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SBK: ecco il calendario 2015, con alcuni dubbi

Tailandia unica new entry (sfumano Cile e Sudafrica), sei gare extra-europee. Russia e Qatar da confermare

Dopo mesi di speculazioni e gossip, Dorna ha rilasciato il calendario provvisorio per la stagione 2015 della Superbike. Poche le sorprese (una su tutte, l’assenza di un trittico di apertura con Sudafrica, poi escluso, o Sepang da accorpare ad Australia e Tailandia), mentre si conferma chiaramente la linea di “de-europeizzazione”, con sei appuntamenti fuori dall’Europa.

Si parte, come di consueto, dall’Australia (22 febbraio) per poi fare tappa in Tailandia (22 marzo). Aragon, come da tradizione ormai, darà inizio alla stagione europea il 12 aprile con Assen, Imola, Donington, Portimão (da confermare) e Misano in rapida successione fino a fine giugno.

L’inizio dell’estate coinciderà con la seconda tranche di gare extraeuropee: Russia (5 luglio, da confermare), Laguna Seca (19 luglio) e Sepang (2 agosto). Jerez (20 settembre) e Magny Cours (4 ottobre) daranno il definitivo addio all’Europa, con Losail (18 ottobre, da confermare) a fare di nuovo da teatro al gran finale.

Non mancano, come spesso accade, concomitanze con altri eventi motoristici. La SBK infatti si sovrapporrà alla MotoGP nei weekend di Aragon (Texas), Assen (Argentina), e Qatar (Australia). Più complesso il quadro se si considera anche la Formula 1, che si sovrappone nel caso di Assen (GP della Cina), Imola (GP di Spagna), Donington (GP di Montecarlo), Portimão (GP del Canada), Misano (GP dell’Austria), Laguna Seca (GP d’Ungheria), e Jerez (GP di Singapore), per un totale di sette fine settimana.

Quello però che sorprende di più è l'impossibilità di accorpare le trasferte oltreoceano, come invece accade nel caso del trittico di ottobre del motomondiale – che peraltro ha unito anche i GP di Austin e Termas de Rio Hondo. Certo, Dorna elargisce contributi alle squadre, sia sulle spedizioni che una quota fissa per pilota che varia a seconda della categoria, ma certi accostamenti rischiano di svuotare i salvadanai già in riserva di molti degli addetti ai lavori.

Basti pensare, per esempio, al ping-pong tra Russia, Stati Uniti e Malesia, ad intervalli di due settimane tra luglio e agosto. I costi di viaggio e logistica, per un campionato sempre più vicino al prodotto di serie (e quindi, teoricamente, meno costoso), rappresentano infatti una fetta importante del budget di una squadra – circa un terzo mediamente. Una percentuale che è destinata irrimediabilmente ad aumentare con l’incremento di gare fuori dall’Europa, dove tutte le squadre hanno una base. Resta da capire se la politica di internazionalizzazione del campionato possa generare ritorni sufficienti ad aiutare maggiormente i partecipanti.

Dal punto di vista del pubblico, la strada sembra in salita (a Laguna Seca ed a Sepang, per non parlare del Qatar, per fare un esempio, gli spalti erano pressoché vuoti). Diverso il discorso per quanto riguarda gli sponsor, ma fino ad oggi praticamente non ci sono stati “blue chip” desiderosi di farsi avanti (cosa che invece capita nel caso del motomondiale e, più spesso, della Formula 1).

Che dire poi del fardello che il nuovo calendario rappresenta per i (già pochissimi) media che seguono tutto il campionato?

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