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MotoGP, Piloti in bici: vuoi correre? pedala!

Le pedalate fanno ormai parte integrante della preparazione degli assi della MotoGP e SBK...

Ciclismo e motociclismo hanno molto in comune, e non solo per le ovvie etimologie. Quando le ruote non possono girare in pista, una pedalata sull’asfalto o lo sterrato è un’alternativa ideale. Lo dimostra il numero di piloti che ha fatto di questo sport non solo una colonna portante della propria preparazione atletica, ma una passione vera e propria, sia in MotoGP che in Superbike.

L’esempio più noto è quello di Ben Spies, che nel 2011 ha messo in piedi una vera e propria squadra di ciclismo chiamata Elbowz Racing, che ha raccolto centinaia di successi diventando uno dei team amatoriali di riferimento negli Stati Uniti. Ha peraltro seguito una strada simile Fernando Alonso, che si è spinto ancora più in là ingaggiando l’ex ct della nazionale Paolo Bettini con l’idea (fin qui rimasta tale) di schierare la propria squadra al World Tour.

Ma perché proprio la bicicletta? Innanzitutto per la postura d’esercizio, che replica bene i movimenti muscolari fatti in sella ad una moto. Ma soprattutto per la forte componente aerobica, che permette di sviluppare una notevole resistenza e, rispetto alla corsa, comporta una minore “usura” delle articolazioni. Rispetto all'allenamento in pista, inoltre, i rischi di infortunio sono notevolmente più bassi. Ecco quindi che la bicicletta è il complemento preferito alla classica palestra da molti piloti.

In MotoGP, uno dei più ferventi cultori della pedalata è Marc Marquez, che preferisce percorsi sterrati. Ma anche Cal Crutchlow non è da meno, tanto che si allena sull’isola di Man con il campione Mark Cavendish e c’è chi dice che abbia le gambe giuste per farlo a livello professionistico. Anche Nicky Hayden non perde mai l’occasione di salire sulla sua bici Specialized da strada, tanto che in occasione del GP di Misano non è difficile incontrarlo con qualche “collega” in cima ad uno dei colli limitrofi. Curiosamente, gli italiani sembrano preferire un regime diverso, passando più tempo sulle moto da flat track (vedi Valentino Rossi) o motocross (Andrea Dovizioso ed Andrea Iannone).

Anche i colleghi della Superbike, comunque, non sono da meno. La bicicletta è fedele compagna dei britannici Jonathan Rea e Chaz Davies, oltre a Sylvain Guintoli, che nel 2013 si è peraltro infortunato la spalla a causa di una banale scivolata in allenamento. Tra i nostri, il più avvezzo alla pedalata è il momentaneamente disoccupato Claudio Corti, che ha fatto della mountain bike una presenza fissa nei suoi programmi d’allenamento.

Tutto questo ha anche contagiato, come era lecito aspettarsi, gli addetti ai lavori. Il telemetrista di Valentino Rossi, Matteo Flamigni, quando non è ai tasti del laptop passa il tempo a scalare montagne in sella. Sempre in Yamaha, anche il direttore del team Massimo Meregalli è amante della bicicletta, mentre Livio Suppo è passato solo di recente al “lato oscuro” delle due ruote, abbandonando per l’occasione le amate “bionde”. Che dire poi di Alberto Vergani, storico manager è stato addirittura un professionista.

Randy De Puniet"Il ciclismo è uno degli sport più faticosi, allena la resistenza e la lucidità sulla lunga distanza – ha spiegato VerganiÈ molto aerobico, ed anche in moto hai dei grafici cardiaci che sono elevati dall’inizio alla fine. Quando non riesci più a respirare, perdi concentrazione. Rallentare i battiti cardiaci è ideale. Serve per lo sforzo prolungato, ti affatichi di meno. Il pilota deve essere magro, agile, forte e resistente. Per questo la bici è perfetta".

Coloro i quali seguono il motociclismo da molti anni ricorderanno poi Giancarlo Bonera che passò dal ciclismo agonistico al motociclismo.

Come direbbe De Gregori, sembra “una storia d'altri tempi, di prima del motore, quando si correva per rabbia o per amore”. Sicuramente, la “bici” esercita ancora il suo fascino su chi delle due ruote (da corsa) ha fatto un mestiere…


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