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MotoGP, Viñales: non sono ancora pronto alla gara

La parola ai cadetti, Miller: "Ora so che fare i traversi non significa andare più veloce"

Valentino Rossi continua a comandare legioni di fans, e Marc Marquez e Jorge Lorenzo muovono da tempo le proprie armate per accerchiare la roccaforte di Tavullia, ma il ricambio generazionale non si ferma mai e, con Maverick Viñales e Jack Miller, la MotoGP ha trovato due cadetti giovani e di belle speranze. Il primo si è fatto le ossa in Moto3 (vincendo il titolo) ed in Moto2 (miglior rookie del 2014), mentre il secondo ha compiuto un salto epocale, mai tentato prima nell’era moderna dei quattro tempi. A Sepang, entrambi hanno macinato chilometri con umiltà e sudore, nel tentativo di guadagnarsi sul campo delle licenze.

“Ho trovato buone sensazioni, ci manca solo il tempo sul giro – ha sentenziato Viñales, 14º a +1.489 con la rientrante Suzuki Ieri ho cercato il limite e sono caduto, quindi oggi sono stato un po’ più cauto ma ho trovato un buon ritmo ed il bilancio è positivo. Sono fiducioso per il Qatar”.

Su pro e contro della GSX-RR, Viñales ha già un’idea precisa: “Il punto di forza è la velocità di percorrenza, mentre ci resta da migliorare l’accelerazione, perché la moto derapa molto, ed anche la potenza del motore”.

La Malesia, con caldo e umidità tropicali, mette a dura prova il fisico dei piloti. A questo proposito, però, lo stato di forma di Viñales non ha nulla da invidiare a quello dei pesi massimi della categoria.

“Fisicamente sono a posto, anche nella mini-simulazione da una decina di giri, mi sono sentito bene. Ho solo fatto qualche errore di troppo nel giro secco. Al momento, non sono ancora pronto per la prima gara. Sono un esordiente vero, devo migliorare sotto ogni aspetto in sella alla moto. Mi serve solo esperienza, devo crescere un passo alla volta”.

Ha avuto vita più difficile Miller, 22º (+2.478) sulla Honda del team LCR. L’australiano deve ancora prendere le misure alla cilindrata piena, il quadruplo di quella a cui era abituato, ma la volontà non gli manca di certo. Per lui, anche un long-run da una quindicina di giri nelle ore più calde.

“La simulazione è andata meglio rispetto ai primi test, ma non siamo ancora dove vorrei essere in termini di regolarità – ha ammesso “Jackass” – Forse, scegliere la gomma media non è stata una grande idea, ma volevo innanzitutto capire come si comporta lo pneumatico con quasi 60 gradi sull’asfalto. Nei prossimi test in Qatar ci concentreremo sulla costanza. Devo imparare a conservare di più le gomme, ed adattare ulteriormente il mio stile di guida a questa moto”.

Oltre al passo, l’australiano ha curato anche la performance pura.

“Questa mattina sono comunque riuscito a migliorare i tempi sul giro – ha aggiunto – Stiamo facendo passi avanti, anche se lentamente, quindi lascio la Malesia contento. Il Qatar è una pista diversa da questa, scorre di più, e ci aiuterà molto a fare delle comparazioni”.

Nel frattempo, Miller ha scoperto sulla propria pelle quanto provante sia la MotoGP.

“Sto ancora lavorando sull’aspetto fisico. Questa non è certo la pista più facile da questo punto di vista. Il miglioramento rispetto a Sepang I è stato netto. Sono ancora troppo rigido però, non mi sporgo dalla moto come vorrei, devo muovermi di più”.

Comunque la fatica è, abbondantemente, ripagata dalle emozioni in sella alla Honda.

“È una bestia pazza da guidare. Alla curva 3 acceleri in piega e la moto scivola, ma sto imparando che ad andare di traverso non vuol dire necessariamente andare più veloce".

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