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MotoGP, Suzuki: siamo ambiziosi come i nostri piloti

Davide Brivio sul rientro in MotoGP: "provare a lottare per il podio? Nello sport gli obiettivi sono essenziali"

Suzuki: siamo ambiziosi come i nostri piloti

Metà mattinata in Italia, sera in Giappone, più precisamente ad Hamamatsu, quartier generale della Suzuki. Davide Brivio è all’altro capo del mondo per gli ultimi ritocchi prima dei test di Sepang. “Stanno montando le moto nel Reparto Corse, io sto facendo molte riunioni e pianificando le prove in Malesia”. Sembrerebbe semplice routine, ma la posta sul piatto è molto ricca e le responsabilità non sono poche.

Davide, ricordi quando hai ricevuto la prima chiamata dal Giappone, è stata una decisione difficile da prendere?

E’ stata una decisione ponderata, ma abbastanza veloce, in certi casi gioca anche un po’ l’istinto. Ho accettato la proposta con entusiasmo, mi è sempre piaciuto il lavoro di organizzazione, di sviluppo di un’idea. Era un progetto stimolante e sono stato molto onorate che Suzuki avesse pensato a me”.

Ora che la data del debutto ufficiale si avvicina come ti senti?

Sapevo che sarebbe stata una sfida difficile e ne ho avuto la conferma (ride). Scherzi a parte, ho alle spalle un’azienda che sa fare le moto e con grande esperienza, ma so anche che il livello in MotoGP è molto alto, sia per quanto riguarda le moto che i piloti. I primi quattro, in questo momento, stanno facendo un altro sport e non regalano niente. Gli altri vogliono avvicinarsi e inserirsi nella lotta e metto anche noi in questo gruppo”.

Saturo Terada, il responsabile del progetto MotoGP, si era posto obiettivi molto ambiziosi.

“Forse le sue parole non sono state interpretate correttamente. Ha detto di volere provare a lottare per il podio al primo anno e provare a lottare per il titolo in tre, mi sembra una proposta più che sensata. Penso che in tutti gli sport bisogna porsi degli obiettivi, se fossimo una squadra di calcio punteremmo alla Champions League, di basket ai Play-off. Occorre avere dei traguardi, con la consapevolezza che il lavoro sarà difficile. Il nostro obiettivo è avvicinarsi ai primi quattro. Quanto ci metteremo? Al momento non lo so, un anno, forse due, o magari basteranno sei mesi”.

Non avete scelto una stagione facile per rientrare, bisognerà lavorare sullo sviluppo della moto e contemporaneamente al 2016, con l’arrivo delle gomme Michelin e del software unico.

E’ inutile fare troppi conti, quando è il momento di entrare devi farlo e da lì in poi sei nelle stesse condizioni degli altri. Continuare a pensare quale fosse il momento più opportuno avrebbe portato ad aspettare ancora”.

Su quali aspetti avete lavorato nell’inverno?

Non è un mistero che a Valencia abbiamo avuto qualche problema di affidabilità e quella è stata la priorità. Dovremmo avere trovato la soluzione e questo ci permetterà di utilizzare migliorie al motore. Sepang sarà un test importante per averne la verifica”.

Il team Suzuki al completoPassiamo ai piloti, avere scelto Aleix Espargarò e Maverick Viñales è stata una scommessa?

Penso che siano i piloti perfetti per questo progetto. Aleix ha tanta esperienza ma non è mai stato in un team ufficiale, noi gli offriamo questa opportunità al momento giusto. Condividiamo con lui intenti, ambizioni e traguardi”.

Maverick, invece?

E’ un debuttante e se guardiamo alla storia forse abbiamo accelerato un po’ i tempi, avendo lui fatto solo un anno in Moto2. Prenderlo con noi era un’occasione da non lasciarsi scappare e, anzi, avevo paura che qualcun altro me lo soffiasse. Gli abbiamo dato fiducia”.

Perché dici che sono due piloti perfetti per la Suzuki?

Perché avranno di fronte un progetto lungo e difficile e dovranno essere motivati. Un pilota più esperto, che avesse già conseguito importanti risultati, avrebbe potuto abbattersi. Il nostro è un progetto a medio-lungo termine e bisogna essere consapevoli delle difficoltà. Oltre questo, li abbiamo scelti perché sono molto veloci”.

Due piloti spagnoli, ma il team manager è italiano. I giapponesi sembrano essere attirati dal nostro paese.

Penso che il mix fra Italia e Giappone sia ottimo. Noi portiamo la nostra creatività, la capacità di improvvisare soluzioni, loro sono più riflessivi e molto metodici. Per così dire, mettono ordine nella nostra confusione, nel senso positivo del termine”.

Come vedi la lotta per il titolo?

Sarà una lotta a quattro. Marquez è il grande favorito, Rossi è in crescita e ha molti stimoli, Lorenzo e Pedrosa vengono da una stagione negativa e si stanno preparando duramente. Penso che il livello sarà ancora più altro ma questi quattro più vicini. Poi c’è la Ducati, la loro moto è in cantiere da un anno e potrebbe essere l’arma del riscatto”.

E per la Suzuki cosa sogni?

Meglio non sognare o corro il rischio di esagerare (ride). Penso che abbiamo due piloti che possono lottare nelle prime posizioni, dobbiamo riuscire a creare il giusto pacchetto per farlo”.

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