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MotoGP, Iannone: da 125 a Ducati, voglio solo vincere

Andrea a ruota libera. "Nessuno mi ha mai fatto regali, la GP15 ha il potenziale per stare davanti a tutti"

Il podio di Losail è stato un risultato cercato a lungo e finalmente raggiunto per Iannone. Andrea era arrivato in MotoGP in un momento molto difficile per Ducati, ha vestito i colori del team Pramac e ha lottato credendo sempre in un progetto su cui in pochi avrebbero scommesso. Gli sforzi sono stati ripagati domenica scorsa e l’abruzzese ora è entrato di diritto nella lista dei ‘big’ della classe regina, quelli che lottano per la vittoria a ogni GP.

Iannone ha debuttato nel Mondiale nel 2005, si è giocato il titolo in Moto2 contro Marquez, è arrivato in MotoGP nel 2013. Un percorso lungo e non privo di difficoltà che ci siamo fatti raccontare da lui. Partendo, addirittura, dall’infanzia per arrivare a oggi.

A 7 ANNI SULLA MIA PRIMA 125 –Avevo 3 anni quando sono salito per la prima volta su una minimoto, naturalmente da strada, e 7 quando ho corso la mia prima gara. Devo dire che non sono andato male, sono stato veloce fin da subito – ride – Più o meno alla stessa età ho guidato la mia prima 125 in un kartodromo, era una Gilera SP02. A 12 anni, invece, a Magione ho provato per la prima volta una 125 da GP, un’Aprilia, con il team Abruzzo”.

Andrea Iannone in 125LA GAVETTA IN SPAGNA –I risultati in gara sono sempre stati buoni, nel 2004 corsi contemporaneamente nei campionati spagnolo e italiano. Rischiai di vincere già la prima gara ad Albacete. Il livello era alto: c’era Aleix Epsargarò, Mateo Tunez, Manuel Hernandez, Julian Miralles. Proprio con Aleix mi toccai nell’ultimo giro a Jerez, una gara che potevo vincere. Ero in squadra con Michele Danese, lui era più esperto, avrebbe dovuto essere il pilota di punta del team, ma gli arrivai sempre davanti e lì ho capito che potevo aspirare al Mondiale”.

LA 125, TANTE SPERANZE E POCHE RISORSE –Il primo anno fu il 2005, sempre con il team Abruzzo che però chiuse a fine anno. Nel 2006 corsi per Campetella, ma fui lasciato a piedi a metà stagione. Tornai con WTR in Malesia, al posto di Pirro, e mi ruppi quattro vertebre. Qualche mese dopo andai a correre nel Cev la gara di Valencia e, appena rimessomi dall’infortunio, mi ruppi il bacino. Non era facile, io volevo sempre vincere ma non ero in squadre ufficiali, la mia famiglia faceva grandi sacrifici e bisognava sempre fare i conti con il budget”.

Poi nel 2008 corsi per la squadra di Fiorenzo Caponera e arrivarono la prima vittoria in Turchia e la prima pole a Sepang. Nel 2009 vinsi i primi due GP, al Mugello ero in testa al Mondiale e alla gara e mi si ruppe la catena. Ricordo che disegnammo una maglietta ironica per sdrammatizzare. Non avevo una RSA ufficiale ma me la giocavo con chi ce l’aveva, non mi interessava nient’altro”.

Andrea Iannone in Moto2MOTO2, SEMPRE VICINO AL TITOLO – “Nel 2010 avevo un contratto firmato con Aprilia quando arrivò la decisione di non correre in Moto2. Abbiamo dovuto trovare i soldi per la stagione, ci siamo accordati con Boscoscuro e alla quarta gara è arrivata la prima vittoria, mi sono giocato il Mondiale con Elias. L’anno dopo abbiamo fatto il nostro team e così anche nel 2012, sono state due buone stagioni. Sono arrivate delle vittorie, ho battuto Marquez in alcune occasioni”.

AL POSTO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO – Se mi guardo indietro ora penso di essere al posto giusto al momento giusto. Non rimpiango mai le mie scelte, anche se non sono state facili da prendere. Sono nella migliore situazione possibile dall’inizio della mia carriera. Tutti momenti difficili che ho passato mi hanno fatto maturare, mi hanno dato delle motivazioni. Non dimentico però che non sarei qui senza l’aiuto di Ducati: dei ragazzi del team, di quelli a casa, di Dall’Igna e di Domenicali”.

IL PASSO DECISIVO LO SCORSO ANNO – Penso che nel 2014 io abbia fatti un passo avanti incredibile. Ho sempre dato il massimo con quello che avevo a disposizione. Avrei potuto salire sul podio in Qatar, ho fatto un altro errore a Le Mans ma poi non ho più sbagliato. Ho sempre portato punti a casa, ho lottato con i piloti ufficiali: sono stati risultati importanti. Sono migliorato sotto tanti aspetti, a partire dalla velocità in pista per arrivare al metodo di lavoro con i miei tecnici. Mi sento più maturo e riesco a confrontarmi con più calma nel box”.

NESSUNO MI HA MAI FATTO REGALI – Qualcuno ha storto il naso quando sono entrato nel team ufficiale Ducati? Io penso di essermelo meritato con i fatti. Non voglio fare polemiche, ma ci sono tanti altri piloti che sono in MotoGP e non hanno vinto quanto me. Nella mia vita nessuno mi ha mai fatto regali”.

MARQUEZ, L’HO BATTUTO E POSSO RIFARLO –I molti ricordano che in Moto2 ho battuto Marc, non è una cosa troppo importante ma mi fa piacere ricordarlo. So che l’ho fatto e che potrò rifarlo perché andando avanti si diventa più forti. L’importante è esserlo più di tutti”.

Andrea Iannone e Valentino RossiMI ARRABBIO QUANDO POSSO VINCERE E NON LO FACCIO –Ho fatto un podio in MotoGP ma questo non cambia le aspettative, rimaniamo con i piedi per terra: l’obiettivo è stare costantemente nei primi 5 e vincere se c’è la possibilità. Quando parto da casa per un GP il mio pensiero è quello di essere il migliore di tutti, è questa la mia mentalità. Però quando posso vincere e ci sono le condizioni io devo farlo o mi arrabbio. Se arrivo 10° quando ho dei problemi riesco a farmene una ragione, ma non accetto di arrivare secondo quando ho la possibilità di vincere”.

CON QUESTA DUCATI SI PUO’ VINCERE –A Losail qualcosa non ha funzionato, me ne sono accorto dal secondo giro: perdevo troppo in uscita di curva e ho capito che non sarebbe stata una gara semplice. Ho dovuto usare strategia, gestire le situazioni, capire quando spingere e quando no, penso di averlo fatto in maniera perfetta. Sono contento ma non completamente soddisfatto perché con questa Ducati ho il potenziale per vincere, già da domenica scorsa”.

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