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MotoGP, Nakamoto: è stato duro dire di no a Stoner

"Casey per me è come un figlio, ma se torna in pista deve poter lottare per il podio"

Si è parlato più di Stoner che di Marquez, nel Gran Premio di Austin. Ad incuriosire tifosi ed addetti ai lavori la lunga serie di tweet del fuoriclasse australiano che è parso realmente irritato dal rifiuto della HRC di farlo correre in Texas.

A conclusione della giornata un cinguettio ironico ha riportato però il sorriso sui volti di Shuhei Nakamoto, vicepresidente esecutivo dell'HRC e Livio Suppo che hanno accettato di sedersi ad un tavolo per raccontare come sono andate le cose. E questa è la loro verità, che dobbiamo ritenere definitiva. Perlomeno fintantoché Stoner stesso non decida di farsi sentire con qualcosa di più lungo di 140 caratteri.

"Sono rimasto molto sorpreso quando Stoner ci ha chiesto di poter correre in Texas - sono le prime parole di Nakamoto - è stato lui a contattarci dicendoci che voleva aiutare Pedrosa e la HRC. Inizialmente la cosa mi ha reso felice ed ovviamente abbiamo tenuto un meeting in Giappone per discuterne, io, Kokubu-san e Yokoyama-san (rispettivamente responsabile della tecnologia e dello sviluppo N.d.R) e prendere la decisione. Per noi, per l'HRC, Casey è molto importante, un VIP e qualora dovesse tornare in pista in MotoGP, minimo dovrebbe poter competere per la terza posizione. Quello sarebbe il nostro target. Ora io non ho dubbi che lui sia molto veloce. Anzi, mi correggo: molto, molto veloce. Ma per dimostrarlo dovrebbe avere una moto assettata per lui. Ed avere anche la sua squadra al fianco. Ora Christian Gabarrini, suo ex capotecnico, è impegnato con Jack Miller, e non potevamo chiedergli di lasciarlo. Nel contempo Ramon Aurin, il capotecnico di Dani, è molto bravo, ma non ha mai lavorato con Stoner. E anche Christian qualche volta ha faticato a trovare l'assetto giusto per Casey. Quindi per Ramon sarebbe stato comunque molto difficile".

Fa una pausa Nakamoto. Spalanca gli occhi, poi riprende.

"La nostra priorità è stata quella di non voler vedere Casey lottare per la quinta o la sesta posizione. Stoner in pista deve poter lottare almeno per il podio e siamo giunti alla conclusione che non potevamo dargli la certezza tecnica di riuscirci".

Un'altra pausa, quasi per accertarsi che tutti avessimo compreso perfettamente le sue parole, quindi la rivelazione.

"Sapete, per me Casey è come un figlio. Non so se lui pensa la stessa cosa, ma è stata dura, veramente dura. Mi rendo conto di quanto ci sia rimasto male perché io tante volte gli ho chiesto, Casey per piacere torna a correre, per piacere fai una wild-card. Se avessimo avuto tempo, per organizzare quantomeno un test prima della gara, gli avremmo detto di si. Ma non c'è stato il tempo per organizzarlo. Mi rendo conto che i suoi fan, me incluso, vorrebbero rivederlo battersi di nuovo in pista, ma la nostra priorità è che Stoner possa farlo battendosi per il podio".

La Honda, dunque, non avrebbe avuto nulla in contrario a lasciarlo gareggiare di nuovo se solo l'australiano avesse avuto il tempo di provare a fare un assetto alla RC213V. Cosa che apparentemente non ha potuto fare durante i test invernali.

"A Sepang Casey ha preso parte ad un test per provare alcune novità sulla moto, ma ha girato senza fare alcun assetto. Ciononostante il tempo è stato ragionevolmente buono: 1,5 secondi più lento del suo record. Un buon ritmo tenendo conto che la pista era sporca e non aveva al fianco che gli ingegneri per registrare i dati. Ciò significa che Stoner è ancora molto veloce, ma per chiudere quel gap di un secondo e mezzo avremmo avuto bisogno di un buon set-up".

Resta da sapere, dopo le parole di Nakamoto, qual'è stata la reazione di case Stoner al 'no' dell'HRC.

"Cosa ha risposto? - ha scherzato Livio Suppo - beh, avete tutti letto i tweet!".


ASCOLTA LA DICHIARAZIONE DI NAKAMOTO

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