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BMW SBK Test: Who watches the Watchmen?

LA PROVA - Tre giri, una Superpole a bordo di sette moto dall'animo controverso quanto esaltante

BMW SBK Test: Who watches the Watchmen?

Quis custodiet ipsos custodes. Chi controlla i controllori? Una frase mi rimbomba per la testa. Giovenale, poeta latino. Domanda annosa, morale, ai limiti del filosofico, in grado di implicare dentro di se un senso di giustizia estremo, responsabile. Chi può definire il controllo delle azioni di chi, per natura, dono, capacità, ha possibilità più elevate?

Troppa filosofia....talvolta è preferibile un "Who watches the watchmen? " Rorschack.

Fallibili, umani, spietati, mutevoli, peccatori. Eroi? Personaggi elitari, con lati più splendenti, ed altri più oscuri...ognuno con la propria anima.


Dove eravamo rimasti? Ore 11.27, Jerez de la Frontera. In fondo alla pit lane, la prima curva in salita. La musica ancora mi rimbomba tra le orecchie. Pochi secondi, attimi veloci ed interminabili nell'attesa, e darò vita ad ognuna delle anime sprigionate nelle sette sorelle che avrò a disposizione. Tre giri, una Superpole alla vecchia maniera, romantica, spietata, come quello smile attraversato da una lacrima di sangue: infingarda e cinica.

Un solo tentativo per capirle, usarle e tirar fuori quel potere che sprigionano, che ne proferiscono un aura, un potenziale ben più elevato, rispetto alle "normali" superbike da strada.

E allora: Who watches the watchmen? Casco sulla mano destra con dentro i guanti. Vedremo se sarò in grado di controllare i controllori.

 

ALLA SCOPERTA DI JEREZ - "Ricordati che anche questa ha il cambio rovesciato". I tecnici BMW mi fanno un cenno. Salgo in sella alla moto di serie. E' una vecchia conoscenza oramai, e sembra strano che userò una delle migliori superbike di serie come apprendista.

Lei mi prenderà per mano per conoscere le curve di Jerez de la Frontera. L'elettronica rende i 190 e oltre cavalli di questa moto estremamente godibile, quasi elettrica, con le sospensioni, come sempre, leggermente troppo morbide in compressione. Non posso dire facile, ma in sella a lei mi sento a casa.

Non devo preccuparmi di conoscerla, è lei che mi accompagna senza pensieri. Prima curva in seconda: la Expo 92, molto più in pendenza di quello che pensavo: non vedi bene l'uscita ma allarga e ti permette di spalancare, fino al tornante secco sulla destra, la Michelin. Fantastico con l'ingresso leggermente in discesa.

Quelli bravi riescono ad entrare molto stretti, poi bisogna sacrificare l'uscita per impostare la destra che porta alla curva quattro, una lunga che ti spara verso il rettilineo, breve - anche troppo - perchè poi arriva la Pons, interminabile, velocissima e lunghissima: scollina e quando pensi che sia il momento giusto per aprire è già quasi troppo tardi: me ne devo ricordare.

Il tornantino, la Dry Sac teatro di numerosi sorpassi, poi tutta la parte veloce, un vero rollercaster da fare in sequenza. Senza respiro, senza fiato, assolutamente adrenalinico, per poi catapultarsi sull'ultimo tornante, La Ducados: vedo una buca proprio all'ingresso.

E qui Valentino e Marquez hanno fatto quegli ingressi su Sete e Jorge?


Scendo e attendo l'arrivo della prima delle sei sorelle da gara che condurrò.

S1000RR EWC TEAM PENZ13.COM - Solo tre giri per imparare la pista? Assolutamente troppo pochi. Eppure Jerez è una pista che può darmi delle soddisfazioni. Arriva la moto del team Penz13.com, corre nel campionato Endurance classe Stock.

Mi soffermo a vedere i meccanici che lavorano in perfetta sinergia. E' il mio turno, si comincia. Sembra puntata in avanti, dietro è molto rigida fin da ferma. Non sono comodissimo, considerando anche la mia statura di 168cm.

In compenso però mi piace la posizione dei manubri ed anche il serbatoio da 24 litri non mi ingombra. In quei momenti però, sono le primissime emozioni che ti possono offrire un'idea: bastano le prime pieghe per capire se litigherò con questa moto o mi esalterà. Questa Endurance ha un'anima fluida, non cattiva.

Sembra una moto che ne ha viste tante nella propria vita. La frizione è dura, così come la cambiata. Sgrana le marce con rapporti più corti, e progredisce forte, il motore tira bene, è brioso, ma non c'è quella botta di adrenalina che attendevo, che volevo.

Però, quanto è ben piantata sull'anteriore. Mi accompagna in ingresso curva, ma serve un pò di forza, così come in frenata. La sua vita non si conteggia in minuti, quanto in ore: monta pastiglie evidentemente meno aggressive, ma in grado di durare fino a sei ore di gara.

Sei Gufo Notturno II: disposta a compromessi, ma dall'animo nobile. Un'avventuriera come deve essere una Endurance. Il meglio però, deve ancora venire...

 

S1000RR IDM STK TEAM WILBERS - Inizio a capire un pochino questo circuito di Jerez: certo, andarci forte è altra cosa. Il test però prosegue senza sosta, senza fiato.

Eil turno della moto di Lucy Gloeckner, ragazza che ha le mie stesse quote. Salgo in sella: dove sei stata fino ad oggi? Sei perfetta! Una sensazione mai provata. Diavolo se sono alte le pedane. E' un bene, ma giusto per me, e la triangolazione è assolutamente perfetta. Mai nella mia carriera ho avuto quella sensazione immediata che ti fa pensare "ora ci divertiamo fino in fondo". Calza gomme Dunlop.

Questa Stock ha come base la HP4 con sospensioni semiattive regolate dal team per poter avere la perfetta sinergia con queste calzature. Poche curve e gli occhi brillano. Questa moto è straordinaria: scende in piega alla velocità della luce, sopratutto nella prima fase di inserimento.

Entro cattivo, spalanco senza esitazioni, e nel time-lap mi diverto veramente fino in fondo. Vedo la Pons in lontananza: freno il più tardi possibile. Quasi esagero ma quando senti quelle sensazioni in testa c'è poco da fare. La Pons poi, quella lunga che scollina è estasi, non vi è altra definizione.

Tu me lo consenti, mi fai sentire bene, ed io spalanco prestissimo, con l'anteriore che in uscita vuol puntare il cielo. Nella parte veloce poi è pura esaltazione: non ho nemmeno bisogno di muovermi dalla sella, ho il ginocchio sempre più chiuso verso il serbatoio. L'anteriore anche qui galleggia un poco in rettilineo: non è un problema, questa moto sembra pensata sulle mie richieste. Ragiona in maniera elettrizzante, sovrumana.

E poi, come mi trascina fuori con grinta ed energia, con il posteriore che tende alla derapata, e quella spia che lampeggia sul cruscotto!

Tu sei come Ozymandias, intellettuale e spietata: le sue dimensioni la rendono moto per pochi, quasi elitaria, ma io mi trovo tra le mani una moto mia fino in fondo, che deve essere spietatamente capita. Solo tre giri con questa moto. Rientrare ai box non è mai stato cosi spietato.

 

S1000RR IDM SBK TEAM VAN ZON - Ho ancora l'amaro in bocca per aver lasciato la STK IDM, ma per fortuna arriva immediatamente la regina delle Superbike tedesche, la numero Uno del campionato tedesco portata all'alloro da Markus Reiterberger.

Sensazioni contrastanti una volta in sella. Già dalla pit-lane avverto una moto più grande, con dimensioni più generose. Eppure, una volta in pista, nel mio giro veloce la trovo inaspettatamente "naturale".

Tecnicamente è ottima: sembra molto alta e da questo punto di vista mi ricorda la prima moto di Marco Melandri. Mi piace: ha un tiro potentissimo, ma non è indomabile, non si ribella in maniera scorbutica.

Esco dall'ultima curva, spalanco e la trazione mi tira come un proiettile: Ha uno di quei tiri che fanno pulsare i palmi delle mani: duro, puro.

Davanti è solida come poche volte ho incontrato: Affonda il giusto, con una prima fase leggermente più dura, per poi chiudere bene, sopratutto quando si è in fase avanzata di ingresso.

Sei una regina, e non a caso. Come il primo Gufo Notturno, sei un supereroe puro grazie al proprio affinamento tecnico.




S1000RR SBK EVO TEAM MOTORRAD ITALIA - Il caldo è di quelli estivi a Jerez, e mi idrato un poco con una bottiglietta d'acqua. Come un pilota ufficiale, ora mi trovo nel box sei, quello di Sylvain Barrier, con la sua sedia.

E' il mio turno, devo provare il supereroe che corre nel campionato del mondo Superbike.

Io e te abbiamo avuto un rapporto tormentato: belva indomabile negli anni passati, decisamente scomoda nella triangolazione per le volontà e le dimensioni di Sylvain che, tutto tranquillo, mi osserva sornione. Stavolta la storia è diversa: in sella sono comodo.

La posizione dei semi manubri mi piace, ed anche la distanza tra pedane e sella non è proibitiva. Vuoi vedere che questa volta mi divertirò fino in fondo?

Fin da subito capisco che la musica è cambiata. Il motore tira molto meglio rispetto alle sorelle appena provate: è fantastico, appuntito ma al contempo progressivo.

Il tiro è uno screamer, urla, non come la factory di Melandri e Davies dello scorso anno, quando tagliava due cilindri in apertura. La ciclistica è di un livello superiore, non ci sono dubbi. E' una moto pensata per dare il massimo della trazione, con l'anteriore piuttosto alto, e meno puntato rispetto alle altre.

Guidare questa moto è un'emozione: diretta, filante come non mai, assoluta, inflessibile. A livello di emozioni te la giochi con l'esemplare di Lucy, anche se hai un carattere diverso, quasi opposto. Ancora una volta c'è lei, la curva Pons con l'anteriore che sale e si impenna: seconda, terza, quarta e finalmente l'anteriore poggia.

Il sorriso si spalanca dentro il casco, mentre allungo in maniera progressiva ma al contempo, talmente veloce che l'adrenalina quasi ti schizza al cervello tanto è veloce la reazione nel prendere i giri. La forcella lavora in maniera che definire equilibrata è poco. Inserisco con i freni ben pinzati fin dentro la curva, la moto non si scompone ma mi asseconda. L'elettronica poi, sempre al mio servizio.

O forse sono io al suo? Già perchè questa moto è assolutamente imperturbabile nella sua assolutezza. Si, questa moto è un vero paladino. "Non sono io rinchiuso qui dentro con voi, siete voi rinchiusi qui dentro con me" (cit): La SBK EVO di Barrier è Rorschach. E questa volta, rispetto a quanto fatto ad Imola, ti ho domato.




S1000RR BSB TEAM BUILDBASE - Scendo da quel capolavoro che è la moto del team Motorrad Italia e mi attende nel box sette, beffarda e cattiva, la Superbike di Kiyonari. Corre nel campionato inglese Superbike, il BSB, ha la centralina Motec.

Ma sopratutto, tu hai carattere da bastarda, e ce l'hai ben scritto anche sulla piastra di sterzo.

"NO TC, remember" mi dice il meccanico. Figuriamoci se mi scordo che non ho nessun controllo di trazione con 208 cavalli a disposizione.

Semi manubri molto larghi, dashboard completamente digitale che fa molto Motogp. La senti in sella come una moto equilibrata. Sembra quasi mansueta, non puntata sull'anteriore, con una ripartizione dei pesi ben equilibrata. Mansueta?!

Tu sei una tigre pronta a saltare, a disarcionare. Eppure, in pista, dopo un avvio più guardingo, mi sorprende lo sterzo. Diavolo, la piastra sembra letteralmente saldata, e l'anteriore è piantato a terra come non mai.

Il motore sembra più mansueto ai medi regimi. Non mi faccio ingannare, perchè sei beffardo, cinico, ed infatti in alto tira come un ossesso. E' affilato come una lama di un coltello e devo compensare per non farla impennare, ma al contempo ha una trazione veramente eccellente. Le sospensioni di casa Bitubo lavorano egregiamente, tanto da permettermi ingressi anche qui eccelsi.

La moto dal punto di vista ciclistico si avvicina a quella di Sylvain. La Superbike BSB ha un carattere cinico, nichilista, con una personalità un pò saccente. In un mondo fatto di elettronica, lei non li vuole. Un supereroe beffardo con un livello elevatissimo.

Si, la moto di Kiyonari è il Comico, pronta a lanciare il suo smile dopo averti castigato. Questa volta però, quel sorriso beffardo non si è svelato.




S1000 RR IOMTT TEAM HAWK- Ne manca solo una, quella che si distingue dalle altre. Lei non corre in pista, ma brama le strade. Il suo cavaliere è Michael Dunlop, in grado di stabilire il nuovo record sul giro del Tourist Trophy, con una media di 211 km/h.

Il cuore è quello della moto 2013 di Melandri, ma non l'elettronica. Parliamo di circa 230 cavalli. Proprio lui, il nuovo re del Tourist Trophy mi da la sua personalissima benedizione. Ok, vediamo come va questo mostro sputafuoco.

Una moto che presenta una rapportatura delle marce più lunga, tanto da utilizzare sempre una marcia in meno rispetto alle altre sorelle. Anche le sospensioni sono più morbide in compressione. E' chiaro, con un'anima stradale, deve coprire al meglio le asperità del manto stradale, non le superfici lisce della pista. Nonostante questo, il motore tira come pochi, fluido, eclettico, elettrico.

Arrivo alle staccate con il posteriore che tende a muoversi un pò troppo, ed a scomporsi leggermente quando lascio i freni a centro curva. Quanta maneggevolezza però, sembra incredibile che una moto pensata per un pilota dalla stazza ben più grande della mia sia cosi: inserisco in curva in maniera un poco nervosa è vero, ma risponde sempre in maniera chiara, sibillina.

Sembra facile e, per certi versi, sembra incredibile che sia la regina di una corsa come il TT. Probabilmente il segreto sta proprio in questo: morbida, facile, chiara, netta. Oltre ad esser portata da Michael.

Si, la moto del team Hawk è una moto assoluta, superiore di razza, ma non del tutto nel suo ambiente naturale. Tu, dominatrice dell'Isola di Man, provieni da un altro mondo, sei un supereroe di razza, come il dottor Manhattan.

 

CONCLUSIONI - Scendo dall'ultimo esemplare, con l'amaro in bocca, dettato da quel senso di privilegio che però è durato fin troppo poco.

Il privilegio di poter guidare moto talmente superiori nelle loro fattezze da essere incredibilmente sfruttabili, divertenti, emozionanti. Questi esemplari non sono supereroi per doti metafisiche, per superpoteri.

Sono il processo di una evoluzione tecnica fantastica, che li pone per questo ad un livello superiore della razza. Hanno personalità, possono essere crudeli, affabili, ciniche, gestibili, dotate di una profonda psicologia.

Oggi si son lasciate cavalcare, guidare. Mi hanno permesso di essere un vero e proprio controllore, un pilota per un giorno in grado di tirar fuori parte del loro potenziale, qualcuna di più, qualcuna di meno....

Oggi posso dirlo: Who Watch the Watchmen? Today I watch the Watchmen....ed è stata un'esperienza incredibile.

 

Abbiamo messo alla prova queste sette sorelle di casa BMW Motorrad sul circuito di Jerez con i seguenti capi Dainese:

AGV CORSA

 

Anziché progettare a partire dalla calotta esterna, AGV STANDARDS, modello del quale il CORSA fa parte, inizia dalla testa del pilota le cui misure sono tradotte in un formato digitale, tramite una scansione laser. La scansione tridimensionale è una tecnologia estrememante precisa (al decimo di millimetro) che permette la trasformazione in dati digitali delle forme antropomorfe e successivamente condurre studi puntuali sulla fisionomia umana che sono il punto di partenza per la progettazione delle parti del casco a contatto con il viso. Il casco, riprodotto in tutte le sue parti mediante un modello matematico, consente l’effettuazione di analisi FEM (Analisi agli Elementi finiti) che simula al computer una serie di crash test che riproducono non solo i test di omologazione ma anche prove secondo i più severi standard di AGV.

 

FULL METAL PRO

 

Tutta la tecnologia e l’esperienza maturata da Dainese nelle corse e nella collaborazione con i grandi campioni del motociclismo ha portato allo sviluppo di questo guanto racing dal livello di sicurezza elevatissimo, e che mantiene allo stesso tempo un grande comfort di guida. Costruito utilizzando i materiali più resistenti e all’avanguardia, come titanio, fibra di carbonio, filo di Kevlar®, per consentire un’elevatissima resistenza all’abrasione e all’assorbimento degli impatti, presenta soluzioni tecniche frutto dello studio ergonomico e dei punti più sollecitati in caso di caduta.

 

 

TORQUE PRO OUT D-WP

 

Tecnologia e design aggressivo si fondono in questo stivale racing in Lorica® dall’elevato livello di sicurezza, grazie al sistema antisupinazione snodato DAxial in TPU, tallone ammortizzato per ridurre gli impatti da compressione, inserti in acciaio su fianchi e tallone ed in nylon su pianta e punta. Versatilità nell’utilizzo su strada in ogni condizione climatica grazie all’interno impermeabile in D-WP, ma anche comfort attraverso la regolazione del polpaccio che consente una corretta vestibilità. Suola a texture differenziata ed inserti in TPU sul fianco interno consentono un grip elevato durante la guida

 

LAGUNA SECA PRO prof ESTIVA

 

Innovazione e funzionalità: nella tuta Laguna Seca Pro estiva, un design essenziale e moderno si fonde con soluzioni tecniche frutto di decenni di esperienza maturata con i campioni del motociclismo. Eccellenza nella protezione grazie alle spalle coiniettate con inserti in alluminio, protezioni composite su gomiti, ginocchia e tibie fanno di questa tuta confezioanta nella speciale pelle D-Skin, un capo estremamente tecnico. Ergonomia e mobilità sono assicurate grazie ad elastici biassiali, aggancio tuta-stivale, agli inserti in tessuto S1. Gobba aerodinamica con prese d’aria, foratura piazzata e la fodera removibile NanoFeel consentono un comfort elevato anche nella guida più sportiva.

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