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Giornalista alla Dakar, sudore, Km e smartphone

La sveglia è alle 4 del mattino, 600 Km al giorno in macchine e internet costa 20.000 €

L’aria condizionata non può mai mancare in una sala stampa della MotoGP, così come la connessione wifi. L’ambiente è immacolato, i box ancora di più, così lustri che ti puoi specchiare.  Certo, dalla MotoGP alla Dakar il passo è grande, anche per noi giornalisti.

Benvenuti nell’off-road, il mondo delle ruote tassellate, della polvere e del fango.

Universalmente riconosciuto come il rally più duro al mondo, per i piloti la Dakar si traduce in oltre 8.000 km da percorrere in due settimane, sveglia alle 4 del mattino, partenza alle 5 per arrivare al bivacco successivo dopo speciali estenuanti, lunghi trasferimenti su asfalto, temperature torride e terreni di ogni tipo. Da quando la Dakar si è spostata in Sud America, i piloti devono vedersela anche con i problemi legati all’altitudine.

Le cose non sono molto diverse per stampa e assistenza al seguito. La maggior parte dei giornalisti  viaggia in una macchina stampa. Quest’anno sono 280 i media permanenti, per un totale di 1.800, tra accrediti giornalieri, tecnici e operatori.  La media dei trasferimenti giornalieri è di 5-600 km, per un totale di oltre 6.000, da percorrersi su strade prevalentemente asfaltate. Viaggiare a bordo di un mezzo 4x4 è preferibile, ma volendo è possibile seguire tutta la Dakar anche con una normalissima macchina a noleggio.  I giornalisti più focalizzati sulla cronaca o gli inviati di radio e televisione viaggiano invece in aereo.

Maria GuidottiNelle mie passate partecipazioni alla Dakar su suolo sudamericano, ho avuto modo di viaggiare sia con una macchina stampa, sia in aereo. Spostarsi a bordo di un aereo militare ti fa sentire tanto una reporter d’assalto. Non si guadagnano molte ore di sonno, perché comunque il bus per il vicino aeroporto parte presto. In compenso arrivi al bivacco successivo in mattinata, in tempo per seguire la gara live sul sito www.dakar.com, twittare  e postare foto su facebook a non finire, ed essere i primi ad intervistare i piloti al loro arrivo.

Personalmente preferisco viaggiare in macchina. La sveglia suona intorno alle 04:30. Il tempo di lavarsi la faccia e i denti con la bottiglietta di acqua minerale, smontare la tenda e correre a fare colazione. Poi via. L’obiettivo è arrivare al bivacco in tempo con le prime moto. Se viaggi con compagni esperti, come l’amica Judith Tomaselli, volto familiare nel paddock della MotoGP, di solito la missione è compiuta. In più ti godi il paesaggio. La natura in Argentina e Cile è maestosa. La gente è bella. Ogni giorno si parte per una nuova avventura. Arrivare sani e salvi al bivacco e riuscire a portare a casa il lavoro della giornata, resta comunque una conquista

Scoprire che quasi tutte le stazioni di servizio in Argentina sono dotate di wifi gratuito è una piacevolissima sorpresa e tante volte la gasolinera di turno si trasforma in una sala stampa da campo.

Al bivacco la sala stampa è un forno, affollata di fotografi e giornalisti madidi di sudore. I tavoli sono di legno e la sabbia regna sovrana, soprattutto quando il bivacco sorge su un grande campo sterrato.  Solo i giornalisti che viaggiano in aereo hanno il posto assegnato. Gli altri si stringono. Se ti sei scordato a casa il cavo per legare il computer alla gamba del tavolo, devi fare i turni per andare al bagno. Guai a lasciare lo zaino incustodito.

Il paese ospitante la Dakar presenta le meraviglie della regione in un padiglione che fa impallidire le hospitality della MotoGP. Se hai già finito di lavorare, è ottimo per un aperitivo.

E' tempo di cena. La grande tenda a ferro di cavallo serve circa 80.000 pasti nelle 2 settimane del rally. Il cibo è buono e da quest’anno il braccialetto che porti al polso è dotato di un chip che controlla se hai già mangiato. Sono finiti i tempi in cui i meccanici che finivano ad ore improbabili,  si rifornivano anche due o tre volte!

Prima di rifugiarsi in tenda, un passaggio alle docce. Non essendo in tantissime, da donna è difficile fare la coda, soprattutto se, come me, vai alle  22:00. I bagni chimici, invece, rimangono sempre uno scoglio duro. Ogni giorno il bivacco ospita circa 3.000 persone. Lascio a voi immaginare.

I posti per ascoltare le storie più curiose sono le grandi tavolate a cena o in prossimità dei lavandini, mentre sei in coda per lavarti i denti. E' qui che incontri i soliti tiratardi. Dopo le 23:00, quando i piloti professionisti sono già a letto, emergono dai grandi camion i meccanici. Si finisce sempre di parlare di Africa. Io ascolto. La Dakar in Africa rimane un sogno proibito ed è sempre bello ascoltare le avventure leggendarie di una volta.

La Dakar è la Dakar. Come il mal d’Africa, non vedi l’ora di tornare.

Piccolo vademecum per la vita al bivacco

A mie spese ho imparato piccoli trucchi per rendere più confortevole la permanenza al bivacco.

1. Scordati la bussola, ma non lo smart phone.

2. Quando monti la tenda, ricorda di prendere dei punti di riferimento. Una bandiera per esempio, basta che sia ben alta.  Quando arrivano gli elefanti, i camion dell’assistenza, la tua piccola tenda resta inghiottita e puoi passare ore e ore a cercarla.

3. Fare un corso rapido di come chiudere la tenda, per non rischiare di essere lasciata a piedi il giorno dopo.

4. Ci sono strateghi della logistica per individuare il posto migliore dove passare la notte. Il mio consiglio? Montare la tenda lontano dai generatori dei camion e macchine in gara...lavorano fino a notte inoltrata.

5. Braccialetto: è la parola d’ordine per l’accesso e la vita del bivacco.

6. I veterani consigliano di andare a fare la doccia appena arrivi. Le docce sono ancora pulite e non rischi di restare senz’acqua.

7. Munirsi di un modem internet dell’operatore locale. In sala stampa il pacchetto internet costa 2.000 euro per 2.000 MB,  20.000 € il pacchetto internet illimitato.

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