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Miller: in MotoGP sei tu il padrone della moto

“...ma le cose possono cambiare in fretta, e allora è lei a comandare”

Durante il secondo giorno di test della MotoGP a Valencia, Jack Miller assomigliava ad un animale in gabbia. Costretto ai box da una perturbazione che ha scaricato una pioggia torrenziale sul circuito, l’australiano osservava nervosamente i monitor, cercando invano raggi da sole tra i nuvoloni neri. Non che il giorno prima si fosse risparmiato; con 61 giri all’attivo (solo Viñales ha percorso distanze simili) il vice-campione della Moto3 ha dimostrato una tempra da stakanovista vero e, cosa più importante, un amore viscerale per le due ruote.

Mi ritengo un privilegiato, faccio quello che amo per lavoro – racconta – E poi devo sfruttare il più possibile il tempo in pista per imparare i segreti di questa moto. Non c’è modo migliore di allenarsi, non ti puoi preparare usando altre moto. Redding mi ha detto che lo scorso anno ha comprato una CBR per prepararsi, ma le moto stradali sono morbide mentre le MotoGP sono rigidissime”.

Curiosamente, il percorso di Miller assomiglia molto a quello di un suo noto connazionale, Casey Stoner. Stesso team, LCR, per il debutto in MotoGP, e stesso capo tecnico, Cristian Gabarrini.

“Il suo metodo di lavoro è ottimo, ed ha un’intesa particolare con gli australiani. Non c’è una barriera linguistica, e non potrei pensare ad una persona migliore per tenermi calmo ed insegnarmi i segreti. Mi spinge a guidare la moto da solo, senza controlli elettronici, e lottare con lei. È difficile all’inizio, ma sono sicuro che pagherà i suoi dividendi”.

Di consigli da Stoner, invece, per ora non ne sono arrivati.

“Non ho parlato con lui, è in Australia e io non ci vado da tempo”.

A soli tre giorni dal finale rocambolesco della Moto3, la delusione per il titolo mancato sembra ormai un lontano ricordo.

“È stata una stagione incredibile, piena di momenti bellissimi ed alcuni brutti. Da 1 a 10, le darei un 12. Ho imparato molto, e senza la mia squadra non sarebbe stato possibile fare il salto di categoria. Nell’ultima gara ho dato tutto ciò che avevo. Ho vinto e fatto tutto quello che era sotto il mio controllo, non potevo chiedere di più”.

Per Miller, la classe cadetta è indubbiamente propedeutica.

“Il livello è salito molto quest’anno. Quasi ogni record del circuito è stato infranto. C’è sempre stato un folto gruppo di piloti al vertice, con molti piloti veloci, ed ognuno ha fatto i suoi errori. Io ho pagato caro quello di Assen, oltre al contatto con Marquez ad Aragon”.

Il  passaggio in MotoGP, comunque, rappresenta un bel salto. Soprattutto, inusuale. Prima di lui, lo hanno fatto piloti come Chili e McCoy.

“Qui puoi essere il boss della moto, ma può cambiare tutto molto in fretta, ed è lei a comandare te”.

Sul modello da seguire, Miller non ha dubbi.

“Rossi è un dio, è il mio eroe. Fa cose incredibili in sella, e sta ancora imparando alla sua età. Credo che sia più veloce oggi che mai nella sua carriera. Essere una leggenda e continuare ad imparare è impressionante”.

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