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SBK, BMW rilancia: le dimensioni non contano

Il gm del team Motorrad Italia Buzzoni: “Le colonne portanti sono le persone, il know how è fondamentale”

Con un regolamento ulteriormente rimaneggiato e alcuni importanti cambi di casacca – su tutti, Jonathan Rea e Sylvain Guintoli – i valori in campo del prossimo campionato Superbike restano in gran parte da scoprire. Ducati e Kawasaki partono da favorite, ma tra i potenziali outsider spicca BMW, che pur schierando cinque moto in tre squadre ha il team BMW Motorrad Italia e l’ex-campione stock Sylvain Barrier come punta di diamante.

“L’interregno regolamentare non è stato particolarmente accattivante, ma senza gli infortuni avremmo potuto tranquillamente giocarci il titolo nella EVO – ha detto il gm Andrea Buzzoni alla presentazione ufficiale del team, nella cornice dell’Accademia del Panino Giusto a Milano – Chi ha un reparto corse ufficiale come Kawasaki e Ducati continua ad essere avvantaggiato, ma il regolamento più vicino alla produzione rappresenta un’opportunità da cogliere con grinta. Le colonne portanti restano le persone, e l’Italia ha eccellenze tecniche e sportive ed il know how fondamentale per i progetti racing”.

A questo proposito, l’equipe conferma una coppia collaudata come quella composta da Gerardo “Dino” Acocella e Rossano "Roxy" Innocenti, rispettivamente nel ruolo di direttore tecnico e capo meccanico.

“La moto ha 199 cavalli di serie, che possono arrivare a 220 con lo sviluppo – ha dichiarato Acocella – Il valore assoluto però non è fondamentale, la moto deve essere prima di tutto guidabile. Il telaio è stato rinnovato per quanto riguarda le rigidezze e le geometrie, con un posteriore interamente rivisto ed un anteriore più agile. Anche l’elettronica è completamente nuova (con un price cap fissato da regolamento a 8.000 euro, nda) e consente l’utilizzo di strategie più complesse rispetto allo scorso campionato, da impostare ‘corner by corner’. Dopo i primi test a Jerez completeremo il debug la prossima settimana a Miramas”.

L’obiettivo dichiarato è quello di creare dei grattacapi ai team ufficiali ed imporsi come prima forza nel folto schieramento di squadre satellite. Molto dipenderà anche dallo stato di forma di Sylvain Barrier, da anni fedele scudiero della Casa di Monaco ma fermato nel 2014 dagli infortuni in pista (rottura di bacino e clavicola a Phillip Island nei test) e fuori (grave incidente in auto che lo ha costretto a diversi interventi di chirurgia maxillo-facciale).

“Quello che conta è il lavoro, più se ne fa più le cose sono facili in pista – ha detto il transalpino con la solita modestia – La moto nuova mi ha lasciato buone impressioni nella prima prova a Jerez, ora dobbiamo capire cosa serva per farla andare ancora più veloce. Intanto la prossima settimana mi toglierò il titanio dalla mandibola e comunque tornerò al numero 20, visto che il 52 del mio amico Toseland non mi ha portato troppa fortuna (ride)”.

La squadra si misurerà con la concorrenza a gennaio nei test di fine mese a Portimão e Jerez in vista dell’esordio in Australia il 22 febbraio. A legarla a filo diretto con Monaco, ci sarà per tutto il campionato l’ingegnere elettronico Mark Bonkers direttamente dal quartier generale. Se si considera l’affidabilità del motore (solo 2 propulsori usati nel 2014) ed il successo dello stesso Barrier con la moto stock (con specifiche tecniche verso le quali la SBK di oggi ha virato nettamente), non ci sarebbe da stupirsi se questa squadra di soli 7 uomini desse del filo da torcere a compagini teoricamente più blasonate...

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