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MotoGP, Test, Qatar: caccia a Marquez nel deserto

Rossi e Lorenzo sfidano Marc su una pista più favorevole, Ducati cerca conferme, Suzuki outsider

La domanda, alla vigilia degli ultimi test pre-stagione della MotoGP in Qatar, è sempre la stessa: chi fermerà Marc Marquez? Il ragazzo prodigio di Honda ha – complici le 13 vittorie (record) nel 2014 – una ricca taglia sulla schiena, ma a Sepang ha dimostrato di saper schivare egregiamente i colpi, tenendo i "cacciatori" a debita distanza: tre decimi a Jorge Lorenzo, unico dei “big” a tenere il passo, sei ad Andrea Iannone, sette a Valentino Rossi e Dani Pedrosa. Nel deserto però sarà, almeno da un punto di vista figurato, corpo a corpo vero. Due settimane dopo i test, il 29 marzo, prenderà il via il mondiale 2015, e le squadre hanno giustamente chiesto (e ottenuto) di provare fino a notte inoltrata (le 23 locali, 21 italiane) per mettere a punto gli assetti in condizioni teoricamente identiche a quelle di gara. In altre parole, la posta in gioco è più alta che in Malesia.

YAMAHA CAMBIA MARCIA – Il nuovo seamless, che finalmente funziona anche in scalata, portato da Iwata a Sepang II è stato accolto favorevolmente sia da Valentino Rossi che da Jorge Lorenzo. La M1 è ora migliorata in ingresso di curva, il marchio di fabbrica della rivale RC213V, ma entrambi i piloti ufficiali hanno messo le mani avanti dicendo che rimane un gap da colmare, non senza un pizzico di pretattica.

D’altro canto, anche Marquez non ha quasi certamente mostrato tutte le carte nel mazzo. Due simulazioni di gara nelle ore più calde in Malesia, una con gomme Bridgestone e l’altra con Michelin, lo spagnolo ha girato con facilità disarmante in 2’00 alto, un ritmo insostenibile da chiunque altro anche in condizioni leggermente meno ostiche. È vero che la pista di Sepang favorisce storicamente la Honda, ma non bisogna dimenticare che lo stesso Rossi vi ha ottenuto 7 vittorie. Il Dottore ha ribadito più volte che in Qatar, circuito più adatto alle caratteristiche della Yamaha, si vedranno meglio i veri valori in campo, e non si può dargli torto.

GEMELLI DUCATI – Il debutto della GP15 in Malesia è stato senza dubbio positivo. La moto sembra aver finalmente eliminato il problema del sottosterzo cronico ed essere affidabile. Curiosamente, il più entusiasta è stato Andrea Dovizioso, nono a Sepang (+1.135) ed ancora alla ricerca del giusto bilanciamento in staccata, da sempre il suo punto forte. Più cauto nei commenti Iannone, che però ha rifilato mezzo secondo al compagno di squadra. I due italiani, gemellati sotto le insegne di Borgo Panigale, hanno caratteri e stili differenti, e il boss del Reparto Corse Gigi Dall’Igna ha intenzione di sfruttare il più possibile questa diversità per sviluppare una moto versatile. I primi indizi raccolti invitano all’ottimismo, ma lo sviluppo del nuovo progetto è solo agli inizi. Attenzione però al vantaggio della gomma morbida in qualifica: con le due GP15 davanti, la bagarre in partenza diventerebbe ancora più spettacolare ed imprevedibile.

DEBUTTANTI ALLA RISCOSSA – Suzuki ha compiuto un bel salto in avanti a Sepang, dove Aleix Espargaró e Maverick Viñales hanno chiuso rispettivamente in decima e quattordicesima posizione. I distacchi restano superiori al secondo, ma il gap di potenza è stato ridotto e la GSX-RR si guida che è una meraviglia, è il commento unanime dei due spagnoli. Viñales in particolare ha mostrato una forma fisica perfetta e una calma da veterano, in Qatar potrebbe sorprendere.

Bisognerà invece aspettare per quanto riguarda Aprilia. “Servono tre anni per sviluppare una MotoGP competitiva”, ha commentato Romano Albesiano alla presentazione del team. Per Alvaro Bautista, la missione è quella di ridurre il distacco sotto ai due secondi; per Marco Melandri, di togliersi dall’ultima posizione e ritrovare quel pizzico di fiducia fondamentale per dare un senso alla stagione.

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