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SBK, Laguna Seca: il Bello, il Brutto, il Cattivo

Sykes si conferma nello sprint e vola a +44. Melandri e Giugliano contenti a metà. Rea fa quel che può

Il lontano Ovest, terra di conquista e frontiera, forse non più selvaggia ma ciononostante seducente. A Laguna Seca, il pertinace pioniere Tom Sykes ha battuto nuovi sentieri fino a trovare l'oro sottoforma di un terzo posto ed una vittoria che lo proiettano a 44 punti di vantaggio a soli quattro GP dal termine. Spedizione tutto sommato riuscita anche a Sylvain Guintoli, anche senza trovare un bottino altrettanto pregiato. Il francese resta aggrappato ad un barlume di speranza, con 200 punti ancora da raccogliere. Si distrae invece ad un passo dalla meta Marco Melandri, comunque determinato come raramente quest'anno, e, in minor misura, Davide Giugliano. Ad approfittarne, il solito, lucido, cinico Jonathan Rea.

IL BELLO – Chi ha detto che la Superbike è così lontana dalla MotoGP? Con le dovute proporzioni (gomme e freni sostanzialmente differenti, e potenze diseguali), Sykes non ha sfigurato nei confronti di Marquez & co. Il giro di 1'21.811 del britannico in Superpole non è distante dalla pole di Bradl nel 2013 (1'21.176) ed ancor meno dal 1'21.539 siglato da Marquez in gara. Sykes peraltro ammicca alla MotoGP, dove comunque quasi sicuramente non finirà per un problema di passaporto e sponsor. Tanto basta per giocare al rialzo con Kawasaki che, si mormora, lo paghi ben meno di alcuni rivali meno titolati…

IL BRUTTO – Assistere in una sola giornata a tre incidenti come quelli di Davies, Lowes e Barrier lascia una paura amara nel petto. Nel caso del francese, poi, nei lunghi minuti che hanno preceduto notizie confortanti sul suo conto, impossibile non rievocare il grave incidente al quale era già scampato dopo l'Australia. Correre ha dei rischi ovvi, anche in un ambiente "sicuro" come la pista, ma una domenica del genere serve anche a riflettere sui suoi perché.

IL CATTIVO – Una gara di sette giri (come nel caso di Gara Due dopo la ripartenza), pur essendo un semplice risultato dell'applicazione del regolamento, rischia di innescare situazioni pericolose. I piloti, già per natura poco propensi alle attese, tendono a rischiare di più per arrivare in vetta il più in fretta possibile. È quello che è successo, ad esempio, ad Alex Lowes con Baz. Ma anche a Giugliano e Melandri. Inoltre, una gara sprint rischia di non rispecchiare fedelmente i valori in campo. È difficile trovare ad una soluzione univoca (ad esempio, con sommatoria dei tempi), ma vale comunque la pena di pensarci.

LA DELUSIONE – Baz ha vissuto il fine settimana più nero di una stagione fin qui a lunghi tratti entusiasmante. Lo spilungone francese (nono e sesto rispettivamente) è ora staccato di 72 punti e saluta con ogni probabilità il carrozzone iridato. Il tutto mentre il compagno di squadra comincia a intravedere il secondo titolo consecutivo. Dalla sua parte ha il tempo, che gli darà occasione di rifarsi.

Che dire poi di Melandri e Giugliano? Entrambi hanno peccato di eccessiva fretta dopo l'ultima ripartenza, vanificando rispettivamente una probabile vittoria e podio. Il ravennate ha fatto bene ad osare, dal momento che non ha più niente da perdere (era a -92 da Sykes prima delle gare). Discorso non del tutto simile per Giugliano, un po' recidivo alla curva dove è poi caduto (anche in Gara Uno ha rischiato), probabilmente anche a causa di un piccolo problema ai freni.

LA CONFERMA – In una domenica teoricamente compromessa da una Superpole disastrosa (decimo in griglia), Rea ha dimostrato ancora una volta una volontà e costanza granitiche in sella alla Honda, salendo sul terzo gradino del podio in Gara Due. Quanto al rapporto tra risultati ottenuti e competitività del mezzo a disposizione, il nordirlandese non ha probabilmente rivali in classe regina. Dopo anni di timidi flirt con la MotoGP, però, potrebbe abbandonare definitivamente le derivate di serie per tentare il salto. Così facendo, lascerebbe indubbiamente un vuoto: è da sempre protagonista, lavoratore costante e campione di pazienza. Menzione d'onora per Bimota, addirittura ottava con Badovini in Gara Due. Se non riceverà l'omologazione (entro il 13 agosto), tuttavia, potrebbe essere stata l'ultima gara per la BB3.

L'ERRORE – Non avesse già effettuato una manovra simile a Donington (dove ha atterrato Melandri al Melbourne Airpin), Alex Lowes non sarebbe da biasimare per l'entrata arrembante su Baz al Cavatappi. Invece, forse, varrebbe la pena di ammonire il talentuoso esordiente. Poi la patente a punti, teoricamente, c'è anche nella Superbike…

LA SORPRESA – A 40 anni di età, la wild-card locale Larry Pegram ha regalato alla EBR i primi punti iridati con un quattordicesimo posto in Gara Due. Un risultato che non può riempire di gioia la squadra ufficiale, favorito anche dalle tante cadute, ma che lascerà sicuramente il sorriso sul volto della storica Casa capitanata da Erik Buell.

IL SORPASSO – Anche a causa della conformazione del tracciato, le gare sono state tutto sommato povere di cambi di posizione. Un plauso a Melandri per la mossa chirurgica ai danni del compagno di squadra al Cavatappi, così come alla rimonta di Giugliano (Gara Uno) e Rea (in Gara Due).

LA CURIOSITÀ – Solo tre piloti sono riusciti a centrare la doppietta in SBK a Laguna Seca: John Kocinski (1997), Ben Bostrom (2001) e Chris Vermeulen (2004).

IO L'AVEVO DETTO – "I piloti più veloci cercheranno sicuramente di scappare all'inizio, quindi sarà importante tenere loro il fiato sul collo", ha detto Melandri dopo la Superpole. Lo ha fatto benissimo ed in Gara Due si è ritrovato davanti quasi troppo presto, sentendo forse il loro…


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