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MotoGP, Cecchinello: i campioni devono essere bestie

GPONECAR "Casey a volte era terribile, ma i numeri 1 sono speciali, cattivi. La sfida con Jack Miller"

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Lucio Cecchinello è fra i manager di riferimento della MotoGP. Ex pilota, vincitore di Gran Premi, ha avuto, fra gli altri, il merito di portare Casey Stoner nella classe regina.

Come ospite della GPOnecar, invece, si è meritato l'oscar della simpatia per le sue risposte schiette, spontanee e a volte…sopra le righe!

"No, non ho fatto le scarpe a Fausto Gresini - ha risposto alla nostra provocazione - Piuttosto era da anni che provavamo a trovare la quadra giusta per fare due piloti. Ce l'abbiamo fatta con Crutchlow e Miller".

Da pilota a team manager. Il percorso di tanti. Perché?

"Merito o colpa della passione. Ma anche della mia storia: ho iniziato a correre tardi, a 19 anni perché i miei genitori non volevano. Quando sono diventato competitivo ero ormai in età avanzata. Così mi sono detto, se nessuno mi vuole il team me lo faccio io. La squadra mi ha garantito un lavoro per il futuro. Il prossimo anno saranno vent'anni".

Nel 2006, con Casey, Lucio spese più in carenature che in logistica.

"Stoner fece forse 40 cadute per quanto riguarda Miller stiamo lavorando con Honda per avere uno sconto sui ricambi che costano una fortuna. Un semimanubrio vale mille euro!".

E fossero solo quelli i problemi. La leggenda del carattere…particolare di Casey ha fatto il giro del paddock.

"E' esagerato dire che prendeva a calci la moto. C'è stata qualche occasione in cui non ha appoggiato il casco con delicatezza…Ma lo giustifico: a questi livelli per essere i numeri uno devi avere qualcosa di speciale dentro. Devi esser una bestia, in senso buono. Devi essere in conflitto con te stesso. Devi spingerti oltre il limite. Devi essere arrabbiato. Devi avere la cattiveria dentro".

Quello che sembra nascondere Miller...

"Prenderlo è stata una idea dell'HRC, di Suppo. Avallata da Alberto Puig. E' una scommessa, non è normale ciò che faremo. Il primo fattore è che Jack ha 19 anni, il prossimo 20. Il secondo punto è che lui ha guidato delle 600 e fisicamente è prestante. Tutta una serie di considerazioni fatte che hanno portato a dire: proviamo. A me piacciono le sfide ed ho detto: ci sto".

Cecchinello ha provato entrambi i lati della barricata. Quello del vincente in pista e quello del manager sul muretto dei box.

"Vincere un Gran Premio è qualcosa di unico. Il pilota vive in un altro mondo. E' un periodo della vita speciale e la vittoria è una emozione straordinaria che non cambierei con nulla al mondo".

Proprio per nulla. Ecco la risposta di Lucio quando gli abbiamo chiesto se e quando salirà in sella alla Honda ufficiale.

"Provare la RC213V? Ci vuole molta preparazione, ma mi alleno per questo…così se uno dei miei piloti si dovesse fa male io sono pronto!".

Per sentire il resto però dovrete vedere il video, uno dei più divertenti che abbiamo fatto. Anche per scoprire cosa veramente Lucio Cecchinello pensa dei tester improvvisati! Da non perdere  ;-)

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