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MotoGP, Top e Flop: Dovizioso e Crutchlow

Ducati a due facce con l'italiano ed il britannico, ma sul finale è stata lotta ad armi pari

Tra i Top ed i Flop della MotoGP 2014, pochi accostamenti tra quelli proposti da voi lettori marcano un paragone così impietoso come quello tra Andrea Dovizioso e Cal Crutchlow. Una statistica su tutte decreta il rispettivo rendimento dei due piloti ufficiali Ducati, che si ritrovavano nello stesso box dopo il 2012 con Tech3, ossia la differenza di punti rispetto al 2013: se il forlivese, alla seconda stagione con la Desmosedici, ne ha ottenuti 47 in più, il britannico dagli occhi spiritati ne ha messi in cascina 114 in meno. Ma i numeri, come spesso accade, non raccontano tutta la storia.

IL TOP – Andrea Dovizioso, giunto alla tredicesima stagione a tempo pieno nel motomondiale, ha fatto di costanza e intelligenza agonistica il proprio marchio di fabbrica. Magari il “Dovi” non cattura l’attenzione del pubblico come Marquez o Rossi, o lo stesso Iannone, ma in pochi sanno massimizzare il risultato come lui. Basti pensare che, in gara, è incappato solo in due ritiri per caduta altrettante stagioni con Ducati. Oppure – paragone da prendere con la dovuta cautela visti i contesti tecnici diversi –  ai punti complessivi a fine campionato con Ducati, statistica nella quale ha battuto anche Valentino Rossi e dove figura come il secondo miglior pilota dai tempi di Stoner nel 2010.

Nel frattempo, la Rossa è migliorata a vista d’occhio sotto le cure di Gigi Dall’Igna. Ma se l’ingegnere veneto è il primario, Dovizioso è stato l’infermiere più attento in corsia, analizzando i sintomi meticolosamente e dando preziose indicazioni per lo staff del “sala operatoria” altrimenti nota come Reparto Corse. I risultati sono sotto gli occhi di tutti:  155 i punti di Ducati nel campionato costruttori 2013, 211 nel 2014. Tra i due anni, grazie anche alla scelta di correre in configurazione Open (poi tradottasi in un cambio regolamentare con concessioni per le moto factory in base al rendimento) Dovizioso è passato da zero a due podi, concedendosi nella stagione 2014 anche una pole position (a Motegi) e conducendo in gara per 11 giri (8 nel 2013).

Nei box di Borgo Panigale è sempre stato lui il capitano, come dimostrano anche le scelte tecniche (qualora ci fosse da decidere, il forlivese ha sempre ricevuto per primo gli aggiornamenti) e, a seconda di come andrà il debutto della prima D16 interamente progettata da Dall’Igna a Sepang, potrebbe trasformarsi da trequartista a centravanti.

IL FLOP – L’arrivo di Cal Crutchlow in Ducati, fortemente voluto dalla dirigenza, sulla carta era destinato a fare scintille. Un britannico irriverente e senza compromessi per domare la moto più capricciosa tra le factory; quale miglior complemento per il solido e compassato Dovizioso? Certo, un periodo di apprendistato era da mettere in conto, ma una volta prese le misure alla nuova moto (con l’aiuto del fido compagno nei box Daniele Romagnoli, con lui già in Tech3) Crutchlow sembrava destinato a regalare più di una soddisfazione ai fan della Rossa.

Chi però si aspettava una guida (termine bruttino quanto universalmente usato tra motociclisti) “ignorante” è rimasto deluso. Abituato alla più facile M1, Crutchlow ha fatto della velocità di percorrenza in curva il proprio tratto distintivo. Insomma, mettere fuori il piede in staccata non basta. Dopo un sesto posto incoraggiante (nonostante i 28 secondi di ritardo da Marquez ed i 16 dal compagno di squadra) in Qatar, il britannico è presto piombato in un limbo tristemente noto a molti dei suoi predecessori. Una caduta in Texas mentre navigava nelle retrovie gli ha dato problemi alla mano destra, impedendogli di correre in Argentina, mentre a Barcellona è stata la moto a fare le bizze e costringerlo al ritiro. A metà stagione, il britannico non sembrava in grado di risalire dai margini della Top 10, tanto che un divorzio consensuale era nell’aria.

Anche i rapporti con i vertici Ducati si sono però rapidamente incrinati. Al WDW, il rinnovo contrattuale fu annunciato in sordina – la dirigenza voleva, e ha poi ottenuto, Iannone nel team ufficiale, ma l’opzione per prolungare di un anno l’impegno era a favore esclusivo di Crutchlow – e tutti gli indizi sembravano alludere ad un finale di stagione anonimo da separati in casa.

E invece Crutchlow ha rialzato la testa e messo a tacere i critici, dando dimostrazione della sua professionalità. Ad Aragon, nel caos meteorologico, ha lottato fino alla linea del traguardo per il secondo posto, sfuggito in volata con Aleix Espargaró, mentre in Australia è stato competitivo anche sull’asciutto ma è caduto all’ultimo giro quando era secondo. La lotta con Dovizioso era ormai ad armi pari, come testimonia lo spettacolare quanto pulito duello tra i compagni di squadra a Valencia, ma la valigia del britannico era già stata spedita con destinazione i box di Lucio Cecchinello, dove Crutchlow proverà la terza moto in altrettanti anni. Una cosa è certa: con lui non ci si annoia mai.

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