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MotoGP, Bridgestone: sostituirci non sarà facile

"Più difficile fare una gomma per una MotoGP che per una Formula 1. Onoreremo il contratto fino alla fine"

Se vi state chiedendo quali siano i veri motivi per cui Bridgestone ha deciso di dire addio alla MotoGP, non vi aspettate che siano i vertici giapponesi a dirvelo. L’unica cosa certa è che “se ne è parlato per molto, molto tempo” e che “i rapporti con Dorna sono ottimi e le lamentele dei piloti fanno parte del gioco. Anzi servono a migliorare”.

Il muro non si sorpassa e il general manager Kyota Futami è abile a non dire niente in più del necessario. “Semplicemente, in questo momento ci sentiamo di avere raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Sia da un punto di sviluppo tecnologico che di immagine”, le sue parole.

Cosa succede ora, puntate sulle auto o volete rimanere nelle due ruote?

“In questo momento non ci sono ancora dei piani definiti, stiamo valutando diverse opportunità e poi sceglieremo. Però vorremmo in qualche modo rimanere legati alle moto.

Avete comunicato il vostro ritiro, potreste pensare di smettere già a fine di questa stagione?

Abbiamo esteso per un altro anno il contratto con Dorna, quindi non c’è alcuna possibilità che ciò accada. Neanche se ce lo chiedessero”.

Dite che la lamentele dei piloti non hanno influito, ma è un fatto che sono aumentate.

Abbiamo continuato a sviluppare le nostre gomme seguendo le loro indicazioni, ma allo stesso tempo le moto e lo stile di guida è progredito continuamente. Ci sono stati alcuni circuiti in cui hanno sopravanzato le nostre aspettative”.

Siete stati in MotoGP sia come fornitore unico che in regime libero. Qual è la formula migliore?

Non saprei dirlo, ognuna delle due ha i suoi pregi e i suoi difetti”.

Alla domanda, risponde più diffusamente Hiroshi Yamada: “nel 2002 il nostro obiettivo era battere il nostro competitore diretto (la Michelin, ndr), poi gli obiettivi sono cambiati. Ci siamo concentrati per velocizzare il riscaldamento degli pneumatici e renderli più ‘facili’, una ricerca che abbiamo trasferito sul prodotto stradale”.

Quali sono stati il momento migliore e il peggiore in questi anni?

Il peggiore sicuramente il GP del Mugello nel 2004 quando scoppiò la gomma a Nakano sul rettilineo. Il migliore lo stesso anno, con la prima vittoria con Tamada in Brasile”.

Quanto è difficile sviluppare una gomma per le odierne MotoGP?

Moltissimo, il rapporto fra potenza e la superficie di gomma su cui viene scaricata è doppio rispetto a una Formula 1”.

A chi vi sostituirà, basterà poco più di un anno per riuscirci?

Dipende dall’esperienza che ha, partendo da zero è pressoché impossibile. Diverso se si è già impegnati in campionati di alto livello, come la Superbike”.

E se venisse dalla Moto2, invece?

Credo sia molto difficile”.

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