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MotoGP, Melandri: ora penso come un collaudatore

"Ho cambiato mentalità e sono concentrato. Non mi interessano i tempi ma sistemare l'Aprilia"

Marco Melandri è di fronte a una delle sfide più difficili della sua carriera e ha capito che per affrontarla deve cambiare il suo atteggiamento. Uno sforzo non semplice per un pilota che nelle ultime stagioni era partito per vincere il Mondiale. In MotoGP, con questa Aprilia, non è possibile neanche immaginarsi qualcosa di simile. Ecco perché il ravennate deve innanzitutto lavorare su se stesso ancora prima che sulla moto.

Le sue parole al termine della tre giorni di Sepang riflettono questa consapevolezza: “è stato un test difficile. La cosa buona è che ho cambiato mentalità, sono entrato in quella del collaudatore e non in quella del pilota. Per adesso c’è molto lavora da fare e dobbiamo solo cercare con calma di migliorare le cose a poco a poco, quando andranno meglio proverò ad essere più veloce”.

Che tipo di giorno è stato?

Ho usato sempre la MotoGP, ho avuto un piccolo problema al motore a inizio giornata ma per fortuna non si è rotto nulla.  Oggi qualcosa di positivo c’è stato. Non ho potuto girare quando la pista era nella condizioni migliori, forse avrei potuto fare meglio. Alla fine abbiamo trovato qualcosa di buono ma allo stesso tempo anche qualcosa che non va. Ci serva tempo per mettere ordine, adesso non siamo propriamente organizzati a dovere.

Ieri ti eri sfogato su Twitter.

Quando ti senti di potere fare certe cose ma non ci riesci è frustrante. Ti rendi conto che sei solo un passeggero e non puoi forzare. È difficile, per questo ho cercato di cambiare mentalità, Marquez adesso non lo batto (ride)”.

Però anche stare al fondo della classifica non è facile.

“Non mi interessano i tempi, non ci mancano decimi ma secondi. Il lavoro da fare non è quello di andare forte, ma di sistemare le cose. Non abbiamo ancora una moto definitiva, abbiamo adattato alcune parti della moto 2015 sulla 2014 e le cose sono andate un po’ diversamente da come ci aspettavamo. Sotto alcuni aspetti stiamo migliorando, su altri no”.

Come se ne esce?

Non dobbiamo dimenticarci che siamo appena partiti, non possiamo pretendere di essere già a posto. Ieri con la SBK sono andato più veloce che con la MotoGP, avrei potuto continuare ad usarla oggi ed essere più veloce. Ma non sarebbe cambiato nulla, non è quello il problema ora”.

Bisogna avere la giusta mentalità.

Io ho lavorato insieme alla squadra al meglio delle mie possibilità. Non sono demotivato ma concentrato su quella che è la priorità, far funzionare la moto in modo che mi dia fiducia. Prendere due secondi da Bautista non mi interessa in questo momento, non è quello che mi serve”.

Non pensi che questo periodo potrebbe durare a lungo?

Non voglio pensare al futuro, ma vivere alla giornata. Non mi faccio particolari problemi, so cosa sto facendo e so cosa non va. Certe cose non posso cambiarle e devo accettare la realtà. Il programma è capire cosa non va e dare ai ragazzi le giuste indicazioni”.

Ti aspettavi una situazione così critica?

Chiaro che ci aspettavamo delle difficoltà, non quelle che abbiamo adesso ma è normale. Non possiamo nasconderci. Il programma era rientrare il prossimo anno, è stata fatta una scelta differente e bisogna pagarne le conseguenze”.

Non pensi a tornare in SBK o a fermarti?

Cerco di prenderla con allegria, non ho alternative. Per troppi anni sono stato al posto giusto al momento sbagliato e mi sono logorato, non ho più voglia di farlo. Ho una bella vita e voglio godermela, continuando a dare il massimo”.

Per certi aspetti questa situazione ti ricorda quella vissuta in Ducati?

La situazione era diversa, lì si era partiti per vincere ed eravamo andati male, qui si è partiti per fare fatica e la stiamo facendo ancora di più. Però qualche similitudine c’è”.

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