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MotoGP, Brivio: nuova sfida? "Creare" un campione

"Rossi venne in Yamaha già pluri-titolato. Nel 2015 due piloti forti, da annunciare prima di Motegi"

Non manca molto al ritorno a tempo pieno di Davide Brivio in MotoGP, anche se, assicura, “le corse non le ho mai lasciate veramente”. Dopo anni da team manager in Yamaha (e quattro titoli mondiali vinti con Valentino Rossi, oltre a uno con Lorenzo), il lombardo ha raccolto la difficile sfida di riportare Suzuki ai piani alti della MotoGP dopo tre anni di assenza. Al Mugello, dove la squadra si è recata per tre giorni di test (interrotti anzitempo dalla caduta di Randy De Puniet, qui la FOTOGALLERY) pur senza rivelare i tempi sul giro, Brivio ha condiviso le sue opinioni sul nuovo progetto.

“Quest’anno avevamo un piano corposo per quanto riguarda i test, ma abbiamo perso tanto tempo a causa del meteo – ha raccontato – In Argentina non siamo riusciti a fare un giro sull’asciutto, ed anche a Austin abbiamo perso il lunedì. A Phillip Island faceva troppo freddo, ed anche qui siamo costretti a saltare un giorno. Come tempo passato in pista, poteva andare meglio. Ma la moto va bene sia a livello di telaio, per il quale qui abbiamo portato uno step evolutivo, che di guidabilità e maneggevolezza”.

Qual è l’area più critica attualmente?

“Dobbiamo lavorare ancora molto sull’elettronica. Abbiamo cominciato ad usare Magneti Marelli un anno fa, e ci siamo presi il 2014 per svilupparla, per poi verificare le prestazioni del motore insieme ai nostri avversari”.

È confermato il debutto in gara a Valencia con Randy De Puniet come wild-card?

“L’idea è quella. Ci servirà anche per preparare al meglio i tre giorni di test successivi”.

Com’è strutturato il processo di sviluppo?

“Abbiamo sostanzialmente tre collaudatori. Randy, poi Aoki che è il nostro tester storico, al quale si è aggiunto Tsuda, che corre nella SBK giapponese con Suzuki. Sostanzialmente abbiamo una doppia attività: De Puniet è il nostro collaudatore ‘occidentale’, mentre gli altri due provano in Giappone ogni volta che è possibile. Con De Puniet ci troviamo bene, ha molta esperienza avendo guidato tante moto in carriera, è sensibile e sempre molto chiaro nell’esprimere il suo feedback”.

Quali sono i vantaggi di un approccio come il vostro, più cauto, diciamo, rispetto a quello per esempio di Aprilia?

“Suzuki non corre dalla fine del 2011, cosa che ha consentito di ridisegnare la moto da zero. È cambiata la configurazione del motore, passando da un 4 cilindri a V ad un 4 cilindri in linea. Anche la moto in sé è molto più compatta, anche rispetto alla 800. Il piano originale era progettare nel 2012, collaudare nel 2013, e correre quest’anno. Abbiamo deciso di prenderci più tempo per sviluppare soprattutto l’elettronica. Saremo più pronti, ma in un certo senso lo sviluppo vero ci sarà solo una volta che saremo in pista con i nostri rivali”.

Che cosa ti aspetti da questa sfida?

“Molte difficoltà, perché entriamo in punta di piedi, da sfidanti, in un ambiente molto competitivo. Honda e Yamaha sono al vertice da anni, e Ducati, nonostante la spinta ulteriore ricevuta dal ‘nuovo corso’ che hanno imboccato, fatica da anni per raggiungerle. Il regolamento per il 2016 in questo senso rappresenta un’opportunità perché può ri-bilanciare alcuni valori, ma noi comunque dovevamo rientrare. Prima partiamo e poi cominciamo a capire dove dobbiamo lavorare”.

Che ne pensi del cambio di fornitore di pneumatici?

“Tutti i team stanno cominciando a provarle, credo che Yamaha e Honda lo abbiano già fatto, e forse anche Ducati. Noi cominceremo a provarle in Giappone. Tutti stanno facendo un primo assaggio, ma penso che dai test a Sepang a febbraio 2015 questo lavoro si intensificherà”.

Sei nella MotoGP ormai da tanto tempo. Noti alcune differenze sostanziali rispetto ai tuoi ultimi anni da team manager?

“Non l’ho mai lasciata veramente, ma la MotoGP sta cambiando, si sta evolvendo. Ci sono due esigenze principali. Le case vogliono investire sulla tecnologia, il promoter vuole lo spettacolo. Mettere d’accordo le Case su tutto è difficile, ed in alcune situazioni prevale lo show, ma credo che lo spettacolo sportivo offerto attualmente sia di alto livello”.

Come futuri piloti si parla da tempo di Maverick Viñales ed Aleix Espargaró, ma quando arriverà un annuncio sui nomi?

“Tra Aragon e Motegi. Sono molto contento della scelta che abbiamo fatto in questo senso. È diversa, è una nuova sfida, quella di ‘creare’ un campione invece che prendere il pilota pluri-titolato. Molto dipende dalla motivazione, dalla voglia, e dal talento”.

Una situazione diversa, ma non in tutto, rispetto ad esempio a quanto fatto con l’ingaggio di Rossi in Yamaha…

“Nel 2004 trovammo un 'folle', che era Valentino. Nel senso che fu molto coraggioso, lasciando una situazione quasi perfetta per andare verso l’incerto. Poi fu la sua consacrazione, ma intanto ebbe il coraggio di farlo, mentre altri in passato sono rimasti in situazioni più conservative. Dipende molto dalle situazioni del momento, ma allora Yamaha e Valentino trovarono gli stessi obiettivi, e si sposarono perfettamente. Io credo molto nella nostra scelta per l’anno prossimo, ma si tratta di una situazione diversa. Abbiamo due piloti forti, starà a noi mettergli a disposizione una moto competitiva”.

Come valuti la tendenza recente a “pescare dal vivaio”, magari anche direttamente dalla Moto3 come ha fatto Honda?

“Credo che Marquez abbia creato questa psicologia. Siamo davanti ad un cambio generazionale, Marc è il nuovo, mentre Valentino, e Pedrosa e Lorenzo nonostante siano ancora giovani, rappresenta la vecchia generazione. Credo che tutti cerchino di anticipare i tempi, e comunque Honda può permettersi di correre dei rischi per preparare quello che potrebbe essere il sostituto di Pedrosa”.

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