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MotoGP, Aprilia e Melandri, senza parole

Il cronometro impietoso per la RS-GP a Sepang. La strada per la competività è lunga e difficile

L’Aprilia MotoGP è vestita di un elegante vestito nero ma quel colore non riesce ancora a brillare delle luci calde e confortanti che solo le prestazioni possono dare. A dispetto del sole di Sepang la RS-GP – questo il nome del prototipo di Noale – è avvolta da nuvole scure. La classifica dei tempi, nelle gare, è l’unico metro su cui misurare una moto e oggi in Malesia è stata impietosa. Bautista e Melandri sono stati gli unici piloti a non riuscire a migliorare i propri tempi nella seconda giornata, rimanendo invischiati nelle ultime posizioni.

Cosa sta succedendo? Da una parte, tutti – dai tifosi ai vertici dell’azienda - si aspettavano un inizio difficile. Aprilia ha deciso – a sorpresa – di anticipare il suo rientro in MotoGP di un anno, informazione che viene ripetuta a ogni piè sospinto ma non per questo meno vera. “Mica glielo ha ordinato il medico” ribattono i detrattori, e anche a loro è difficile non dare ragione.

La moto che Marco e Alvaro in questo momento si trovano a guidare non è, senza ombra di dubbio, competitiva. Difficile aspettarsi altro, Biaggi, che ne è tester, l’ha definita “una CRT evoluta” descrivendo con poche parole la situazione. In altre parole: è una ottima SBK che deve convivere con gomme che richiedono una ciclistica appositamente sviluppata per loro (che non ha) e un’elettronica quasi sconosciuta.

Questo il quadro generale, inutile girarci intorno. Suzuki si è preparata alla MotoGP con due anni di test in tutti – o quasi – i circuiti del mondo, montagne di telai e motori e la tranquillità offerta dal non avere il fiato della stampa sul collo. Aprilia ha voluto buttarsi subito nella mischia, preferendo misurarsi weekend dopo weekend con la migliore concorrenza, sapendo di non potere lottare ad armi pari ma con la sicurezza di accumulare tutta quella esperienza che serve per progettare la nuova moto.

Ci vuole coraggio, perché l’Aprilia dei mille successi in 125 e 250, e dei più recenti in SBK, non può rimanere lontana dai riflettori. Specialmente se a guidarla c’è Melandri, pilota spesso contestato ma uno di quei personaggi che non possono contare sullo scudo dell’anonimato. Ogni sua parola viene misurata e pesata con attenzione ed è inutile parlare di giusto o sbagliato perché il gioco della MotoGP ha le sue regole e se ci si siede al suo tavolo si devono conoscere.

Marco non era entusiasta di tornare in MotoGP e avergli forzato la mano per riaverlo potrebbe essere stato un errore, perché nessun pilota riesce ad esprimersi al meglio se non è convinto delle sue scelte. Oggi, alla fine della seconda giornata di test, ha preferito trincerarsi dietro a un “no comment” quando il nostro inviato gli ha chiesto un bilancio. Poi un piccolo sfogo su Twitter: “senza parole. Non riesco a guidare in nessun modo, frustrante”.

Neanche il comunicato ufficiale riesce a stemperare del tutto la tensione: “il cronometro purtroppo ancora non ci premia, mi manca ancora quel feeling che mi permetterà di forzare e di guidare come voglio. Non fatichiamo in un ambito specifico, sono le sensazioni generali che devono migliorare prima di poter abbassare i tempi. Domani continueremo i test, non mi aspetto certo una rivoluzione, ma qualsiasi miglioramento diventa cruciale”. Del resto, basta guardare alle difficoltà che stanno incontrando Laverty e Baz, freschi arrivi dalle derivate di serie, pur senza il peso dello sviluppo sulle spalle per capire che il gioco è molto difficile.

È ora di strapparsi i capelli? Sarebbe stupido e prematuro. Albesiano e il suo gruppo di lavoro hanno dimostrato in SBK quello che sono capaci di fare, anche se in MotoGP la garanzia di successo non esiste. In questo momento bisogna avere semplicemente pazienza e fare squadra sostenendosi a vicenda. Bisogna costruire un clima che permetta di lavorare con la mente sgombra, non curandosi troppo di voci e cronometro. La cosa più complicata per un pilota.

Una squadra è come un orologio, basta che un ingranaggio si inceppi per bloccare l’intero meccanismo. A Melandri non si chiedono podi o vittorie, ma la sua esperienza e la sua velocità, cose che non si perdono in una manciata di mesi. La priorità è ridargli fiducia, poi la strada non diventerà in discesa ma la salita sarà un po’ meno ripida. Bautista sta dimostrando di essere capace di farlo, a Marco non manca niente.

Inutile fare promesse o sperare in miracoli, Ducati fa scuola, la vetta può essere molto lontana e da più in alto si cade più forte è il tonfo. I test di Aprilia sono iniziati da poco ma si concluderanno solo a novembre, a Valencia. A quel punto si potranno tirare le somme.


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