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SBK, Tailandia: Bayliss e la corsa contro il tempo

Il crescendo dell'australiano sulla Panigale, e la possibilità di riscrivere i record di longevità con Biaggi

Il ritorno di Troy Bayliss in sella alla Ducati Panigale lasciata vacante dall’infortunato Davide Giugliano ha fatto sognare e discutere in ugual misura. Le correnti di pensiero sono sostanzialmente due, diametralmente opposte: i favorevoli sostengono che il 21 è ancora competitivo, allenato, e motivato; la sua presenza non può che aiutare la visibilità del campionato ed aumentare l’affluenza ai circuiti. I contrari la vedono come un’operazione di puro marketing, che lascia poco spazio alla meritocrazia negando a più giovani aspiranti una possibilità di mettersi in mostra nel mondiale, e crea un rischio per lo stesso australiano, non più dotato dei riflessi e velocità di calcolo necessarie per correre a oltre 320 km/h con un margine (ossimorico) di sicurezza.

Entrambe le fazioni hanno argomentazioni valide, e difficilmente si potrà convincere il membro di uno dei due “partiti” a cambiare prospettiva e casacca, un po’ come in un dibattito tra classici e romantici. Ci rifacciamo dunque a qualche numero per provare a fare un quadro più preciso del Bayliss pilota “2.0”.

A Phillip Island, Bayliss ha percorso un totale di 102 giri in tre giorni, poco meno della metà dei quali in gara. Il 45enne tre volte iridato non partiva di certo ad armi pari con i suoi più giovani colleghi: per lui, nessun test pre-stagione (i top team hanno provato per quasi due settimane, compresi due giorni a Phillip Island) e soprattutto sei anni di astinenza da gare, per lo meno sull’asfalto. Correre in pista è uno sport tanto mentale quanto fisico, e la pratica è fondamentale per ricondurre quante più variabili possibili al rango di automatismi. D’altro canto, difficilmente un pilota – specialmente del calibro di Bayliss – dimentica l’arte della velocità. Semmai si tratta di rispolverare la memoria, riattivare i circuiti neurali, in altre parole togliersi di dosso la ruggine. Nel frattempo, si fanno i conti con la condizione fisica, che difficilmente migliora con l’età.

In Australia, Bayliss ha messo in mostra una progressione costante quanto marcata. Tra prove e gare, l’australiano ha limato quasi due secondi (-1.943) ai propri riferimenti, riducendo ad ogni sessione il proprio distacco dal miglior tempo, passando da +3.205 (FP1) a +0.392 (Gara Due). Questi numeri, da prendere comunque con cautela, parlano di un pilota ancora in grado di dire la sua, e stonano leggermente con il 13º e 16º posto ottenuti davanti al pubblico di casa. Ma la velocità sul giro è una cosa, la costanza sulla distanza di gara un’altra.

Non dimentichiamo che lo stile di guida è cambiato radicalmente – anche se meno rispetto alla MotoGP – dal 2008 (anno del ritiro di Bayliss) ad oggi, così come le gomme e l’elettronica, due variabili fondamentali nell’equazione della velocità, sempre più legate a doppio filo. In Australia, Bayliss ha avuto problemi di usura degli pneumatici, dovuti sia al proprio stile (che non contempla l’uso di un’elettronica invasiva) che all’abrasività del nuovo asfalto, sul quale non aveva mai gareggiato in moto. A questo proposito, con l’eccezione dell’incognita Tailandia, le prossime piste non dovrebbero creare (salvo temperature anomale) situazioni critiche per le gomme.

Bayliss, 46 anni a fine mese, corre contro il tempo. Se dovesse riuscire – impresa ardua, che tra l’altro non darebbe indicazioni troppo lusinghiere sul livello attuale dei piloti – a vincere una gara, il 21 diventerebbe anche il più vecchio di sempre a salire sul gradino più alto del podio della SBK. Il record attuale appartiene a Max Biaggi, che aveva 41 anni, 2 mesi e 14 giorni quando al Nurburgring vinse Gara 1 nel 2012. Lo stesso Corsaro vuole rimettersi in gioco con una wild-card, da spendere con ogni probabilità a Misano sull’amata RSV4. La Superbike ha bisogno di personaggi e, in attesa di nuovi eroi, sembra essere più che contenta di richiamare alle armi i “vecchi”. Un’operazione seducente quanto rischiosa, sia a livello di sicurezza che di immagine. Voi cosa ne pensate? Scriveteci QUI!

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