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Gli anni ’80: la Golden Age delle moto

Era il periodo dei primi telai in alluminio, l’epoca dei turbo e delle 2T race replica

Gli anni ’80: la Golden Age delle moto

Era il periodo dei Titoli della classe regina di Uncini e Lucchinelli, della definitiva consacrazione in 500 dei cowboys americani che, dopo il tris iridato di Roberts, con Mamola, Spencer,  Lawson, Schwantz e Rainey infiammarono il cuore dei tifosi a suon di virgole nere e lotte all’arma bianca. Erano gli anni della Dakar, quella che partiva da Parigi, con gli elefanti bicilindrici di Orioli, Auriol, Neveu e Rahier, che fendevano le infuocate, e cariche di insidie, sabbie del Sahara a 200 Km/h. Gli anni ’80 sono stati un periodo significativo per le due ruote, ma non solo per ciò che concerne lo spettacolo in pista o tra le dune del deserto, anche sul fronte del prodotto di serie. Fu in quegli anni che esplose il fenomeno delle grintose 125 "Made in Italy" ad alte prestazioni, o della nascita di quelle maxi race-replica che tracciarono un solco tecnico profondo con le moto anni ’70 e aprì la strada che portò di fatto a quelle che sono le odierne realizzazioni.

Un periodo che ancora vive nel cuore di chi ha visto con gli occhi quegli anni o di chi ne ha anche solo sentito parlare. Moto appartenute a quella decade, oggi fanno la gioia dei collezionisti, oltre ad essere ammirate da tanti appassionati anche di più giovane età.

In occasione del recente Motodays a Roma, abbiamo voluto capirne di più su moto e miti di quegli anni, facendo due chiacchiere con Roberto Pontiroli Gobbi, giornalista ed oggi presidente del sodalizio YesterBike, partner tra l’altro della fiera romana, e che quest’anno ha voluto omaggiare il decennio con la rassegna “La passione fa ‘80”, proponendo al grande pubblico alcune delle regine di quel periodo.

Il Club Yesterbike nasce nel 2008, e da allora si pone il compito di far rivivere la passione per le moto d’epoca, ma non solo. Siamo impegnati anche sul fronte della sicurezza in moto, con molte iniziative volte soprattutto ai giovani”.

Cosa rappresentano gli anni ’80 in un contesto come la produzione di serie del motociclismo?

“ Quel periodo fu caratterizzato da un diretto e più rapido travaso tra le corse e la strada. Basti pensare alle race replica 2T come RD500 Suzuki RG Gamma o la Honda NS400 tre cilindri. Ma anche sul fronte delle maxi, vennero introdotti tanti schemi che hanno tracciato la strada alle odierne realizzazioni”.

Facciamo due passi intorno allo stand, e ci troviamo di fronte a moto come le Honda RC30 750 o la piccola e pepata VFR NC30, spinta da un V4 da 399cc, poco più in là una fascinosa Bimota YB6 spinta dal 4 in linea Yamaha di derivazione FZR 1000-Exup

“La Bimota (con la YB4 a motore Yamaha FZ750 progettata dall'ing. Martini), è stata la prima moto di serie a montare un telaio doppio trave scatolato in alluminio, era il 1987. Dopo di lei, a distanza di pochissimi mesi, Honda presentò le sue V4 anche esse dotate del medesimo schema, a cui si aggiungeva il forcellone monobraccio, brevetto Elf, di cui aTokyo rilevarono i diritti”.

Meglio ieri o meglio oggi?

“Sicuramente il periodo attuale ha visto una evoluzione tecnica notevole, come ovvio che sia. Molto lavoro è stato fatto sulla sicurezza, grazie anche ai raffinati sistemi elettronici in particolar modo, ma anche sull’affidabilità abbinata prestazioni che, spesso come nel caso delle ultime sportive, sono da vere moto da GP, ma alla portata di molti. Sicuramente in quel periodo l’excursus tecnico era più vasto. La voglia di sperimentare per la Case era maggiore. Non dimentichiamo le Turbo, che oggi qualcuno sta ripescando.” (Suzuki con il concept Recursion Project, o anche la Kawasaki con la sovralimentata H2, ndA)

Vuoi la crisi economica, vuoi le pessime, a volte, condizioni delle strade molti sembrano orientati a vivere la moto in modo diverso, anche restaurando ed utilizzando poi mezzi dal passato glorioso:

“ Una moto d’epoca è come un bel quadro d’autore. Con il tempo acquista valore. Certo oggi molti riscoprono questo settore, che è fatto di passione, nostalgia, voglia di “metterci le mani” e far rifiorire dalla polvere del passato, ma anche per un motivo economico, in quanto le spese di gestione sono minori in molti casi.”

Da questo punto di vista, lo Stato, con la recente riforma del bollo per le moto storiche (moto dai 20 ai 29 anni di età), forse sta creando problemi:

“ La nuova norma che prevede un bollo equiparato a mezzi più recenti sta danneggiando gravemente un settore fatto non solo di utenti appassionati, ma anche molte officine, restauratori e tutto quanto gira intorno al “vintage”. Rischiamo di vedere tante moto portate al demolitore, perché per molti un bollo (e un’assicurazione) in più da pagare può essere un esborso non da poco”.

A riguardo è da aggiungere che attualmente la situazione “Bollo moto storiche”, è quanto mai ingarbugliata. Il decreto, che prevede la delega alle regioni, oggi viene a attuato un po’ a macchia di leopardo. Con alcune regioni che hanno preferito non recepire la norma, o applicarla secondo modalità diverse da quanto stabilito dal Governo centrale.

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