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SBK, Bayliss: torno per convincermi a smettere

"Ritirarsi da campione ti lascia dei dubbi. Altre gare? Dipende dai risultati a Phillip Island"

I numeri di Troy Bayliss in Superbike parlano da sé: 52 vittorie (su 152 gare), 94 podi in totale, 35 giri veloci in gara, 26 pole position, e 3 titoli mondiali. Una storia fatta di capitoli memorabili e pagine dolorose, che questo fine settimana sarà ulteriormente rimaneggiata. Un finale da riscrivere, ma anche un nuovo inizio…

“È difficile ritirarsi da campione come ho fatto io, perché ti senti ancora veloce – ha commentato Bayliss – Forse voglio correre per prendere una batosta e capire che sono troppo vecchio. E anche perché mio figlio, che ha 11 anni, non si ricorda nulla di quando correvo. Volevo fargli vedere il mestiere che ho fatto per molti anni”.

Com’è si è avverata questa favola?

“L’infortunio di Davide sembrava meno grave, invece si è scoperto che era una cosa seria. Ieri ho saputo che ha bisogno di molto più tempo per tornare a correre. C’era una moto libera in griglia, e penso che Ducati non volesse sostituirlo ma ho chiamato Ernesto (Marinelli) e, visto che ero già qui ed è il 25º anniversario della SBK a Phillip Island e non ci sono piloti australiani in pista ho pensato che fosse una bella opportunità di fare qualcosa di diverso. Tutto ha un senso”.

Chi ha messo in moto gli ingranaggi?

“Io. Ho chiamato Marinelli, che non voleva farmi correre anche se siamo ottimi amici. Ducati si preoccupa per me, e io per lei. Hanno capito che volevo davvero fare questa wild-card, e ragionando sulle tante buone ragioni per consentirmelo, hanno detto sì”.

Sei sorpreso di ritrovarti qui?

“Ho sempre pensato di tornare a correre in questi anni. Ne ho sempre parlato con Ducati e, quando pensavo di essermi finalmente tolto questo tarlo,  è arrivata questa occasione. Era del tipo: ‘ora o mai più’”.

Come affronterai questa wild-card?

“A parte un paio di meccanici, tutta la squadra attuale era con me nel 2008. Ho abbastanza esperienza per sapere quello che devo fare. Prenderò questa esperienza un passo alla volta, e se le cose andranno per il verso giusto spingerò al massimo. Devo solo usare la testa e correre da professionista”.

Ti sei ritirato da in cima al podio. Senti pressione per risalirci?

“No, è un’altra storia adesso. È innanzitutto business, e devo portare la moto a casa tutta d’un pezzo e fare un buon risultato. Poi chissà, in gara tutto è possibile”.

Sai che i giovani non ti daranno vita facile…

“È normale. Ho corso con alcuni di loro quando erano all’inizio della loro carriera, e li rispetto. Non vogliono battere soltanto me, ma vincere gare. È logico”.

Pensi di poterli battere?

“(pausa) vorrei finire nei primi dieci. Qualsiasi cosa in più rappresenterebbe un gran risultato”.

Quali sono le difficoltà principali per te a questo punto?

“Credo che la resistenza per guidare 40 minuti di fila resti un’incognita. Potrebbe essere un problema, era già difficile 7 anni fa, ma non me ne sono stato seduto con le mani in mano. Devo solo riabituarmi alla velocità”.

Che ne pensa la tua famiglia?

“Mia moglie non l’ha presa male. Ho corso molto con il flat-track e supermotard in questi anni, e vi assicuro che ho fatto più sportellate che in tutta la mia carriera in pista. Ha capito che amo veramente la moto”.

Pensi di sostituire Giugliano anche nei round successivi?

“Non ci ho pensato fino a ieri sera quando ho saputo la gravità dell’infortunio di Davide. Dipende molto da me. Se arrivassi quindicesimo, non credo che Ducati mi voglia in sella. Se invece dovessi fare due buoni risultati, ne parleremo. Dipende anche da me, se mi divertirò o no questo fine settimana”.

Cosa ti manca di più?

“Questo è il miglior lavoro al mondo, te ne accorgi dopo il ritiro. Tutto quello che ti sembrava una noia diventa una bazzecola. Mi sembra di essere tornato a fare quello che ho sempre fatto, ma non lo vedo come un rientro. Voglio solo andare veloce”.

L’ultima volta hai provato la Panigale al Mugello a maggio 2014…

“…e ho detto che non sarei più mai salito su una moto (ride). Ho passato tanti anni su una Ducati. Questa ha solo qualche bottone in più, e so a cosa servono. Una volta bastava dare un’occhiata al dashboard ogni tanto e guidare al massimo. Non credo le cose siano cambiate molto, ma lo scopriremo presto”.

È vero che hai fatto un 1’30.7 con una 999 qui due anni fa?

“Credo fosse un 1’30.8, ma le condizioni erano perfette. La gomma da qualifica? No, avevo quella da gara. Ma non conta. L’ultima volta ho corso qui sei mesi fa su una Porsche, e l’ho distrutta completamente. Le auto sono più pericolose delle moto. Sono andato contro il muro a 233 km/h, e ho pensato che fosse la fine. Non correrò mai più su quattro ruote”.

Da quando tu, Biaggi, e Haga avete lasciato questo campionato, la SBK è ancora in cerca di un personaggio. Perché?

“La gente ha bisogno di tempo per abituarsi ai volti nuovi. Conosco Sykes e Rea, e mi avevano già reso la vita difficile quando abbiamo corso insieme. Non credo siano più lenti oggi. Sono stati anni duri per le corse, ma penso che il livello qui sia molto alto e che ci siano tanti piloti bravi. Dategli tempo, e le cose torneranno come una volta”.

Sarà anche così, ma intanto la SBK ritrova uno dei suoi antichi eroi che, da solo, ha già fatto scrivere fiumi d’inchiostro senza nemmeno infilarsi la tuta ed il casco. Da domani, il 21 tornerà nei suoi abiti più congeniali. Quelli civili sono soltanto una maschera.

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