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SBK, Haslam: derby con Rea? Una motivazione in più

"Con Johnny vado molto d'accordo, ma in questo momento battere un connazionale vuol dire arrivare primi"

Senza addentrarsi in discussioni di genetica, si può che Leon Haslam abbia la velocità nel sangue. Figlio d’arte di Ron, altresì noto come “Rocket”, il 31enne britannico ha, da qualche parte nel suo codice genetico, c’è quello che gli anglofoni chiamano “need for speed”, una sorta di chiamata atavica alla velocità. Dopo aver mosso i primi passi nelle classi minori del motomondiale senza raccogliere i successi sperati, “Pocket Rocket” ha trovato casa tra le derivate di serie, dove milita ininterrottamente a livello mondiale dal 2009.

Haslam ha corso con ben cinque costruttori (Ducati, Honda, Suzuki, BMW, e Aprilia), con risultati alterni. Secondo nel mondiale 2010 con 14 podi (3 vittorie) con la GSX-R, il britannico ha poi preso in carico lo sviluppo della S1000 R di Monaco, togliendosi diverse soddisfazioni ma non riuscendo mai a salire sul gradino più alto del podio. Una lunga serie di infortuni, poi, ne ha ostacolato il rendimento negli ultimi tre anni. Alla vigilia del campionato 2015, i bookmarkers non lo quotavano di certo come favorito (anche perché si pensava che il nuovo regolamento sfavorisse Aprilia). Si sbagliavano, perché Haslam sta vivendo una seconda giovinezza sulla RSV4 di Noale. Il suo ruolino di marcia, dopo quattro manche disputate, comprende tre secondi posti ed una vittoria. Solo lui, fin qui, è stato in grado di impensierire Jonathan Rea. Ed il derby è appena iniziato…

Sembri rinato con Aprilia. Quanto margine di miglioramento pensi di avere ancora?

“Di fatto abbiamo appena iniziato a scoprire i segreti di questa moto – ha confessato – Aprilia ha deciso tardi che avrebbe continuato, ed anche il motore è cambiato molto rispetto al 2014, sia in termini di erogazione che di distribuzione dei pesi. Non possiamo usare i dati dello scorso anno. Dopo due round, speriamo di poter fare più comparazioni”.

Qual è il punto di forza della RSV4?

“È una moto duttile e facile da guidare. Ti consente di concentrarti solo sulla guida, cosa che prima mi era capitata solo con Suzuki. Con l’Aprilia posso semplicemente andare in pista e concentrarmi sul guidare il più veloce possibile. L’elettronica è molto evoluta, anche nel reparto corse hanno tutto sotto controllo. Questo rende tutto più facile”.

Cosa invece si può ancora migliorare?

“Il motore è fantastico ma ci serve di più in uscita dalle curve strette. Mi riferisco all’erogazione, anche se a gomme usate siamo molto più competitivi perché la nostra è più lineare. Quanto al telaio, ci serve ancora un po’ più maneggevolezza nei cambi di direzione”.

Tu hai diviso i box con Johnny Rea in passato. Ti aspettavi un inizio di campionato del genere?

“Sapevo che Johnny sarebbe andato molto forte. Ha guidato la Honda benissimo, ha fiducia e sta mostrando grande costanza. Credo che ci saranno altri che si avvicineranno, Sykes e Davies per esempio. Anche la Suzuki è più competitiva quest’anno”.

In Australia ti sei giocato la vittoria insieme a Rea e Davies fino all’ultimo metro. In Tailandia invece cos’è successo?

“Onestamente è stata una delusione finire due volte secondo. In prova credevo di essere il più veloce con gomme da gara, ma domenica abbiamo cambiato anteriore, passando da soft a hard, a causa delle temperature. Avevo provato la dura senza problemi al venerdì, sentendo solo un po’ di chatter. Ma non siamo partiti bene, ho perso le manche nei primi giri. Prima sono stato troppo cauto, poi in Gara 2 ho perso tempo a battagliare con Lowes e Sykes. Avrei potuto stare con Rea e rendergli la vita difficile, ma è scappato”.

Fin qui però siete stati tu e Rea i protagonisti indiscussi. Che rapporto c’è tra voi?

“Con Johnny andiamo molto d’accordo. Condividiamo diverse cose, come l’interesse per il cross ed il fatto che siamo diventati entrambi padri da giovani.  Lottare contro i tuoi connazionali poi ti dà una motivazione extra. Fin qui ci sono stati tre britannici sul podio in ogni gara, quindi se sei il primo della tua nazione vuol dire che vinci le gare (ride)”.

In effetti questo inizio campionato si potrebbe ribattezzare British Invasion. La Superbike è stata sempre terreno fertile per i piloti d’oltremanica. Credi che il BSB prepari meglio alla SBK che alla MotoGP?

“Sicuramente è un campionato molto competitivo. Nel 2006, Kiyonari ha vinto per pochi punti, io fui secondo. Allora c’erano già anche Cal (Crutchlow), Tom (Sykes), Johnny (Rea), Shane (Byrne). Ma è solo una questione di opportunità, e la SBK è stata la migliore opportunità per me. In MotoGP avrei potuto correre, ma non su una moto competitiva. Ora Eugene (Laverty) sta provando ad affermarsi su moto satellite, ed è difficile nonostante abbia già dimostrato il suo valore. Io voglio innanzitutto vincere un mondiale, quindi ho scelto di restare qui”.

A giudicare dai risultati ottenuti fin qui, la scelta di Haslam si è rivelata vincente.

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