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SBK, Biaggi: a 43 anni, ancora sotto esame

"Non sono drogato di velocità. Fare il collaudatore mette alla prova fisico e mente"

L’attitudine alla velocità non conosce età, ed un pilota – non ce ne vogliano i pubblicitari dell’industria diamantifera – è per sempre. Lo sa bene Max Biaggi, che a 43 anni ed ufficialmente “in pensione” ha ancora voglia di macinare chilometri in sella all’Aprilia RSV4 SBK. La damigella di Noale ha accompagnato il romano in trionfo nell’ultimo atto della sua lunga carriera – e la coppia potrebbe riunirsi per un’encore da wild-card –  e pare naturale che il suo cavaliere (rigorosamente vestito di nero) le conceda ancora qualche ballo dietro le quinte. Questione d’abitudine, e d’esercizio.

“Negli ultimi vent'anni la tecnologia ha fatto passi da gigante ed io ho provato di tutto – ha commentato Biaggi durante i test a Vallelunga con Aprilia – Motori a due e quattro tempi. È sempre affascinante. Guidare moto da corsa è un piacere, ed una motivazione. La vera musica per me sono i motori”.

Per chi ha vinto sei titoli mondiali, fare il collaudatore potrebbe essere visto come riduttivo. Non per Biaggi, che sta affrontando i test con la stessa meticolosità che lo contraddistingueva quando era lui a dettare legge nei box di Noale. Anche perché, l’esperienza insegna, il suo nuovo mestiere non è immune da rischi.

“È naturale, quando si provano novità acerbe – ha commentato – Anche se ogni particolare viene sottoposto a diverse prove al banco o al simulatore prima di essere sottoposto al giudizio del pilota. Non è mai un salto nel buio, ma c'è sempre un margine di incertezza. Fa parte del fascino della tecnologia però. Per me collaudare è molto gratificante”.

C’è chi dice che le corse, con tutti gli stimoli che comportano, siano come una droga.

“Io non sono dipendente dalla velocità – chiarisce Biaggi – Anzi, guidare moto da corsa a questi livelli richiede un grande controllo delle proprie reazioni ed una forma fisica ottima. È un bel modo di mettersi alla prova”.

In questo caso, le risposte non sono sempre quelle che uno si aspetta. Fa parte del gioco, e Biaggi lo sa. Anche per questo, la scivolata a Portimão con conseguente botta alla spalla non gli ha fatto cambiare programma.

“Ovviamente dopo una caduta guidi, non voglio usare la parola prudenza, con margine. La mente umana che funziona così. Poi però, se sei stato fermo poco, fisicamente non avverti cambiamenti, e l'istinto di frenare tardi e accelerare presto torna subito”.

Biaggi però non è solo collaudatore, ma anche commentatore. Il suo sguardo, in altre parole, abbraccia ora orizzonti più ampi. Con un occhio di riguardo a vecchi amici e rivali.

“È stato davvero un piacere vedere Bayliss tornare a guidare, per di più sulla pista di casa, e commentarlo. Poi ho seguito tutti i test della MotoGP, e le forze in campo mi sembrano piuttosto equilibrate. Marquez rimane l’uomo da battere, ma il mio amico Jorge Lorenzo è visivamente più in forma dell'anno scorso ed ha in squadra un compagno tosto, che peraltro nel 2014 lo ha battuto anche grazie a qualche errore atipico, quindi sarà molto motivato. Mi aspetto che se la giochi con Marquez”.

Le parole del romano hanno un accento sereno, di chi è in pace con il proprio passato e curioso riguardo al futuro.

“Non ripenso più ad episodi come la bandiera nera nel ’98 o lo scontro con Rossi a Suzuka, non mi fanno più male come una volta. Possono esserci state delle ingiustizie, ma è acqua passata. Ci sono stati episodi, alcuni chiaramente sbagliati, ma ripensarci non porta a niente”.

Meglio magari meditare un rientro a sorpresa, argomento che Biaggi schiva con la destrezza di un pugile. Se sí, dove?

“Il mio circuito preferito resta Brno, ma gradisco anche i tracciati che ti mettono alla prova fisicamente, dove fa caldo, come Sepang. Lì anche la strategia fisica diventa una variabile importante”.

A Vallelunga si è fatto vedere anche Giancarlo Fisichella, amico di Biaggi ed ex-pilota di Formula 1, altro sport che il Corsaro segue con attenzione.

“Sono salito sulla Ferrari nel 1998 a Maranello, poi nel 2006 ho guidato una Midland sotto il diluvio a Silverstone. Ora c'è fermento per le prestazioni della Ferrari sotto la guida di Marchionne e sono curioso anch'io, ma penso che, perlomeno all'inizio, faranno fatica ad impensierire le Mercedes. Bisognerà scoprire chi sarà la seconda forza in campo. L’incidente di Alonso? Spero venga fatta chiarezza, ma i rischi fanno parte del mestiere”.


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