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SBK, Lo strano caso di Melandri ed Aprilia

Marco non ha ancora vinto e a Donington Guintoli ha preso la leadership del team

Cosa è successo a Marco Melandri? Se lo chiedono in tanti, alla luce dei risultati del ravennate sull'Aprilia campione del mondo costruttori. Nelle cinque gare fin qui disputate, "Macio" (due volte a podio, in Australia e ad Aragon) non ha mai vinto. I punti di distacco dal leader in classifica Tom Sykes sono 88, un'enormità visto che i primi quattro in campionato non "steccano" praticamente mai. Soprattutto, il passare del tempo non ha ancora portato consiglio, e gli equilibri tra pilota e squadra vacillano.

I presupposti per fare bene c'erano, e ci sono ancora; manca la proverbiale "chimica", per una serie di motivi. Innanzitutto, Gigi Dall'Igna (colui che aveva fortemente voluto Melandri in Aprilia) è passato a Ducati. L'ingegnere veneto ha per anni tenuto saldamente il timone a Noale, passato nelle mani di Romano Albesiano. Normale che il nuovo manager, che con Dall'Igna condivide un robusto background tecnico, marchi comunque l'inizio di un nuovo corso, con tutti i rischi e le opportunità del caso. Inoltre, nel passaggio da BMW ad Aprilia, Melandri ha anche dovuto fare a meno di alcuni tecnici di fiducia, con i quali aveva raccolto numerose vittorie nelle stagioni passate. Basti pensare al capomeccanico Silvano Galbusera (ora con Valentino Rossi in MotoGP), al direttore tecnico Andrea Dosoli (Mahindra), e all'elettronico Michele Gadda (Ducati SBK).

Il gruppo affidato al ravennate da Aprilia, capitanato da Paolo Biasio (uomo di fiducia a Noale, con anche una breve esperienza in MotoGP), non si discute in quanto a professionalità e competenza. Tuttavia, i piloti sono creature istintive quanto abitudinarie, e trovare un metodo di lavoro ma soprattutto un linguaggio comune richiede tempo, anche quando parlano tutti la stessa lingua.

Se fino ad ora squadra e pilota avevano compattato il fronte, a Donington si è intravista qualche crepa. Il primo continua ad indicare problemi con aspetti basilari della guida (vedi la posizione in sella), e membri del suo entourage parlano di difficoltà da parte dell'azienda a rispondere adeguatamente alle sue richieste tecniche. Dalla Casa arrivano secche smentite, con accuse respinte al mittente, sottolineando come sella, pedane e serbatoio siano più volte stati modificati per venire incontro alle esigenze del ravennate.

Nel frattempo, il teoricamente meno quotato compagno di squadra Guintoli è salito sul podio in cinque occasioni (contro le due di Melandri), due volte da vincitore. Il francese è ormai il capitano della squadra, ed i suoi sogni iridati (37 punti lo separano da Sykes) appaiono più realistici.

E dire che sia Melandri (13 vittorie in SBK) che la RSV4 hanno dimostrato la propria competitività (due titoli piloti e tre costruttori) in tante occasioni. Certo è che anche gli ingredienti più buoni, se mischiati in quantità sbagliate, non producono un piatto sapido. Bisogna rimettersi ai fornelli, studiare nuove ricette, per non combinare la proverbiale frittata.

Interrogato a proposito delle difficoltà di colui che ha preso il suo posto, Eugene Laverty ha risposto di averci messo "un anno per adattarsi alla moto". Melandri (che con Aprilia ha un contratto 1+1), sa di non avere tutto questo tempo. E anche se fosse, non lo vuole ovviamente impiegare. Urge una rapida riconciliazione tecnica. Anche senza il colpo di fulmine, l'amore può ancora fiorire.

 

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