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Laia Sanz: la Dakar? E' come il Tour de France

"La vorrei rivedere in Africa. A volte ho paura. Sono imbranata in meccanica, ma mi impegno"

Con Laia Sanz, la Dakar si colora di rosa. Dopo aver dominato nel trial, conquistando 13 titoli mondiali, cinque anni fa la pluricampionessa spagnola ha iniziato una nuova sfida nell’enduro e nei rally con un solo obiettivo: competere con gli uomini. E per questo si è meritata un posto nel team ufficiale Honda-HRC.

“Ho iniziato ad essere un pilota professionista molto giovane. Fino a 2 anni fa mi allenavo  tutti i giorni con la moto da trial. Ho vinto tanti mondiali femminili, ma il mio obiettivo era lottare  con gli uomini. Quando ho pensato di essere arrivata al mio limite, ho cercato una nuova motivazione. Nei Rally ho ancora tanto da imparare”.

Sedicesima assoluta lo scorso anno, con una Honda del Team Honda Argentina, e uno straordinario settimo piazzamento in una speciale, Laia ha dimostrato di essere in grado di giocarsela con i piloti più esperti. E questo è solo l’inizio.

“Mi sono preparata molto quest’anno. Avevo una moto per allenarmi a casa ed in Marocco, dove ho corso l’OilLybia ed il Merzouga Rally. Mi sono serviti molto per migliorare la guida sulle dune e guadagnare fiducia nella navigazione con road book”.

Prima donna a vincere una tappa di un rally internazionale, il “Merzouga”, Laia si trova 17° nella generale dopo le prime tre tappe di questa Dakar 2015.

“Il mio punto forte è la testa. Penso che il trial sia uno degli sport più duri a livello mentale. Ti insegna a gestire la gara. Mi definisco una formica: non sono molto brava, ma lavoro tanto, do sempre il 100 per cento. So approfittare delle doti che ho”.

La squadra ufficiale HRC-Honda alla Dakar 2015Come te la cavi con la meccanica?

“Sono imbranata! Ho fatto uno schooling prima di venire qui presso la Honda Spagna a Barcellona. Sono in grado di intervenire sulla moto per quanto riguarda gli aspetti di  base. Se mi dovesse capitare un problema più grave, cercherei un aiuto. Come mi è successo anno scorso”.

Come tutti i dakariani anche Laia ha una storia da raccontare e in quanto a determinazione e tenacia non batte nessuno. Uomini compresi.

“Stavo andando bene in quella speciale, quando ho iniziato a perdere olio dal motore,  non  avevo neanche gli attrezzi per cercare di riparare la moto, perché la scatola era caduta. Così ho spinto la moto da sola sotto il sole cocente per due chilometri. Poi è arrivato il mio compagno di squadra mi ha trascinato con una corda per la restante parte della speciale, trasferimento e un’altra speciale di 300 km da fare. Ci abbiamo  messo 17 ore! Siamo arrivati al bivacco alle 5 del mattino, appena in tempo per ripartire.

Catalana doc, la patria spagnola dei motori,  è stato normale per Laia salire su un moto a 4 anni e iniziare a gareggiare quando ne aveva sei, in una gara di campionato trial che si svolgeva a Corbera de Llobregat, Barcellona.

Mio papà aveva una moto da trial. Ho seguito le orme del mio fratello, ereditando la sua piccola Montesa. I miei genitori mi hanno sempre aiutato, anche economicamente comprandomi tante moto. Il loro supporto è stato fondamentale. Finché ho corso nel trial non c’erano problemi, Non sono contenti invece della Dakar”.

Hai mai avuto paura?

“Tante volte. Nel trial a volte ci sono dei gradini molto alti. Per migliorarti, devi provare, così capita di cadere. Anche alla Dakar ho avuto paura, soprattutto quando capitano degli incidenti gravi.

Cosa ha di tanto speciale la Dakar?

“La Dakar è la Dakar, lo dimostra il fatto che tutti ritorniamo.  Da piccola la seguivo in tv. Mi piacevano il deserto, le dune, l’avventura, dormire poco al bivacco. È come il Tour de France per un ciclista”.

Il deserto rimane la grande passione di Laia, e come tutti quelli che amano la Dakar, vorrebbero  rivederla in Africa.

“L’immagine più emblematica della Paris Dakar è l’arrivo al Lago Rosa. Ho avuto la fortuna di seguire le ultime tappe della Dakar in Mauritania e Senegal nel 2007 come invitata della Repsol. Ho assistito all’arrivo al Lago Rosa da spettatore, non in moto”.

 

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