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MotoGP, Roberts & Co.: c'era una volta l'America

A Indy l'ultimo GP con un americano in pista. Una epopea iniziata nel 1976

Il Gran Premio di Indianapolis potrebbe essere l'ultimo con un pilota americano in pista nella classe regina dal lontano 1976, anno in cui Pat Hennen battezzò in Finlandia il primo successo di un pilota a stelle e strisce in 500.

Con Nicky Hayden assente per i postumi dell'operazione al polso destro, cosa che peraltro getta un'ombra profonda sul prosieguo della sua carriera, il GP di Indy vedrà Texas Tornado correre la sua ultima gara di casa ed anche una delle ultime in MotoGP, visto che dal GP di Brno sarà sostituito molto probabilmente da Alex De Angelis.

La fine di un'era che ha dato al motociclismo ben 154 vittorie in Gran Premio e ben 15 titoli iridati.

Se Hennen, la cui carierà si arrestò bruscamente al TT, fu il primo a piantare la bandiera, il capostipite dei cow boy fu senza dubbio King Kenny che dominò il mondiale dal 1978 al 1980.

Fu lui ad introdurre la nuova tecnica di guida che, clonata dallo short track, prevedeva di far girare la moto facendo derapare la gomma posteriore.

Negli ultimi tempi il filone d'oro si era esaurito con gli ultimi fuochi di Kenny junior e poi, con l'ultimo titolo di Nicky Hayden del 2006.

Brace che Ben Spies non è riuscito a ravvivare.

Carmelo Ezpeleta, Lawson, Spencer, Roberts jr. Hayden, Claude Denis,Rainey, Roberts sr. e Schwantz

Un bel problema con la Dorna che, con due Gran Premi negli Stati Uniti ora si ritrova senza un pilota americano da lanciare.

L'unico ancora in pista, ma nella Moto2, è Josh Herrin, ed è allarme come per la mancanza ai vertici di campioni australiani, cosa che sta spingendo Jack Miller dalla Moto3 alla MotoGP per attirare i tifosi 'down under' a Phillip Island.

 

 

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