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MotoGP, Miller: il più bel giorno della mia vita

"In frenata trattenevo il respiro, ed impenna anche in quinta". Crutchlow: "La Honda va guidata aggressivamente"

L’atteso battesimo del fuoco di Jack Miller si è svolto senza intoppi. Nella prima giornata di test a Valencia sulla Honda Open del team LCR, l’australiano ha smaltito in fretta la delusione per il titolo mancato in Moto3, inanellando ben 57 giri con un miglior tempo di 1’34.663, a circa tre secondi e mezzo dal best lap di Lorenzo. Come un bambino al parco giochi, “Jackass” non voleva più tornare ai box, sovrastato da mille sensazioni diverse.

“La velocità è stato uno shock, ma dopo due o tre giri ti abitui – ha detto – Ma niente ti può preparare alla potenza dei freni, è una sensazione incredibile. Sembra che i freni vogliano strapparti la moto da sotto di te. È una moto pazzesca, ed è stato il giorno più bello della mia vita”.

L’attesa spasmodica gli ha anche giocato un piccolo scherzo.

“Non ho dormito ieri notte, ero troppo eccitato all’idea di provarla (ride). Non vedevo l’ora che arrivasse mezzogiorno, e da lì ho girato senza sosta. Non ho provato a fare il tempo, ma ho fatto comunque qualche piccolo aggiustamento di assetto, cosa che non era prevista, e mi sono trovato a mio agio abbastanza in fretta”.

Oltre ai freni, il percorso di adattamento dell’australiano passa anche dalle gomme Bridgestone, capaci di performance incredibile ma anche di cogliere di sorpresa piloti ben più esperti di lui in passato.

“Non è andata male come mi aspettavo con le gomme. Con una gomma molto usurata ho girato a solo quattro decimi dal mio miglior giro, quindi sono contento. Ho fatto una buona progressione, migliorando ad ogni uscita. Non ho provato la gomma dura all’anteriore, ma con la morbida ho faticato un po’ in staccata perché si schiacciava un po’ troppo. Volevo farlo nel pomeriggio, ma le temperature sono calate troppo e sarebbe stato rischioso. Aspetteremo domani”.

Gomme e freni a parte, però, è soprattutto la differenza di potenza a rappresentare un salto radicale per chi proviene dalla Moto3 come lui.

“Descrivere la differenza tra gestire 60 cavalli o 250 è molto difficile. Usavo il freno posteriore per tenere l’anteriore a terra, ma  questa moto impenna anche in quarta e in quinta. Non ho usato il controllo trazione né l’anti-impennamento. Volevano che imparassi a guidare la moto così. Mi sono divertito molto a derapare alla curva 13. Ho passato la giornata a giocare col polso. Capisco perché vogliono farmi seguire questo percorso”.

Da non sottovalutare nemmeno il peso della moto in sé, che richiede una diversa preparazione fisica rispetto alla classe cadetta.

“Non ho mai provato una 600, la Moto3 era la cosa più grande che avessi guidato fino ad oggi. All’inizio la guidavo come una Moto3, cercando di essere pulito, ma non puoi farlo con questa moto. Devi fermarla e girarla con il posteriore. Sono molto stanco, fisicamente è tutta un’altra cosa. Soprattutto per quanto riguarda i freni. Mi serve più forza, andavo in debito di ossigeno in staccata. Cambierò la mia preparazione fisica e comincerò un nuovo programma a breve. Non voglio aumentare la massa muscolare, ma rinforzarla”.

Al suo fianco, Miller ha trovato l’ex ingegnere di pista di Casey Stoner, Cristian Gabarrini.

“Lavorare con Gabarrini è fantastico, è calmo e molto preparato. Non mi ha messo pressione addosso, anzi ha cercato di tenermi tranquillo”.

Uno dei primi a fare i complimenti a Miller è stato il suo nuovo compagno di squadra Cal Crutchlow.

“Jack ha fatto un ottimo lavoro – ha detto l’ex ducatista Sappiamo tutti di cosa è capace, ma passare direttamente ad una MotoGP non è facile. La sua moto è leggermente più lenta della mia, ma il salto in termini di velocità è comunque grande. Credo che si sia comportato bene, e sta imparando in fretta”.

Anche per Cal, comunque, si è trattato di un primo giorno di scuola dal momento che non aveva mai provato una Honda.

“Ho corso con tre costruttori in tre anni, quindi ho dovuto cercare di abituarmi. Abbiamo lavorato bene fin dalla prima uscita, senza fare troppi cambiamenti, ma migliorando sempre. Mi sono divertito. Era da tempo che volevo provare una Honda”.

La curiosità è stata ovviamente saziata, con responsi fondamentalmente positivi. Crutchlow ha infatti chiuso con l’ottavo tempo, a soli otto decimi da Lorenzo.

“Devo capire gli assetti, la gestione del motore, l’elettronica. È tutto abbastanza diverso da quello a cui sono abituato, quindi devo rimettermi ad imparare. Abbiamo lavorato soprattutto sull’erogazione e sull’elettronica, e ho fatto il mio miglior tempo con 27 giri sulla gomma posteriore. Chiaramente devo imparare a sfruttare il potenziale di questa moto. Devo cambiare un po’ il mio stile, spingere la moto più al limite, ma la Honda ti perdona molto. Credo che lo stile che ho sviluppato quest’anno mi possa servire in futuro”.

Stando alle prime impressioni di Crutchlow, a colpirlo favorevolmente è stata innanzitutto la guidabilità della RC213V.

“La moto gira molto facilmente, il motore è potente e l’elettronica funziona molto bene. Puoi frenare molto tardi e prendere comunque la corda. Puoi anche muoverti molto in sella, e trattarla aggressivamente. Puoi sentire tutta la moto con il polso destro. Marc la guida come se fosse in sella ad un animale, uno stile un po’ diverso dal mio, e serve molto più grip al posteriore rispetto alle altre moto che ho guidato”.

Alla fatidica domanda su una comparazione tra la Honda e Yamaha e Ducati, Crutchlow risponde con il solito umorismo.

“Al primo giorno con Yamaha, la mia prima volta su una MotoGP, mi stavo cagando addosso. E anche oggi è andata così. Non voglio fare paragoni con le moto in sé”.

Insomma, Crutchlow ha solo cambiato moto, non personalità.

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