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SBK, Rea: MotoGP? È più importante vincere

"Il mio obiettivo resta vincere un mondiale. Contento di restare in Superbike"

Bye bye, baby. Dopo sei anni di “matrimonio” in classe regina, Jonathan Rea sta per affrontare le ultime danze con la Honda CBR. Il suo passaggio in Kawasaki, anticipato a Jerez, è ormai noto. Prima però, il nordirlandese vuole chiudere in bellezza la stagione.

“La moto si è comportata bene al venerdì ed abbiamo subito trovato un buon assetto di base – ha detto – Non ho mai chiuso il campionato al terzo posto (posizione che occupa ora, nda) quindi l’obiettivo in queste ultime due gare è di portare a termine ogni manche e chiudere in crescendo. Mi piacerebbe recuperare su Guintoli, ma devo essere realistico e considerare come le Aprilia saranno molto competitive sia qui che in Qatar, dove hanno raccolto molti dati con la ART”.

Al venerdì, Rea è stato anche protagonista di un piccolo, simpatico equivoco con la squadra. “Avevo detto di accorciare la trasmissione ma hanno capito di allungarla, quindi hanno aggiunto un dente – ha raccontato – Pensavo di avere un problema alla frizione (ride), ma poi abbiamo capito il ‘misunderstanding’ e trovato facilmente un buon ritmo”.

Da buon britannico, Rea è un gentiluomo e rispetta un “gentleman agreement”, senza mai parlare più del necessario. Bocca cucita quindi sul suo futuro tra le derivate di serie, ma resta la curiosità riguardo al mancato passaggio in MotoGP, opzione fattibile (con Honda in Aspar).

“Il mio obiettivo principale è quello di diventare campione del mondo, è molto semplice – ha raccontato – Il livello in MotoGP è molto alto, e devi avere una moto factory per essere veramente competitivo. Credevo di meritarmela, ma non tutti la pensavano così. Per come la vedo io, vincere delle gare è fondamentale per mantenere alte le motivazioni.  Sono contento di restare in Superbike. Il livello è alto sia dal punto di vista delle moto che dei piloti”.

Altri suoi colleghi – vedi Eugene Laverty – hanno preso una strada diversa. Ai posteri, come si suol dire, l'ardua sentenza. Certo è che i piloti SBK non hanno storicamente vita facile nel passaggio da un paddock all'altro.

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