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Lavigne: alla Dakar non ci si annoia!

L'esperiena punto di forza di Coma. Price miglior esordiente. Ottima Laia Sanz

Lavigne: alla Dakar non ci si annoia!

“L’edizione 2015 della Dakar sarà ricordata per aver sfidato tutte le possibili condizioni: sole, pioggia, vento, neve, sale e sabbia. Un cocktail non sempre piacevole da bere, ma tutti lo hanno fatto”. Ha esordito così Etienne Lavigne, Direttore di ASO,  nella conferenza stampa a Rosario, la vigilia del gran finale che si terrà domani a Buenos Aires.

Dal punto di vista sportivo ci sono state due speciali particolarmente critiche. La seconda, Villa Carlos Paz – San Juan, perché gli ultimi 20 km di pista non hanno tenuto e si sono trasformati in un inferno di fesh fesh e l’ottava, Uyuni – Iquique, con la partenza in linea sul lago salato.

La stesura del percorso prevede sempre un piano B. Nonostante le proteste di molti piloti, riottosi a prendere il via, la situazione in Bolivia era sotto controllo. Il meteo era in netto miglioramento, abbiamo accorciato la speciale di 100 km e raddoppiato gli elicotteri medicalizzati. Non ci prendiamo rischi inutili, ma dalla Bolivia dovevamo uscire e dovevamo farlo in gara. Questa è la Dakar!”.

Riguardo alla gara Etienne ha sottolineato che quest’anno non ci saranno francesi sul podio. È il risultato dell’internazionalizzazione del Rally che quest’anno conta 53 nazioni.

“Nelle moto sono contento per Marc (Coma), la sua prestazione dimostra che ancora una volta paga l’esperienza e la profonda conoscenza di questa tipologia di gara. Complimenti anche a Toby Price, un esordiente che sono sicuro farà molto parlare di sé. Dunque un catalano, un portoghese e un australiano per le moto. Nelle auto abbiamo Nasser, un qatarino, ed ancora i russi della Kamaz nei camion. Sul percorso ho incontrato anche diverse volte l’unico pilota indiano, Santosch. E come non citare Laia Sanz. Sui tracciati estremi di montagna ha lasciato tutti a bocca aperta, facendo percorsi alternativi grazie alla sua esperienza maturata nel trial”.

Come valuta la performance di Peugeot?

“Molto positiva. Ci saranno 2 macchine all’arrivo e avranno acquisito dati importanti per affinare il progetto”.

Alle critiche provenienti da alcuni piloti sulla necessità di cambiare i percorsi e aggiungere nuovi paesi, il Numero Uno della ASO  risponde.

“Alla Dakar non ci si annoia! La geografia di questi paesi è talmente ricca che ci sono infinite possibilità nella definizione dei percorsi. A partire dalla prossima settimana inizieremo a lavorare alla prossima edizione. Ci sono diversi paesi che hanno chiesto  di ospitare la corsa. È una questione principalmente politica. La logistica di una gara itinerante con 400 mezzi in gara, 1000 veicoli con le assistenze e una carovana di 3.000 persone non è uno scherzo. Occorre parlare con le persone giuste a livello politico”.

Nel paddock correva la voce di un possibile ingresso della Colombia.

“Abbiamo avuto diversi incontri a Bogotà. Ci piacerebbe un giorno ipotizzare l’arrivo o la partenza da Cartagena”.

Ancora un rumour nel paddock su David Castera, il Direttore sportivo della ASO, responsabile dei percorsi e della logistica.

“La Dakar è frutto di un lavoro di squadra, non di un uomo solo. Ho seguito da vicino i percorsi di quest’anno. Siamo un team”.

L’era “après Castera”, come l’ha definita Etienne Lavigne è molto, molto vicina. Da lunedì si volta pagina.

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