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SBK, Guintoli: io ragioniere? Niente di più falso

"Con 44 punti da recuperare ho attaccato senza sosta. Oggi nessun calcolo, volevo vincere e basta”

Con Sylvain Guintoli, la classe operaia è andata definitivamente in paradiso. Pilota più noto per la sua costanza ed attitudine alla guida sul bagnato che per acuti eclatanti (quattro vittorie in SBK in carriera prima di quest’anno), il francese ha ribaltato tutti i pronostici in Qatar con una doppietta autoritaria. Il titolo mondiale è il degno premio per la sua migliore stagione in carriera, impreziosita da cinque vittorie ed altri undici podi.

“Mi sento alla grande, anche se non me sono ancora reso conto del tutto – ha detto – Sono sopraffatto. Ho guidato duro, fluido, e veloce. Non mi sono mai sentito così bene in carriera, specialmente in Gara Due. A metà gara le sensazioni erano fantastiche, non mi sono mai divertito tanto. Ho rallentato un po’ solo negli ultimi cinque giri”.

Ti immaginavi un finale migliore?

“No. Chiudere con due vittorie mette anche a tacere la questione degli ordini di scuderia perché Marco mi ha regalato cinque punti ma ho vinto per sei. Ho dimostrato che, quando serve, posso alzare il mio livello”.

E dire che, dopo Laguna Seca, dovevi recuperare 44 punti…

“Sapevo di potercela fare, ho continuato ad attaccare e Sykes ha continuato a difendersi. Eravamo in gran forma nelle ultime gare, e non abbiamo fatto errori. Ma dovevo fare un passo avanti, e l’ho fatto, quindi sono molto orgoglioso”.

Sei stato spesso tacciato di scarsa aggressività. Cosa diresti ai tuoi critici?

“Alcuni pensano che me ne stia lì a raccogliere punti ed amministrare, ma sono cavolate perché anche solo per finire sul podio devi rischiare. A volte altri sono più veloci, tutto qui. Dovevo arrivare davanti a Tom, e l’ho fatto in diverse gare, sia sull’asciutto che sul bagnato. Per me è una bella impresa. Non mi dispiace non ricevere i favori del pronostico, ma la verità è che ho vinto io. È questo che importa”.

Come hai affrontato questo fine settimana?

“Non ho fatto calcoli. Volevo vincere e basta, ed ha funzionato. È bello essere padrone del mio destino. Mi sono divertito a guidare, anche se non è stato facile”.

Quanto hanno influito le caratteristiche del tracciato?

“Anche a Jerez e Magny Cours, così come qui, più che le caratteristiche del tracciato, è stato il giusto atteggiamento mentale ad aiutarmi. Mi sentivo bene, e la mia famiglia mi ha dato la serenità e fiducia necessari. Dopo l’ultima gara, credevo di poter diventare campione del mondo. E così è stato”.

Com’è vincere il mondiale? Avevi immaginato questo momento?

“A cinque giri dalla fine ho cominciato a pensarci. Quando ho visto di avere tre secondi di vantaggio ho pensato di rallentare un po’, perché stavo andando davvero forte ed ero al limite. Ma quando me la sono presa più con calma sono andato addirittura più veloce. Allora ho capito che era possibile, che ce l’avevo fatta. Anche se all’ultimo giro ho mancato tutti i punti di corda (ride)”.

Cosa ti ha detto Tom Sykes?

“Mi ha detto ‘ben fatto’. Si è comportato da vero sportivo. È molto competitivo, ma anche elegante. È sempre stato così con me. Ci rispettiamo molto, e so quanto sia forte perché mi ha reso la vita difficile, ma io ho fatto altrettanto (ride)”.

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