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SBK, Ducati, Giugliano: il mio giorno più lungo

"Stare fermo è una sofferenza, ma anche un'occasione per cambiare prospettiva e rimboccarsi le maniche"

Novanta giorni, quattro gare, otto manche, 200 punti. Sono questi alcuni dei numeri legati alla caduta di Davide Giugliano nei test di Phillip Island, che si è tradotta in una piccola quanto pericolosa frattura delle vertebre lombari L1 e L2. Un conto particolarmente salato, anche perché si tratta dell’infortunio più grave del 25enne romano da quando corre a tempo pieno nella classe regina del mondiale Superbike. Usando una metafora pugilistica, il colpo è stato da KO, ma Giugliano è il classico lottatore che non vede l'ora di tornare sul ring.

“Fisicamente sto bene, a parte un po’ di dolori perché mi tengono abbastanza rigido a livello muscolare – ha commentato il pilota Ducati – Ho sofferto, ma dopo i primi giorni ho metabolizzato quello che è successo. È ora di tirarsi su le maniche. La cosa buona è che ho continuato la mia vita senza abbattermi, con cautela, non mi alleno come prima ma cammino sempre, sto in piedi il più possibile. Tutta la preparazione invernale è andata a farsi benedire, ma almeno ero talmente allenato che non mi tocca ripartire da zero, o almeno spero”.

Giugliano non è stato l’unica vittima di Phillip Island. La pista australiana è sempre teatro di cadute rovinose, ed i test pre-stagione si trasformano spesso in armi a doppio taglio. Nel 2013, Carlos Checa e Ayrton Badovini (già infortunato nei test) non presero parte alla seconda manche lasciando la griglia senza Ducati ufficiali al via. Lo stesso anno, Tom Sykes riportò una frattura del polso nei test. La scorsa stagione invece, Sylvain Barrier si fratturò il bacino e Luca Scassa l’anca. A inizio 2015, anche De Puniet, Sykes e Torres sono stati protagonisti di brutte cadute, fortunatamente senza conseguenze di rilievo. E sono solo alcuni esempi.

“I momenti difficili non mancano mai nella vita di un pilota – ha aggiunto Giugliano – Sai che gli infortuni possono arrivare, non è quello che mi butta giù o che mi leva la voglia di lottare e lavorare per raggiungere il mio sogno".

A Giugliano è andata male? Sicuramente. Ma è anche vero che il romano ha evidenziato negli anni una tendenza alla discontinuità. Se gli errori del passato erano giustificabili dall’inesperienza prima e dalla minore competitività della sua moto rispetto a quelle degli avversari poi, questo doveva essere l’anno della consacrazione definitiva. La Panigale sembra non accusare più un deficit di potenza marcato rispetto alle quattro cilindri. In altre parole rimane una lotta, ma finalmente alla pari.

“È inutile vedere la caduta e l’infortunio come un punto di non ritorno. Sto cercando di vivere questo momento come un’occasione per fare mente locale, recuperare le forze e le energie e sfruttare il tempo forzatamente libero per cambiare prospettiva. Voglio vedere questa cosa positivamente, anche se rappresenta un brutto momento per la squadra, me e la mia carriera. Posso solo recuperare le forze e capire quello che è successo per ripartire più forte di prima, è l’unico pensiero costruttivo”.

Con Giugliano, l’Italia ha il suo pilota di punta in Superbike ai box. Nelle prossime gare saranno britannici e spagnoli a battagliare per il podio. Ma la parte più difficile verrà dopo. Al rientro di Giugliano, tutti i riflettori saranno puntati su lui, specialmente se dovesse coincidere (come sembra) con il round di casa ad Imola, dove solitamente la pressione aumenta. Al 34 spetta un compito non facile: non dovrà strafare né mostrare timori reverenziali, perché la linea di confine tra gli applausi e i fischi, a volte, è davvero impercettibile.

“È il mio primo infortunio grave e spero anche che sia l’ultimo. Devo tornare in moto con la mentalità di un pilota, punto e basta. Da quando sono caduto sto preparando questo momento. Non voglio esitare, la paura e la tensione fanno parte dell’uomo e anche del pilota, anche se quest’ultimo riesce a spingere il limite più in là”.

Proprio nel momento apparentemente di maggiore tranquillità – nei test pre-stagione Giugliano era l’immagine vivente della concentrazione – è arrivato il proverbiale colpo basso, il momento più difficile della carriera di questo pilota giovane, generoso, veloce ma mutevole sia nel rendimento che nelle fortune. Come un pugile, dovrà rialzarsi e continuare a cercare quell’elusivo equilibrio anche quando i colpi subiti alterano la lucidità, schivando con pazienza e proteggendo i punti deboli prima di portare altri attacchi. Il titolo, salvo miracoli, è ormai fuori discussione, ma ci sono ancora tanti round in palio (ed un contratto da rinnovare)…

“Quando non puoi correre e lasci dei punti, la visione del campionato ti cambia. Non per questo non possiamo dimostrare, sia io che la squadra, che siamo forti e che possiamo combattere per i nostri obiettivi iniziali, anche se allora si pensava al bottino pieno mentre ora gara per gara”.

Rialzarsi è stato il primo passo. Ora bisogna restare in piedi, rispondere colpo su colpo, in attesa del verdetto finale.

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