiamo solo alzato un po’ il posteriore e cambiato la gomma (utilizzando la morbida). Abbiamo guadagnato in termini di grip, mantenendolo per il doppio della distanza rispetto a Gara Uno. Anche gestendo la gomma, i miei tempi erano molto competitivi”.

Come ti senti ad essere il pilota ad aver interrotto questo lungo digiuno.

“È qualcosa di grande. Era il mio obiettivo da quando sono salito su questa moto 18 mesi fa. Dare alla Panigale la sua prima vittoria significa molto per me. Eravamo competitivi già da tempo, anche lo scorso anno, ma questo risultato è molto importante sia per chi ha lavorato duro dietro le quinte che per Aruba, che ha sposato questo progetto impegnandosi molto. È bello riuscire a cogliere un risultato che ripaga degli sforzi”.

È la vittoria più importante o emozionante della tua carriera?

“Credo di si. Mi sembrava di non vincere da tanto (al Nurburgring, nel 2013, nda), ed ero infastidito per usare un eufemismo”.

Qual è stato il momento più duro per te in tutto questo tempo?

“Buona domanda. In Tailandia ero deluso, ma credo bisogni tornare indietro a Laguna Seca lo scorso anno. Ho sempre pensato che avessimo una buona occasione là”.

Quali sono state le prime parole della squadra quando sei arrivato in parco chiuso?

“Nessuna, solo grida (ride). Potevo vedere il sollievo nei loro volti. Siamo stati vicini a vincere, non in tante occasioni, ma abbiamo perso qualche buona opportunità lo scorso anno. Oggi abbiamo messo insieme tutti i pezzi e finalmente centrato il bersaglio. Spero di ripetermi presto”.

I test di Misano la scorsa settimana vi hanno aiutato?

“Onestamente, no. Ma hanno confermato un paio di cose a livello di setup, cosa funziona e cosa no in termini di geometrie. La moto, sotto questo punto di vista, è cambiata molto dallo scorso anno. Può sembrare sorprendente ma è abbastanza diversa come carattere. Non voglio dire di essere caduto in Tailandia per questo motivo, ma abbiamo dovuto imparare. La chiave è scaricare meglio la potenza a terra, e per farlo abbiamo lavorato su molti parametri. Qui, con un solo rettilineo lungo, perdevo circa due decimi. La priorità, per me, è trovare ancora più potenza”.

Intanto, il digiuno è finito. E l’appetito, si sa, vien mangiando.

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