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MotoGP, Yamaha e Ducati, la caccia a Honda è aperta

Marquez mattatore nei due test a Sepang, con Rossi e Lorenzo alle calcagna. Bene la GP 15 e Suzuki

Yamaha e Ducati, la caccia a Honda è aperta

I due test di Sepang hanno restituito una certezza: per andare a caccia di Marquez e della Honda servono calibri molto, molto grossi. La coppia formata dalla moto giapponese e dal pilota spagnolo è come un rinoceronte lanciato a tutta velocità, ben corazzato e con le armi giuste per ferire. Per mettersi sulla sua traiettoria tutto deve essere perfetto e Yamaha sta lavorando sodo per riuscirci. È lo stesso obiettivo della Ducati, che ha rivoluzionato il suo progetto per dimostrare che non bisogna avere gli occhi a mandorla per vincere in MotoGP.

SCONTRO FRA SORELLE – A meno di un mese dall’inizio del Mondiale, Honda è la favorita – per stessa ammissione degli avversari – e Yamaha subito in scia. Sepang è una pista che esalta le caratteristiche della RC213V che si è ancora migliorata nell’inverno. A Tokyo hanno lavorato molto, c’era addirittura il pericolo di andare in confusione di fronte al tanto materiale portato nel primi test, e Marquez e Pedrosa sono riusciti a sfruttare al meglio gli aggiornamenti. Su Marc c’è poco da aggiungere, si parli di giro veloce o simulazione di gara, la sua (prima) posizione non cambia mai. Pedrosa aveva fatto meglio a inizio febbraio, ma a Dani i test non sono mai piaciuti troppo e sarebbe stupido toglierlo dalla mischia.

Valentino RossiDall’altra parte della barricata ci sono Rossi e Lorenzo. I due hanno iniziato il 2015 come avevano finito il 2014, in forma. Se per Valentino è una conferma, per Jorge è una bella notizia dopo il pasticcio dello scorso inverno. Anche la M1 si è ‘allenata’ bene, con l’arrivo del seamless evoluto. Un piccolo passo avanti, che forse non basterà per raggiungere il livello della sorella Honda che comunque adesso è più vicina. Yamaha si è difesa su una pista per lei ostica e in Qatar le indicazioni saranno maggiori. L’impresa non sarà semplice, ma a Iwata possono contare su due piloti entrambi capaci di guidare lo sviluppo e con tanta voglia di riscatto.

Andrea IannoneDUCATI E SUZUKI, BELLE SORPRESE – La GP 15 l’avevamo prima immaginata e poi osservata e commentata. Infine ci ha pensato la pista a fugare tutti i dubbi. Dall’Igna ha disegnato la Ducati che serviva e, nel battesimo del fuoco, non si è bruciata. A Borgo Panigale hanno finalmente svoltato pagina, la nuova moto nei tre giorni è stata veloce e affidabile e soprattutto, per dirla con le parole del Dovi, “gira”. Il boss vuole una vittoria prima della fine della stagione e i piloti sono pronti ad accontentarlo. Iannone nelle vesti ufficiali può dimostrare quanto vale, Dovizioso può raccogliere i frutti di un duro lavoro iniziato due anni fa.

Anche la GSX-RR ha fugato quei dubbi sull’affidabilità con cui aveva chiuso il 2014. Alla Suzuki manca ancora qualche cavallo (che arriverà, ma non subito). Può però contare su una ciclistica ‘sana’ e su piste guidate potrebbe stupire. Brivio ha anche azzeccato la scommessa dei piloti. Aleix Espargarò – senza esperienza in un team ufficiale – sa indirizzare lo sviluppo e non ha perso il guizzo nel time-attack. Maverick Viñales – che ha lasciato la Moto2 dopo un solo anno – sta affrontando la sfida MotoGP con la giusta mentalità ed è in costante crescita.

SATELLITI ALLA DERIVA – Il gioco quest’anno è particolarmente duro, perché ai ‘soliti 4’ di sono aggiunte Ducati e Yamaha. I piloti alla guida di Honda e Yamaha Factory, ma in team satellite, si dovranno guadagnare ogni posizione con i denti. Il problema è che a Sepang gli artigli non sono sembrati affilati. L’eccezione è Cal Crutchlow, che nel secondo test ha imparato a conoscere meglio la sua Honda e ad essere incisivo anche sul giro secco. L’inglese ha anche un buon passo e, con un pizzico di esperienza in più, può giocare il ruolo da outsider.

Ha deluso invece il connazionale Redding. La squadra è al debutto nella massima categoria,  Scott ha un anno di esperienza sulla Honda Open ma il passaggio alla più evoluta Factory non gli ha mai permesso di affacciarsi nelle posizioni che contano. Neanche le Yamaha di Tech3 hanno brillato: Smith continua a fare l’elastico tra (pochi) alti e bassi e Pol Espargarò non ha perso il vizio di cadere, senza che il cronometro abbia tratto grossi benefici.

Jack MillerOPEN, IL SECONDO CAMPIONATO – Arriviamo alle Open, il cui migliore interprete è stato Barbera sulla Ducati. Lo spagnolo è un mago nel giro secco, ma questa non è garanzia di costanza. Va peggio per Honda e Yamaha, imprigionate in quel limbo che inizia da metà classifica. La RC213V-RS ha ricevuto in dote la distribuzione a valvole pneumatiche. Per il momento l’elettronica non sfrutta ancora a pieno le potenzialità del motore, ma è difficile ipotizzare salti in avanti troppo grandi.

Anche Bradl, sulla M1 di Forward, non ha raccolto molto, mentre il compagno di squadra Baz sta scoprendo a suo spese la differenza tra SBK e MotoGP (come anche Laverty con la Honda). Chi ha ancora una lunga strada davanti a sé è Miller. Il vicecampione Moto3 sta facendo la sua gavetta in MotoGP e si sta impegnando al massimo. Per ora non basta, ci vorrà tempo.

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