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MotoGP, Spagna vince tutto, Marquez e i suoi fratelli

Alle altre nazioni rimangono le briciole. Dorna trasforma il CEV in Mondiale Junior e guarda ad Australia e USA

A differenza delle specialità del fuoristrada, come il cross o l’enduro, nella velocità non esiste un trofeo per nazioni, ma se ci fosse non sarebbe difficile sapere chi lo vincerebbe. Per il secondo anno consecutivo tutte e tre le classi del motomondiale sono state vinte da piloti spagnoli. Un risultato che non fa quasi notizia, non fosse per due fratelli iridati e il terzo che è un amico di famiglia.

Non si tratta di una semplice combinazione favorevole, di talenti isolati, ma è il frutto di una scuola che ha centrato tutti i suoi obiettivi. Risultati alla mano, il dominio della Spagna è schiacciante. Incominciamo dalla MotoGP, dove Marquez, Pedrosa e Lorenzo hanno vinto 16 delle 18 gare disputate. Le altre due se l’è aggiudicate Rossi, non certo un pilota di primo pelo. Stesso risultato per quanto riguarda le pole position, con Dovizioso a dare man forte a Valentino. La situazione non migliora coi il numero di podi: su 54 gli spagnoli ne hanno conquistati 37 (ci sono anche Aleix Espargarò e Bautista), gli italiani 15 (grazie ai 13 di Rossi) e 2 i britannici (una volta a testa Crutchlow e Smith).

Passiamo alla Moto2, dove il veterano Rabat e il giovane Viñales si sono presi 11 vittorie, lasciandone 3 al finlandese Kallio, altrettante ai due svizzeri Luthi e Aegerter e una all’australiano West. I podi, grazie anche a Salom, per gli iberici sono stati 25 e poco ha potuto fare Kallio che da solo ne ha dati comunque 10 alla Finlandia. Seguono la Svizzera con 8, la Francia rappresentata da Zarco con 4, la Germania (Folger e Cortese) con 3, l’Italia (Corsi) con 2, poi Australia e Belgio (Simeon) a quota uno. Situazione simile anche per le pole position (12 alla Spagna, 3 alla Finlandia, una a Svizzera, Francia e Germania.

In Moto3 ci ha provato Jack Miller a fermare l’avanzata spagnola, ma lo scontro è stato impari. L’australiano ha vinto 6 volte, contro le 7 di Marquez, Rins e Vazquez, 4 i centri italiani di Fenati, mentre la Francia ha festeggiato una volta con Masbou. Miller ha pareggiato nelle pole position (8 a 8), mentre l’Italia si è accontentata dell’unica di Antonelli e la Gran Bretagna di quella di Kent. Per quanto riguarda i podi: 28 alla Spagna, 10 all’Australia, 9 all’Italia (con Bastianini e Fenati), 2 a Francia, Gran Bretagna e Sud Africa, uno al Portogallo. Ultimo dato: due sono state le triplette spagnole, in Argentina e Germania.

C’è poco da aggiungere, se non che il motomondiale ha un disperato bisogno di avere più bandiere sul podio. È una questione di marketing, che farà storcere il naso ai puristi dello sport ma un campionato del mondo non si paga da solo. In pochi anni sono praticamente spariti dal Circus gli Stati Uniti e l’Australia può ancora gioire solo grazie al talento di Miller, dopo il ritiro di Stoner. Si parla dei mercati emergenti, di Sud Est asiatico e America latina, ma i piloti vincenti arrivano solo dalla Vecchia Europa e alternative nel breve periodo non ci sono.

Dorna però sta già cercando una soluzione. Da una parte ha trasformato, sotto l’egida della FIM, il CEV in uno Junior World Champion, anche se delle 8 prove in calendario solo 2 si correranno fuori dai confini spagnoli (Le Mans e Portimao), per quanto riguarda la Moto3, mentre Moto2 e SBK avranno valenza di europea.

Fabio QuartararoSi tratta di una semplice presa di coscienza di quello che era già in atto: il campionato spagnolo era già vissuto come di un altro livello rispetto agli omologhi di altre nazioni e attirava già piloti di tutti i passaporti. Quest’anno in Moto3 ha vinto un francese (Quartararo), in Moto2 uno svizzero (Raffin) e in Superbike un americano (Noyes). Rossi ha mandato i piloti della sua VR46 Migno, Bulega e Marini a farsi le ossa in Spagna e lo stesso ha fatto Gardner con suo figlio Remy. Un dato interessato: in questa stagione su 33 piloti iscritti in Moto3 solo 6 erano spagnoli e non mancavano giapponesi, venezuelani e russi.

Giusto o no, le altre Federazioni non sono riuscite a tenere il passo e – volenti o nolenti – ora si trovano a gestire dei campionati di ‘serie B’. Anche perché le vie d’accesso al Mondiale ora sono molteplici, soprattutto per chi non può permettersi il costosissimo CEV.

La Superbike non è mai riuscita a essere un serbatoio per la MotoGP, con le eccezioni di Edwards, Bayliss, Spies e Crutchlow, piloti che comunque non hanno veramente mai ‘sfondato’ nei prototipi. La migliore scuola è la Moto3 e trampolino di lancio per approdarvi sono le coppe.

La Rookies Cup è stata la prima (quella da cui arrivano Miller, Bastianini, Hanika, ad esempio) a cui è seguita l’Asia Talent Cup (ne abbiamo parlato QUI). Moto uguali per tutti, costi bassi e grande visibilità, la ricetta. In Australia Dorna ha invece deciso di appoggiare la motoDNA Academy in cui operano ex piloti come Garry McCoy e Chris Vermeulen. In USA, infine, c’è Wayne Rainey che ha preso le redini dell’AMA.

Si sta cercando, in altre parole, di esportate un modello che ha funzionato in Spagna nel resto del mondo. Se funzionerà, sarà il tempo a dirlo.

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