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MotoGP, Biaggi: tester? ho la velocità nel sangue

Il romano al Mugello di nuovo sulla ART. "Voglio riportare una Casa italiana al vertice"

Le dolci colline toscane, baciate dal clima estivo, avvolte in un silenzio meditativo. Non è un quadro, ma la tela sulla quale Max Biaggi, 43 anni appena compiuti, si appresta a dare ulteriori pennellate, segni e colori che sono l'eco di un'anima da corsa. Il Corsaro romano, dopo i lunghi trascorsi da pilota, ammicca all'idea di tramutarsi in tester di lusso. Per ora, con il compito di aiutare lo sviluppo dell'Aprilia MotoGP, ma (forse) c'è anche altro all'orizzonte.

"Non salgo in moto per rosicchiare quattrini – chiarisce subito Biaggi – Ma perché sono ambizioso e mi pongo sempre dei traguardi. Cosa sto cercando? Forse un obiettivo. Riportare una casa italiana dove deve essere".

Il primo nome in lizza è, naturalmente, quello di Aprilia. Ma anche Ducati che, con Gigi Dall'Igna a dirigere il reparto corse, potrebbe avvalersi della collaborazione del sensibile romano per adattare la moto del futuro alle Michelin, unico pneumatico disponibile a partire dal 2016. La Casa di Borgo Panigale, già sugli scudi con le Bridgestone, diventate poi le coperture di riferimento, sa bene che opportunità rappresenti questo cambio.

"Non dico di avere il tocco magico, ma ho ancora la velocità nel sangue – afferma Biaggi – Sto lavorando su me stesso per mettere a frutto tutta l'esperienza che ho accumulato in questi anni. Quando scendo da una moto so quel che dico e non coltivo l'ambizione di un cambio di ruolo. Perlomeno per il momento. Sono un privilegiato e me ne rendo conto: posso scegliere. Ma prima di farlo voglio vedere un programma ben definito, un'idea e soprattutto la voglia e la determinazione per puntare al massimo risultato".

Voglia condivisa dalle due Case. Anche se, viene da osservare, il cammino di Aprilia sembra leggermente più difficile. Da un lato, i cambi regolamentari orientati verso un ritorno alla stock minacciano di erodere il vantaggio tecnico della RSV4, dall'altro la relativa mancanza di esperienza nella classe regina del motomondiale la pone in una posizione di partenza svantaggiata.

"Penso che Ducati, con la sua bicilindrica, ne trarrà maggiori benefici – commenta Biaggi a proposito della SBK del futuro – Le quattro cilindri soffriranno di più. Ma per me parla la storia: ho portato una 250 italiana a vincere in 250, poi l'ho fatta trionfare in Giappone. Ho vinto al debutto a Suzuka in una categoria ostica come era la 500. Passato in Superbike, assieme a Gigi, abbiamo sviluppato una moto che è ancora vincente oggi".

E allora perché non continuare a dare indicazioni, anche quando è giunto il momento di passare il testimone ai più giovani? Il sogno di contribuire ad un titolo tricolore, anche senza un ruolo da protagonista assoluto, pare possibile.

Da scartare, apparentemente, l'ipotesi di un Max Biaggi nelle vesti di team manager. "In qualche occasione è venuta fuori questa idea, ma ho sempre cambiato argomento. Da pilota mi sono sempre trovato più a mio agio senza qualcuno che pensasse o agisse al posto mio", chiosa il Corsaro.



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