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SBK, Imola, Suzuki: nessun allarme motori

Laverty ne ha già punzonati quattro. "Ma senza Mosca dovremmo essere OK", spiega Denning

La recente introduzione di un limite al numero di motori utilizzabili dai piloti Superbike (otto per le SBK, sei per le EVO) nell'arco di una stagione, rischia (come già successo in MotoGP) di creare grattacapi ai piloti e squadre. Il primo a saperlo è Eugene Laverty, che dopo una storica vittoria in Gara 1 in Australia con Suzuki ha rotto il motore della sua GSX-R nella manche pomeridiana.

L'irlandese vice-campione in carica, con tre quarti del campionato ancora da disputare, ha già punzonato il quarto propulsore"Ma con la cancellazione del round di Mosca, non dovrebbero esserci problemi", ha spiegato il team manager Paul Denning. "Il chilometraggio medio da imporre ad ogni motore, considerando le varie rotazioni di utilizzo, si aggira intorno ai 1200 chilometri. Il primo purtroppo si è rotto a Phillip Island. Da allora ne abbiamo punzonati altri tre, che stiamo ruotando. L'ultima punzonatura è dovuta al fatto che abbiamo portato qualche aggiornamento, che ad Imola terremo in serbo solo per la gara".

Nel turno del mattino, Laverty ha compiuto un solo giro lanciato su dieci passaggi in totale. Fortunatamente, non a causa di un problema meccanico. "Il freno motore si comportava in modo anomalo, e non siamo riusciti a mettere a posto l'elettronica nei 45 minuti del turno. Tutto sotto controllo".

La squadra, ampiamente rimaneggiata dal punto di vista dei piloti e del personale tecnico, si tratterrà ovviamente a Imola lunedì per i test post-gara. "Abbiamo nuove strategie di software da provare, e Lowes farà un test comparativo tra il vecchio forcellone ed il prototipo portato da FTR per decidere definitivamente quale usare", ha chiosato il manager britannico.

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