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SBK, Davies: il gentleman corteggia la Rossa

"Ancora non sono riuscito a guidare la Ducati come piace a me. Il potenziale c'è, sono fiducioso"

Se anche uno non lo conoscesse, non sarebbe difficile capire il paese d'origine di Chaz Davies. Prima ancora dell'accento, il pilota di Knighton,Powys, ha ereditato dal Regno Unito le maniere ed il linguaggio del corpo. Compassato, quasi silenzioso, Davies sembra aver avvicinato la Ducati Panigale con un rispetto che rasenta la timidezza. Un vero gentleman, d'altronde, tratta sempre (o almeno prima di condurla al talamo) la sua dama con i guanti. Talvolta, però, il corteggiamento è un lungo affare.

"Quando ho accettato questa sfida, sapevo che non sarebbe stata facile, soprattutto nelle prime gare – ha commentato il pilota Ducati ad Imola – Devo ancora adattarmi perfettamente alle caratteristiche della moto, e trovare le giuste modifiche per guidarla come piace a me. Con Ducati devi usare la moto in modo differente. Sfruttare la velocità in percorrenza di curva. L'ho imparato a mie spese in Aragon. Puoi andare forte quando giri da solo, ma in un contesto di gara è difficile fare le traiettorie ideali quando sei circondato da altri piloti".

Il gallese, in particolare, è solito fare la differenza in staccata. Ad Assen, però, ha accusato un chattering anomalo all'anteriore, chiudendo con un settimo ed un ottavo posto e lamentando la proverbiale "coperta corta".

"Abbiamo studiato idee per eliminarla, ma migliorando abbiamo creato altri problemi. Non ho ancora espresso il mio potenziale fin qui, ma sono fiducioso di tornare presto al mio livello. È la prima volta che guido una bi-cilindrica, e solitamente prendo il mio tempo prima di capire una moto e raggiungere la massima competitività, ma dopo riesco ad essere molto costante. La mia squadra lo sa, e comunque ho trovato anche molti riscontri positivi dall'inizio dell'anno".

Non aiuta nemmeno il fatto di aver disputato le prime tre gare su tracciati dalle caratteristiche fondamentalmente diverse, per di più in condizioni meteo mutevoli. A Phillip Island, gara di apertura su una pista che solitamente sorride a Ducati, Davies ha accusato una spettacolare caduta alla Lukey Heights, che però non lo ha "condizionato fisicamente, ha solo complicato la posizione in griglia di partenza". Ad Aragon, dove nel 2013 Davies colse una doppietta perentoria, "le cose non sono andate secondo i piani. Al venerdì ero partito con il piede giusto, ma al sabato ho avuto dei problemi che non siamo riusciti a risolvere in tempo. In gara ho fatto due partenze terribili. Nella seconda però le sensazioni erano migliorate e stavo recuperando posizioni, ma ho caricato troppo l'anteriore e sono caduto senza che poi i commissari mi facessero ripartire".

Ora, ad Imola, Davies può contare su un'altra pista "amica" per Ducati per ristabilire il proprio status di top rider.

"Non ci ho pensato più di tanto al fatto che sarà il mio debutto da pilota ufficiale su una moto italiana in una pista italiana, ma sicuramente sarà una bella esperienza. È sia una pressione che una grande motivazione. Essere parte integrante di un progetto come quello di Ducati, che nasce a pochi chilometri da qui, circondato dai tifosi, sarà fantastico. Lo scorso anno ero abbastanza veloce, la pista mi piace. Se riusciremo a risolvere i problemi senza crearne altri, saremo competitivi".

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