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SBK, Giugliano: l'insicurezza è la mia forza

"Mi spinge a cercare di fare sempre di più in moto. Cado troppo? Appena smetto ci divertiamo tutti"

Ventiquattro anni vissuti ad alta velocità, inseguendo un sogno. Questo è il succinto identikit di Davide Giugliano, il volto italiano di Ducati in Superbike, e le maniere semplici del ragazzo di borgata. Oltre al talento, al romano non mancano sfaccettature e contraddizioni che ne tracciano contorni più profondi, sia da pilota che da uomo: è genuino e generoso ai limiti dell'ingenuità, arrembante in pista quanto riservato e gentile al di fuori. A modo suo, Giugliano si alimenta di contrasti, ed a Portimão ha tirato le somme sulla sua prima mezza stagione da pilota ufficiale.

"Bene e male – ha detto, senza indugi – Siamo partiti come quelli che avevano più lavoro da fare, ed abbiamo lavorato tanto durante l'inverno, forse meglio di tutti. Gli altri non sono comunque stati con le mani in mano, e fin qui abbiamo incontrato un po' di difficoltà, sfighe, ed errori di troppo. Potevo essere più avanti in campionato, ma i 'se' ed i 'ma' non contano nelle corse, e sono comunque soddisfatto perché ho sempre dato il 120% ed è l'unica cosa che non recrimino. A volte però sono caduto quando forse avrei potuto accontentarmi di un podio".

Le critiche più frequenti rivolte a Giugliano lo descrivono come un pilota veloce ma inaffidabile, troppo spesso a terra in gara. Un'analisi che non tiene però conto dei valori tecnici in campo, ancora non perfettamente equilibrati, come dimostrano anche i risultati del compagno di squadra Chaz Davies, tra la bi-cilindrica e le sue controparti plurifrazionate.

"Diciamo che, oltre al danno, c'è la beffa. Dicono che cado troppo? Hanno ragione, ma appena smetto ci divertiamo tutti (sorride). Al momento ci serve ancora un po' di margine per tirare tutta la gara con i primi. Dobbiamo sempre rincorrere la strapotenza delle quattro cilindri. Ma non manca tanto, siamo vicini, giusto quei due o tre decimi di passo che in gara ti permettono di gestire invece che correre sempre con il coltello tra i denti".

Quest'ultima, una frase che calza a pennello con lo stile del romano. Pilota fisico, dallo stile aggressivo, in una lotta costante con il mezzo. A volte, forse, anche con sé stesso.

"Credo ci sia in me una base di insicurezza che mi dà la forza di andare in moto e cercare di fare sempre di più. Senza quella, rischi di 'fare il buco'. E poi così, quando centri l'obiettivo, ti senti anche più gratificato. La Panigale comunque rimane per me la moto migliore che abbia mai guidato. Mi sembra di guidarla bene. Siamo amici, a volte ci tradiamo, ma facciamo pace in fretta. Se le parlo? Certo, per me non è un pezzo di ferro, ma è meglio che non dica le parole che uso (ride). Diciamo che la incoraggio".

Il lavoro di sviluppo intanto procede senza sosta. Anche il giro record (1'49.7) ottenuto dal collaudatore Matteo Baiocco sulla Panigale al Mugello questa settimana serve a mantenere compatta e fiduciosa la truppa in Rosso.

"Sia io che Chaz abbiamo lavorato molto, ed anche il test team aiuta molto perché Baiocco è veloce. Portiamo sempre piccole cose, aggiornamenti di elettronica e ciclistica. C'è un bel clima di collaborazione in azienda, anche con il versante MotoGP. Ci si scambiamo indicazioni".

A proposito della D16, Davies ha per contratto la possibilità di effettuare un test. "Io no – commenta Giugliano – Ma per adesso non mi interessa. Resto concentrato sulla SBK, se me lo meriterò in futuro non dirò di no, ma decideranno loro".

Nel frattempo, la mente di Giugliano è concentrata sulla prossima sfida, questo fine settimana a Portimão. La pista portoghese non ha fin qui regalato grandi risultati al romano, che però ironizza: "Sono andato male su piste solitamente buone per me, e bene in altre teoricamente più ostiche. Questo è l'anno giusto".

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