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SBK, Aragon: il bello, il brutto, il cattivo

Sykes ristabilisce le gerarchie, ma Baz scalpita. Alti e bassi Aprilia, Honda e Ducati in crescita

La crisi d'astinenza da derivate di serie è finita. Ad un mese e mezzo dall'esordio nella lontana Australia, il campionato Superbike ha fatto tappa ad Aragon per iniziare il tour europeo che durerà fino ad inizio giugno.

Il tracciato alle porte di Alcañiz, tra dolci colline ricche di vigneti e vallate polverose, ha fatto da palcoscenico ad week-end ricco di colpi di scena. Nel canovaccio della SBK, il secondo atto prevedeva però un solo protagonista: Tom Sykes. Il campione in carica su Kawasaki, reduce da due recite opache a Phillip Island, ha rubato la scena sul tracciato amico (dove il team Provec, che infatti ha centrato anche due secondi posti con Loris Baz, ha condotto test in quantità), raccogliendo la pole position e una doppietta che lo hanno proiettato in testa al campionato. Il numero uno sul cupolino e nei box Kawasaki è ancora suo. Chiunque lo voglia, sarà costretto a sudarselo sul campo.

IL BELLO – Con la doppia doppietta (perdonate il gioco di parole) di Kawasaki, sono tre i costruttori diversi ad aver già centrato almeno una vittoria nel 2014. Inoltre, Ducati ha accarezzato il podio, Honda lo ha conquistato in anticipo rispetto allo scorso anno (e su una pista dove Rea non aveva mai chiuso tra i primi tre). È ancora presto per dirlo, ma forse la nuova SBK (motori contingentati e price-cap di freni e sospensioni) riuscirà a preservare lo spettacolo aumentando l'equilibrio. Invertire il trend di crisi di mercato, pubblico e sponsor rimane un'impresa titanica, ma da qualche parte bisogna pur cominciare…

IL BRUTTO – Cambiare i regolamenti in corso d'opera presta inevitabilmente il fianco a polemiche. Ad Aragon, il team Alstare ha ribadito la propria competenza schierando una BB3 in attesa di omologazione ma già in grado di raccogliere ottimi risultati nella EVO (soprattutto con Ayrton Badovini, tredicesimo e dodicesimo in gara pur senza ricevere punti) senza ostacolare la concorrenza. Alcuni avversari hanno comunque storto il naso. Accontentare tutti è impossibile, ma intanto è stato creato un precedente. Resta da capire se e come chi di competenza saprà gestirlo in futuro.

IL CATTIVO – L'esplosione del motore di Jeremy Guarnoni, con pezzi che hanno colpito tabella e meccanico (al polso, fortunatamente illeso) di Toni Elias ha i contorni della tragedia sfiorata. Tra il braccio e la testa di chi espone il cartellone non ci sono che pochi centimetri. Si è trattato del più classico degli imprevisti, ma bisognerà ragionare su come minimizzare anche questo rischio, magari a partire da un abbigliamento più protettivo per i meccanici.

LA DELUSIONE – Regina di Phillip Island con una vittoria e due secondi posti, la Aprilia RSV4 si presentava ad Aragon da favorita d'obbligo. La competitività della moto di Noale in rettilineo non è però bastata a contrastare le Kawasaki. Guintoli (ora terzo in campionato a -11) rimane una garanzia di solidità, mentre Melandri sembra ancora condannato a prestazioni altalenanti. Il ravennate ha risposto all'errore tattico (unico dei "big" a montare una morbida al posteriore) di Gara 1 con carattere, protagonista un'assalto all'arma bianca nella seconda manche. Poco importa se gli è costato il secondo gradino del podio, sul fatto che bisognasse provarci gli diamo pienamente ragione. Ora però bisogna cercare la giusta regolarità.

LA SORPRESA – Nonostante i molteplici test condotti durante i primi mesi del 2014 (più di qualsiasi altro team ufficiale), in pochi si sarebbero aspettati un podio di Honda ad Aragon, pista sulla quale la CBR non ha storicamente brillato. E invece Rea già al sabato aveva detto che il rostro  era un obiettivo alla sua portata, ed è stato di parola. Ad Assen, pista di casa del team Ten Kate, si può puntare anche più in alto.

LA CONFERMA – Loris Baz non ha ormai nulla di invidiare ai primi della classe. Il 21enne spilungone transalpino è ormai in grado di giocarsela ad armi pari con tutti, compreso il suo compagno di squadra, che già in Australia non aveva gradito un paio di sorpassi in gara. L'allievo ha ancora parecchia strada da fare per superare il maestro, ma i confini nel box Kawasaki, a scanso di equivoci, sono chiaramente marcati.

LA CURIOSITÀ – Nonostante il caldo, in Spagna, Tom Sykes ha sfoggiato una barba invernale. Verso la fine della scorsa stagione, il britannico aveva smesso di radersi, rompendo il "fioretto" solo a mondiale conquistato. Quest'anno, tuttavia, la superstizione è cominciata ben prima. "Mi sento un po' come Tom Hanks in Forrest Gump", si è limitato a commentare il britannico, enigmaticamente. Per correre, ha corso eccome.

IO L'AVEVO DETTO – "Aragon sarà il primo vero test per Suzuki", aveva detto Laverty alla vigilia. L'irlandese ha faticato molto più che a Phillip Island (vittoria in Gara 1), soprattutto nelle fasi iniziali di gara a serbatoio pieno. Con il prosieguo dei giri, in entrambe le manche, ha però compiuto due rimonte da manuale (quinto e sesto). Esame superato, per lui a pieni voti, per la GSX-R con un 6 e mezzo.


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