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MotoGP, Marquez: il mio segreto? Non mi accontento mai

ESCLUSIVO - "Ho solo 22 anni, sento la responsabilità ma sono motivato. Difficoltà e critiche uno stimolo"

A 22 anni, Marc Marquez ha tutti i connotati di un campione all’apice della carriera. Salire sul trono della MotoGP richiede una sforzo immane, ma anche difendere la corona e, dopo aver riscritto record su record, cosa resta? Di questo, e molto altro, il pilota di Cervera ha parlato in un’intervista apparsa oggi su La Stampa.

“Ora che ho vinto due titoli in MotoGP, sento più responsabilità rispetto all’anno scorsoha raccontato Marquez alla vigilia del primo turno di prove ufficiali – Sono diventato campione all’esordio, e l’anno scorso ho fatto ancora meglio. Non posso dire di non pensarci, obiettivamente, ma alla fine ho solo 22 anni, ho le stesse motivazioni di sempre quando vado a caccia del titolo. Sono il riferimento, ma ogni volta ricominciamo tutti da zero punti”.

In più di un’occasione, sei apparso più calmo e riflessivo di tanti tuoi coetanei…

“Me hanno sempre detto di sembrare più maturo della mia età, sono cresciuto in fretta. Probabilmente perché, da quando ho iniziato a correre, ho sempre avuto intorno a me persone più grandi. Nel CEV, a dodici anni, ero circondato da gente che poteva essere mio padre o mio zio. Questo ti fa maturare più in fretta, e questi ultimi due anni in MotoGp mi hanno fatto fare un ulteriore salto”.

Quindi non è più complesso gestire l’intero contesto delle gare da favorito?

“No, ogni anno che passa diventa un po’ più facile farlo. Nel 2013 pensavo solo a tenere il gas spalancato. Ora rifletto di più quando sono in moto e ho imparato dai miei errori, la situazione è più sotto controllo”.

Che effetto ti fanno le critiche? Per la prima volta ti abbiamo visto visibilmente rattristato durante una conferenza stampa questo inverno.

“Quando diventi campione sei il riferimento per tutti, e qualsiasi cosa tu faccia ci sarà sempre qualcuno che ti criticherà. Bisogna stare attenti e capire che è non possibile piacere a tutti quanti. Più di una volta le notizie riportate sono esagerate o non completamente corrette. Certi episodi mi sono serviti per crescere ancora, capire che non sempre tutto bello e facile”.

Tra queste critiche, una delle più comuni è che vinci perché sei sulla moto migliore.

“Chi lo dice non sa cosa sia una vera moto. Il motociclismo non è come la Formula1. In MotoGP, pilota, moto e squadra valgono il 33% ognuno. La Honda si adatta al mio stile di guida, è vero. Ho sempre ammesso che all’inizio della scorsa stagione la Honda fosse avanti, ma poi nella seconda parte di stagione la Yamaha era al nostro livello, su certe piste anche superiore”.

E pensare che, ai tempi della Moto2, il tuo futuro agonistico era minacciato da un brutto infortunio all’occhio…

“Ogni difficoltà che superi ti rende più forte. Ho passato cinque mesi vedendo doppio e lì ho capito che la mia vita senza le moto non sarebbe stata niente. Finché non ti succede una cosa simile non riesci a dare il giusto valore a quello che fai. Ho cambiato prospettiva. Mi sono reso conto che devo sfruttare ogni momento perché non puoi mai sapere cosa accadrà in futuro”.

Quindi vai avanti senza paura?

“Per il momento sì, non posso immaginare la mia vita diversa da quella che è. So che ci sono pro e contro, che non sto vivendo come un ragazzo normale. A volte mi capita di pensare come sarebbe la mia vita senza le moto, non lo nego. Comunque ho paura di alcune cose, per esempio il mare: non riesco a nuotare lontano dalla spiaggia (ride)”.

Per quanto pensi si possa continuare a fare il pilota?

“Valentino sta spostando i limiti in avanti, non so se varrà anche per me. Non so cosa farò a 35 o 40 anni. Correrò fin quando il fisico me lo concederà. Dopo mi piacerebbe aiutare un ragazzo giovane, perché per me all’inizio è stato fondamentale e vorrei restituire in qualche modo il favore. Mi ha aiutato economicamente la famiglia, ma per quella c’è tempo. Prima bisogna trovare una ragazza (ride)”.

Per il 2015, pensi di poter migliorare ancora?

“Il 2014 è stato un anno speciale, sono partito fortissimo e gli avversari non hanno iniziato bene. L’obiettivo principale è il campionato, non quante gare si vincono, bisognerà anche sapersi accontentare”.

Qual è il tuo pregio principale? E il difetto?

“Quello lo devono trovare gli altri, non voglio svelarglielo (ride). Come qualità penso la voglia di ottenere sempre di più, il non accontentarmi. A volte può essere anche un difetto, perché si rischia di non ottenere niente, ma per me è un vantaggio”.

Ma non aveva appena detto che era necessario sapersi accontentare? Non c’è niente da fare,  è difficile cambiare mentalità. Soprattutto quando questa è vincente.


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