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MotoGP, Indianapolis: il Bello, il Brutto e il Cattivo

I superpoteri di Marquez sconfiggono Rossi e Lorenzo. Il razzo fragile Ducati e il ritorno di Fenati

È stato un vero peccato che le tribune fossero praticamente vuote, perché lo spettacolo di Indy valeva il prezzo – basso – del biglietto fino all’ultimo cent. Capitain America Marquez ha fatto piazza pulita di tutti i cattivi ancora una volta, e dire che Rossi e Lorenzo avevano nuovi superpoteri per metterlo in difficoltà. Ci ha provato anche Ducati, che in collaborazione con la Nasa ha in progetto di lanciare la sua Desmosedici nello spazio usando come rampa di lancio il rettilineo del Motor Speedway.

È andata male, il bene trionfa sempre ma ci sono altre otto puntate per cercare di fare almeno uno sgambetto a Marc. Del resto la Honda è il destriero perfetto e non più solo in MotoGP. “Sul dritto vanno il triplo”, ha scosso la testa Fenati dopo avere perso in volata contro Vazquez.

IL BELLO – Alla faccia di chi considera dei fighetti i piloti della MotoGP e dei veri uomini tutti gli altri. Per una decina di giri hanno trasformato il catino di Indy in un girone infernale in cui la pena più crudele era staccare prima degli altri. Sportellate, linee impossibili, scie per nulla chimiche. Tutto questo finché Marquez non ha deciso che il gioco era durato troppo. Magari la prossima volta farà durare la ricreazione n po’ più a lungo.

Non ci siamo dimenticati di Fenati, cinghialotto dal cervello fine che si è arreso solo al motore della Honda e al peso piuma di Vazquez. Strategia perfetta quella di Romano, ma ai cavalli non si comanda. E dire che quando era lui a guidare la moto giapponese in rettilineo era tutt’altra cosa.

IL BRUTTO – La capienza del Motor Speedway è di circa 400mila posti, sgabello in più sgabello in meno, Dorna dice che erano circa 60mila quelli occupati. Cifre ottimistiche a parte, le tribune erano l’immagine del vuoto pneumatico che riflette l’interesse degli americani per la MotoGP. A rendere il quadro ancora più triste, la notizia del ritiro anticipato di Colin Edwards, se così sarà e non lo rivedremo ancora in pista. Una confusione che il veterano non merita e per lui neanche una conferenza stampa di addio. Come una vecchia moto, dimenticata in garage.

IL CATTIVO – Di questa cattiveria non ci stancheremmo mai. Valentino Rossi ha messo in mostra tutto il suo repertorio di trucchi e segreti assortiti. Il coniglio non è uscito dal cilindro ma si sono viste le orecchie. Dovi ha avuto la peggio ma tutto si è risolto con un sorriso. Il Dottore ha provato un’estasi tra il fisico e il mistico, noi pure. Il Nirvana è più vicino.

LA DELUSIONE – Per chi non se ne fosse accorto - ed è giustificato - anche Dani Pedrosa ha corso a Indianapolis. Non era facile, la Honda numero 26 ha vagato in circuito come se ci fosse la nebbia. Lo spagnolo i fari non li ha accesi neanche un minuto e il quarto posto è solo un compitino portato a termine senza slanci. Se vuole essere il primo rivale di Marquez è ora che cambi marcia.

LA CONFERMA – L’unico che pensa che possa perdere prima di arrivare a un GP è lui. Rossi, scherzava nel dopogara: “adesso vado a chiedere a Marquez se pensa di potere vincere il mondiale”. Neanche le vacanze sono riuscite a destabilizzare Marc e forse non ci riuscirebbe neppure un terremoto. Questa volta ha deciso di prendersela con calma e lo spettacolo ci ha guadagnato.

L’ERRORE – Manca sempre una carta a Lorenzo per chiudere quella scala reale che una volta si trovava sempre servita. A Indy è stata la partenza, ma Jorge si è comunque fatto valere e il suo percorso di rinascita sembra essere vicino al capolinea. Meglio tardi che mai.

È giovane e qualche sbavatura è comprensibile. Enea Bastianini si è fatto prendere dalla foga ma la rimonta è stata la giusta reazione. Non ne dubitavamo.

LA SORPRESA – Vedere tre italiani davanti a tutti, con due su altrettante Ducati, ci ha fatto pensare che la nostra acqua fosse stata sostituita con vodka. È stata una bella sbronza, anche se è durato poco più di un giro. In Ducati stanno premendo sulle evoluzioni e Dovizioso e Iannone sono la coppia giusta per loro. Il nuovo motore è un razzo, peccato abbia il vizio di bucare i carter. Il 2015 si avvicina.

IL SORPASSO – Per Marquez quello più bello è stato il doppio ai danni di Valentino e Lorenzo. In verità c’è l’imbarazzo della scelta, a seconda che apprezziate i modi bruschi o quelli gentili. Senza dimenticare i ‘piccoli’ della Moto3, ottimo aperitivo per la classe regina.

LA CURIOSITA’ – Sei secondi, questa la differenza tra la pole position 2014 e quella 2013. Un solo numero che descrive la trasformazione di Indy. Non proprio da brutta anatroccolo a cigno, ma bisogna sapersi accontentare.

IO L’AVEVO DETTO –Per la Honda era meglio prima, dopo le modifiche Indianapolis è diventata un pista Yamaha”. Peccato che la Honda la guidi Marquez, a cui appartengono queste parole.

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