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MotoGP, Assen: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Lectio magistralis di Marquez, Dovizioso salvatore della patria, Rossi compromette la gara

Se credete ancora che Assen sia l’università della moto, quella di Marquez è stata una lectio magistralis. Neanche il cielo può nulla contro il piccolo diavolo, squalo nell’acqua e tigre sull’asciutto. Questa volta ha avuto Andrea Dovizioso contro, ma, come quelli che lo hanno preceduto, per Marc sono solo sparring partner.  A neanche metà campionato il titolo è già una mera formalità e gli avversari stanno rendendo le cose ancora più facili per lui. Pedrosa si accontenta, Rossi sbaglia il venerdì e il sabato, mentre Lorenzo si trova alle prese con i propri fantasmi.

IL BELLO – A Borgo Panigale dovrebbero erigere una statua in piazza con la sua effige. Chi sostiene che per guidare la Ducati ci vuole forza, farebbe meglio a guardare all’intelligenza di Andrea Dovizioso. Lui non lo ammette, ma due podi in otto gare con la Desmosedici sono un miracolo che dà diritto alla beatificazione immediata. In attesa di essere portato in processione, servirebbe una moto più competitiva. Presto.

IL BRUTTO – Dalla bocca di Jorge Lorenzo è uscita la parola tabù per ogni pilota. La paura esiste, ma nessuno vuole mai tirarla in ballo, meglio tenerla in un angolino, dove non può fare guai. Il maiorchino invece ha ammesso la sua debolezza, senza vergogna o accampare scuse. Forse è stato il primo atto per scacciarla via, batterla a viso aperto. Speriamo vinca questo duello.

Valentino RossiIL CATTIVO – Va bene cercare di pescare dal mazzo il jolly dei sogni, va bene la rimonta con il passo dei migliori, va bene la sfortuna e anche la congiunzione negativa di Urano in opposizione a Giove. Va bene tutto, ma Valentino Rossi ha comunque buttato via un altro podio quasi sicuro. Lo ha fatto – ancora una volta – al venerdì con delle qualifiche orribili. Le condizioni erano difficili, ma non solo per lui.

LA DELUSIONE – La Ducati e Cal Crutchlow sembrano essere due poli con la stessa carica elettrica, continuano a respingersi. Un piccolo sprazzo di luce nelle qualifiche più per colpe altrui che per meriti propri e il consueto buio per tutta la gara. Se il Dovi non fosse arrivato sul podio si potrebbero dare tutte le colpe alla moto. Se.

LA CONFERMA – La premiata società Marquez & Marquez sta facendo salire alle stelle le quote delle proprie azioni. Che ti chiami Marc o Alex, la morale non cambia: sono gli altri a dovere inseguire. Perfetto come al solito il fratello maggiore, sempre più sicuro dei suoi mezzi il minore. Quando si dice fabbrica di campioni.

L’ERRORE – Questa volta c’è l’imbarazzo della scelta, ahinoi. Si comincia dalla Moto3 con Miller a pelle di leone dopo poche curve, per continuare con il tuffo carpiato di Bastianini. In Moto2 ancora italiani, con Corsi che vanifica dieci secondi di vantaggio con una scivolata, prima aveva fatto lo stesso Pasini quando era in zona podio.

LA SORPRESA – I vampiri si esaltano per l’odore del sangue, il colonnello Kilgore per quello del napalm, Anthony West per quello della pioggia. L’australiano ha colto il suo secondo successo in carriera dopo 11 anni. Di nuovo ad Assen, di nuovo sotto l’acqua. Se non è fedeltà questa.

IL SORPASSO – Tanti ne ha fatti Romano Fenati che dal 31° posto – per un lungo – si è riportato nel gruppo che lottava per il quarto posto. Poi ha deciso di cadere e non approfittare del regalo di Miller. Il ragazzo ha talento e non molla, un pizzico di lucidità in più ed è perfetto.

La caduta che ha visto coinvolto Alessandro TonucciLA CURIOSITA’ – Stava facendo una bella gara, a ridosso dei primi dieci. Poi la carambola all’ultima chicane e una corsa verso il traguardo spingendo la moto di corsa. Il posto finale è il 25°, ma Alessandro Tonucci si è meritato gli applausi del pubblico di Assen. E anche il nostro.

IO L’AVEVO DETTO – “I miei principali rivali saranno Rossi e Lorenzo anche se partiranno indietro”, parola di Marc Marquez. Meno male che ogni tanto sbaglia anche lui.

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