Tu sei qui

Moto3, Quartararo: Marquez e Rossi? uno stimolo

"Mi entusiasmo quando parlano di me. Penso che quello che fa grande un pilota sia la personalità"

Fabio Quartararo, 15 anni da Nizza, è quello che gli americani definirebbero ‘the next big thing’. Un predestinato, diremmo noi, cresciuto alla corte di Emilio Alzamora (già mentore dei Marquez) e vincitore delle due edizioni del CEV. La Honda gli ha affidato la sua Moto3, Dorna ha cambiato il regolamento per farlo correre senza l’età minima, lui ha impressionato già nei test invernali.

Quando ha girato in 1’45”580 nel secondo test a Jerez non ci credevo – ricorda - Stavo andando forte, ma non al limite, la chiave è che avevo grande fiducia. Tenevo un buon passo che mi ha aiutato molto per capire come lavorare con le gomme, le sospensioni, e in particolare con gli pneumatici usati”.

Risultati del genere hanno avuto subito una conseguenza: paragonare Fabio a Marc Marquez.

Sono contento di essere paragonato al miglior pilota del momento, ma è troppo presto e penso che le nostre carriere sia molto diverse. Lui è stato campione del mondo quattro volte, due in MotoGP, mentre io sono stato due volte campione del CEV e non ho ancora iniziato il Mondiale. Mi entusiasma leggere articoli in cui Valentino e Marc parlano di me, mi danno una grande motivazione".

L’enfant prodige ha le idee chiare e anche molto in comune con i grandi campioni.

Penso sia la propria personalità quella che fa grande un pilota, la sua immagine e l’essere un gran lavoratore – spiega - Ho come esempio Valentino Rossi quando era in Ducati, per lui sono stati due anni molto difficili, ma aveva sempre il sorriso. Sicuramente non stava bene, ma ha mantenuto il suo sorriso, questo per me è un grande pilota”.

Fabio QuartararoUn’altra caratteristica invece la condivide con Marquez, entrambi amano la bagarre.

A volte mi capita di sognare di essere in un Gran Premio, in un circuito che non fa parte del Mondiale e in lotta con gli altri piloti – racconta Quartararo - Quando si vince un duello è molto più bello di quando si ottiene una vittoria in solitaria. Ad esempio, mi ricordo la vittoria dello scorso anno nel CEV ad Aragon, quando ho lottato con Jorge Navarro fino alla fine, mi ha dato più felicità di quando ho vinto in fuga".

Il ragazzo promette bene ed è anche consapevole delle difficoltà che dovrà affrontare.

Penso che la principale quest’anno sarà conoscere i nuovi circuiti e adattarmi rapidamente – afferma – Per prepararmi gioco con la console e guardo i video delle piste, osservando i riferimenti. Non basta per avere le traiettorie perfette quando arriverò su quei circuiti ma aiuta a partire con un po’ di fiducia”.

Fabio è anche certo del suo punto di forza.

La tranquillità – risponde – Nel CEV lo scorso anno non avevo pressione, ma alla prima gara ero un po’ nervoso. Ora sono più rilassato, le sensazioni sono molto differenti soprattutto per la tranquillità e la determinazione che posseggo per affrontare il Mondiale”.


Categoria: 

Articoli che potrebbero interessarti