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MotoGP, Misano: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Rossi si trasforma nel pope di Misano, Marquez all'inferno e i progressi Ducati

La messa cantata di Misano è stata celebrata da Valentino XLVI. Al posto della mitra un casco multicolore, e la veste talare era in pelle. Non c’è stato però bisogno di interventi dall’alto o riti voodoo: Rossi da casa si è portato il suo polso destro, che basta e avanza. Contenti i tifosi, benedetti con lo spumante dal podio.

Il piccolo diavolo è stato ricacciato per una volta nell’inferno dei gironi inferiori della classifica, e il Dottore ha compiuto un esorcismo che sembrava impossibile. Si sono salvati i satanassi rossi della Ducati, anche per i peccatori c’è un posto in paradiso.

IL BELLO – Quando vincono gli altri è una festa, quando vince lui è un evento. Non c’è neanche bisogno di nominare Valentino Rossi, si capisce ugualmente. Non avrebbe più nulla da dimostrare, eppure è sembrato un ragazzino in cerca della prima vittoria. Di quelli che sanno che bisogna lavorare per arrivare in alto. Peccato che abbia già 9 titoli mondiali e una storia di successi lunga come la Treccani. Rimane il simbolo della MotoGP, che ha bisogno di lui come dell’acqua nel deserto.

IL BRUTTO – Dei magnifici quattro è l’unico ancora a bocca asciutta. Anche a Misano Jorge Lorenzo si è dovuto arrendere a qualcuno più forte di lui. Saranno le gomme, sarà il nervosismo o il malocchio lanciato dagli avversari, ma c’è sempre qualcosa che va storto. Il primo a non accontentarsi è lui, e si è risollevato da situazione bene peggiori.

Valentino RossiIL CATTIVO – Benvenuti nella MotoGP, dove la parola data vale quanto una promessa scritta sul bagnasciuga. C’è cascato Miller, poi Baz e non siamo certo alla fine. Forse tutto è bene quel che finisce bene, ma l’immagine del campionato non ci guadagna di certo.

LA CONFERMA – Con gli avanzi Gigi Dall’Igna ha fatto un piatto da gran gourmet, portato in tavola da Dovizioso e Iannone. Bravi i piloti che non si sono mai arresi e qualche soddisfazione se la tolgono ogni domenica. Avanti così, perché Aragon è vicina e nella cucina di Borgo Panigale sono arrivati ingredienti freschi.

Andrea DoviziosoLA DELUSIONE – A Tokyo dovrebbero fare una statua con le fattezze di Marquez. Per una volta che il gatto ha mancato la presa e i topi non hanno continuato le danze. Pedrosa ha faticato a regolare le Ducati, Bradl ha dato altro lavoro ai ricambisti e Bautista è arrivato al traguardo dopo un’eternità. La Honda sarà anche la moto migliore, ma bisogna saperla guidare.

L’ERRORE – Il Marquez romagnolo ha voluto fare lo sborone, per dirla con Rossi, e gli è andata male. Ha sbagliato? No, perché i campioni guidano così, senza accontentarsi e lasciando la calcolatrice ai box. Risalire in sella e buttarsi alla caccia del punticino finale conferma l’istinto da predatore. Il ringraziamento ai commissari – che però non potrebbero spingere la moto in pista – mostrano che è un signore.

Marc MarquezLA SORPRESA – È mancato il tricolore sul podio, ma in Moto3 il nostro futuro sembra assicurato. Bastianini ha raddrizzato in gara un fine settimana nato male, ma la sorpresa è stata Andrea Migno. La simpatia non gli manca e neanche il polso destro.

IL SORPASSO – C’è poco da fare, metti Rossi e Marquez vicini e qualcosa di buon salta sempre fuori. Non c’è traccia di rissa da strada, solo della nobile arte del pugilato. Bel round, peccato sia durato poco.

LA CURIOSITA’ – Calcio e motori si sono gemellati. A Misano è nato lo Juventus Club MotoGP. A capo il prezzemolino Loris Capirossi: “finalmente sono anch’io presidente di qualcosa”, ha scherzato con Andrea Agnelli e Pirlo alla presentazione.

IO L’AVEVO DETTO –Ripetere Silverstone? È praticamente impossibile”. Dovizioso aveva ragione, ha fatto meglio.



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