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Fasatura variabile anche per la Suzuki?

Hamamatsu ha depositato un brevetto per la fasatura variabile applicata al V2 della Crossover

Fasatura variabile anche per la Suzuki?

La strada della fasatura variabile, irta e difficoltosa, sembra stia prendendo sempre più piede nel mondo delle Crossover a due ruote.

Dopo la rivoluzione DVT di casa Ducati, il sistema a fasatura variabile sembra esser arrivato a maturazione anche in casa Suzuki che lo appronterebbe, sicuramente per il V-Strom.

Una soluzione questa infatti, che offre indubbi benefici in tema di erogazione, ma il cui peso non gli consente ad oggi, di avere un'applicazione in ambito sportivo.

Hamamatsu infatti ha brevettato e registrato in Giappone un sistema relativo al comando della distribuzione a fasatura variabile. Un sistema indipendente ovviamente, che porterebbe diversi benefici in una sfida, quella del V-Strom, che si rapporta con avversari di cilindrata superiore.

Già, perchè il V-Strom è 1000cc, mentre i suoi rivali hanno 200 cc in più da sfruttare. E se, comunque, la moto di Hamamatsu aveva puntato ad un approccio diverso, come notato durante la nostra prova,  basato sulla guidabilità lineare, la fruibilità, l'ottimizzazione ciclistica e la scorrevolezza, con l'adozione della fasatura variabile si avrebbe anche una riduzione delle emissioni ma sopratutto dei consumi, oltre allo scontato e basilare incremento della coppia ai bassi e medi regimi, come testimoniato anche nella nostra recente prova della Multistrada 1200 DVT.

Suzuki avrebbe brevettato quindi una soluzione con valvola di controllo della pressione dell'olio, ritrovatasi nella testata anteriore, ed in grado di modificare la fasatura degli assi a camme di ammissione in base al regime di rotazione. Non è la prima volta che la Suzuki ha effettuato dei lavori del genere. Nel 2004, Hamamatsu aveva brevettato una camma dal profilo ad onda, che poteva spostarsi orizzontalmente per poter modificare l'angolo di alzata della valvola

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