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MotoGP, Rainey torna in pista per salvare gli USA

Il campione vicino all'acquisizione della società che organizza il campionato AMA, con l'appoggio di Dorna

Per costruire il futuro, bisogna guardare al passato e ai propri eroi. Se Kevin Schwantz aveva lavorato duramente per promuovere il GP di Austin, ora è la volta di Wayne Rainey. Voci si rincorrono negli States che l’ex iridato della 500 sia infatti vicino ad acquisire la Daytona Motorsport Group, società che organizza il campionato nazionale AMA. Si vocifera anche che l’operazione sia vista con grande simpatia da parte della Dorna, che potrebbe essere interessata a seguire la cosa molto da vicino.

Un'altra soluzione, invece, potrebbe essere quella di realizzare un campionato propedeutico, simile a Rookies Cup e Talent Cup. Piloti giovani, moto uguali per tutti e una corsia di accesso preferenziale per il Mondiale.

Per il momento, però, sono solo voci. Nessuna conferma ufficiale.

Della crisi del movimento motociclistico americano avevamo parlato poco fa, prendendo spunto dal fatto che a Brno non ci sarà nessun pilota statunitense in gara per la MotoGP. La cosa più grave, però, è che gli americani sono spariti anche dalle classi inferiori (Josh Herrin a parte). Il problema è quanto mai grave e nasce dalla situazione del campionato nazionale, l’AMA, ormai solo più l’ombra di se stesso e non la fucina di talenti che era stato in passato.

Incominciamo con qualche precisazione, innanzitutto il marchio AMA è ormai solo una vuota etichetta di un campionato che la Federazione americano ha consegnato nelle mani di una società esterna, la Daytona Motorsport Group, che non sembra gestirlo al meglio. Il calendario di quest’anno, annunciato in inverno, era solamente di cinque gare, per di più corse tutte sulla Costa Est, quando il più grande mercato motociclistico americano è a Ovest, ed ha nella California il suo centro.

Si è poi corsi ai ripari aggiungendo una sesta tappa a Laguna Seca, che però non ha cambiato troppo le cose. La copertura televisiva è inesistente, le Case hanno abbandonato il campionato (l’ultima in ordine di tempo EBR, che ha scelto il Mondiale SBK) e anche i grandi team non esistono più, l’ultima defezione è stata quella della squadra di Michael Jordan, che era sponsorizzata dalla National Guard.

Qualcuno ha cercato di correre ai ripari ed è nato una specie di campionato parallelo su tre gare (due in California e una nello Utah) da corrersi nei due mesi di stop dell’AMA fra la prima e la seconda tappa. Per questo evento è anche garantita la copertura televisiva ma è ancora troppo poco per pensare di rilanciare il motociclismo a stelle e strisce.

Per i giovani piloti che vogliono provare arrivare al Mondiale, l’unica soluzione al momento è quella di emigrare in Europa. Una soluzione che però richiede un portafoglio molto gonfio. Si tratta di un bel problema per la Dorna, che si trova con due GP in calendario negli USA e neppure un pilota di casa per attirare il pubblico.

Ecco perché la società spagnola sta appoggiando Rainey per rifondare il campionato nazionale. L’obiettivo è farlo tornare quella scuola che ha aperto la strada all’invasione a stelle e strisce a partire dagli anni ’70. Forse il nuovo corso potrà iniziare molto presto, già dal 2015.

E per una volta, sarà l’Europa a salvare l’America. Il problema è uno solo: ma l'America vuole essere salvata?

"Io penso che non valga la pena sprecare tempo ed energie qui - afferma Livio Suppo, team principal della HRC - culturalmente il popolo americano è troppo distante da noi. Ci ha provato anche la F.1 a sfondare, senza riuscirci, nonostante avesse più denaro e le case automobilistiche alle spalle. Il nostro sport appare troppo sofisticato ai loro occhi".

In effetti ci ha provato, nel recente passato, anche Kenny Roberts, che nel mondo delle corse made in USA, al di là dei tre titoli conquistati, è una icona. Eppure neanche King Kenny è riuscito a trovare un dollaro, tanto che alla fine è stato costretto a chiudere il team. Magari però i tempi sono cambiati.

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