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MotoGP, Austin: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Marquez, Ducati e Fenati verso le stelle, Lorenzo e Rossi risucchiati da un buco nero

Austin, abbiamo tre problemi. Il primo è Marc Marquez, extraterrestre su due ruote così veloce da non avere avversari se non nel libro dei record. Il secondo Lorenzo, entrato in un vortice da cui solo lui può uscire. Il terzo la gomma anteriore, soprattutto quella di Rossi, demolita in appena metà gara. Poi ci sono le soluzioni: quella di Ducati che vale un podio e quella di Fenati, ritornato ai fasti del passato. La gara di Austin della MotoGP non è stata avvincente per i primi due posti ma i colpi di sorpresa non sono mancati. Qualcuno è voltato verso le stelle, altri sono stati risucchiati da un buco nero.

IL BELLO – La Desmosedici si è trasformata da satellite in cerca della sua orbita, a razzo in rampa di lancio. La scommessa alla vigilia della gara sembrava impossibile, ma Dovizioso ha dimostrato che con grinta e intelligenza le occasioni buone si possono prendere. Non è l’arrivo, solo un traguardo intermedio ma lavorare ora sarà più semplice. Andrea è stato influenzato tutta la settimana, quando si è bambini si dice che la febbre faccia crescere, ai piloti fa andare più veloci.

La bestia – definizione di Valentino – Fenati ha mostrato unghie e artigli. Il tentativo di sorpasso all’esterno non è stata pazzia, ma la dimostrazione di cosa possa fare Romano quando è in palla. Finalmente si ritorna a parlare italiano in Moto3, il prossimo passo è cantare l’inno.

La gomma anteriore di Valentino RossiIL BRUTTO – La colpa è della gomma, ma qualcosa non ha funzionato nel box. Lorenzo (stessa moto) nonostante il ride through è arrivato a meno di 4 secondi da Valentino Rossi, Smith e Pol Espargaró (sempre M1 ma satellite) davanti. Rimangono i primi dieci giri ma la seconda metà di gara è da dimenticare. Servono compiti a casa prima dell’Argentina.

IL CATTIVO – Bridgestone riesce sempre a fare del proprio meglio per scontentare tutti. A nessuno è piaciuta la decisione di portare una gomma vecchia ad Austin. I giapponesi hanno la strana abilità di prendere sempre la decisione sbagliata e di cambiare le carte in tavola a seconda della convenienza. Le richieste dei piloti, invece, non vengono neanche ascoltate. Il contratto per la fornitura scade quest’anno, che si torni in Europa?

LA DELUSIONE – Nel Mondiale è ancora a zero punti. Se in Qatar era caduto in odore di podio, ad Austin Alvaro Bautista non è mai entrato in partita. Sembrava anzi essere entrato in campo per sbaglio. Su una pista favorevole, è stato l’unico pilota Honda a non brillare. C’è una decina di giorni per riaccendere l’interruttore.

Andrea IannoneLA SORPRESA – L’altro Andrea questa volta ha messo sul tavolo le carte giuste. Bello il duello con Rossi e peccato per non avere gestito nel migliore dei modi la gomma. Iannone è riuscito comunque a fare la sua gara più bella in MotoGP. La Ducati potrebbe giocare con tre punte, se Crutchlow si tranquillizza.

Per chi pensava che il titolo in Moto3 non se lo fosse meritato. Maverick Viñales alla sua seconda gara in Moto2 ha già centrato il bersaglio grosso. Mica un colpo fortunato, lo spagnolo ha usato polso e cervello a seconda delle necessità. Può sognare in grande.

LA CONFERMA – I serial winner hanno un difetto, solitamente: sono noiosi. Marc Marquez, no. Sarà lo stile di guida da equilibrista, i piccoli errori che rendono più emozionante il suo stile, la sorpresa di scoprire il suo limite ogni volta più in là. Ad Austin ha corso solo contro se stesso e non sarà la sola occasione. Piaccia o non piaccia, il piccolo diavolo ha il potenziale per vincere ogni GP di questa stagione. Un club ristrettissimo a cui entrare.

Jack Millere e Romano FenatiStoner era solo spettatore in Texas, ma l’Australia ha un altro figlio che porta in giro per il mondo la sua bandiera. Jack Miller è il volto folle della Moto3, veloce e spettacolare. Due vittorie e un premio speciale per le impennate.

L’ERRORE – Certi sbagli non nascono per caso. Jorge Lorenzo in versione sprinter precoce è l'ultimo risultato di un nervosismo che si porta dietro dai test invernali. Nelle prove se l’è presa anche con la torre che riporta le posizioni dei piloti in rettilineo, rea di non segnalarlo. Qualche urlo ai box che rivela come i nervi siano ora il suo nemico. In questa condizioni, portarlo a spasso per il Sud America prima della gara non è stata una grande idea. Un po’ di training autogeno per ritornare quello di sempre.

Il brindisi della DucatiIL SORPASSO – Con un po’ di partigianeria, segnaliamo il Dovizioso degli ultimi giri. L’adrenalina è stata la migliore medicina. Alla faccia di chi sostiene che sia troppo ragioniere.

LA CURIOSITA’ – Austin è traditrice, nei tre giorni sono state ben 56 le cadute che hanno coinvolto i piloti, tenendo presenti tutte le classi. Un numero superiore alla media (circa una cinquantina), soprattutto considerando che non ci sono stati turni sul bagnato.

IO L’AVEVO DETTO –Il problema in gara sarà la gomma anteriore”: Valentino Rossi in versione Cassandra.


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