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SBK, Aragon: Melandri è di parola, sua la FP3

Il ravennate balza al comando con Sykes e Davies a ruota. Le Ducati tengono il passo anche sul dritto

Marco Melandri lo aveva detto ieri che nonostante il sesto posto nelle classifica combinata (dovuto all'utilizzo di gomme ampiamente usate) si era trattato della sua migliore giornata con Aprilia.

Il ravennate, dopo un inizio di stagione promettente ma altalenante, ha cominciato a trovare il giusto affiatamento con la RSV4 sulla pista dove ha vinto due volte (con cinque podi in totale) in sei manche disputate. Nella FP3, con gomme fresche, "Macio" ha scalato la classifica con autorevolezza, chiudendo al vertice con un tempo di 1'57.686. Confermato comunque il grande equilibrio già evidenziato ieri, con i primi dieci piloti (che accederanno direttamente alla Q2) racchiusi in soli otto decimi.

La pioggia caduta abbondante nella notte e le temperature relativamente basse (15 gradi) non ha dunque rallentato gli alfieri della SBK nella terza sessione di prove libere, decisiva per l'accesso alla Superpole (inizio alle 15). Ad eccezione di Jonathan Rea, protagonista ieri in entrambe le sessioni e questa mattina impegnato principalmente nella valutazione di due mescole differenti al posteriore in vista di una gara 1 più fredda (anticipata di un'ora e mezza rispetto agli anni passati), tutti i piloti nelle prime quindici posizioni hanno migliorato abbastanza agilmente i propri riferimenti.

Oltre al già citato Melandri, il campione in carica Tom Sykes è rimasto stabilmente ai piani alti, fermandosi a +0.246. Alle sue spalle, distanziati da soli 50 millesimi, ci sono Chaz Davies, Loris Baz (primo a scendere sotto 1'58), e Davide Giugliano. Il romano, dopo i problemi in frenata, ha finalmente potuto scendere in pista con i dischi maggiorati, importanti per la staccata in fondo al rettilineo prima del traguardo, dove si tolgono cinque marce, passando da circa 320 a 30 km/h.

Più staccato ma comunque "a tiro" dei primi, Sylvain Guintoli (+0.463) guida il gruppo degli inseguitori dalla sesta posizione davanti a Jonathan Rea, Alex Lowes, Leon Haslam e Eugene Laverty. Quest'ultimo, già afflitto da problemi al motore di gara 2 a Phillip Island, è rimasto a lungo ai box a causa di una fuoriuscita di fumo dalla sua GSX-R. Il pericolo di una seconda rottura (i piloti da quest'anno hanno a disposizione solo 8 motori) pare comunque scongiurato, e dopo uno spurgo dell'olio l'irlandese è riuscito a inanellare senza problemi una manciata di giri lanciati, accusando circa metà del proprio ritardo nel primo settore.

Il primo degli esclusi è Niccolò Canepa, undicesimo (+1.937) e ancora al comando sulla EVO davanti ad un sorprendente Ayrton Badovini su Bimota a soli tre decimi (tredicesimo), alle spalle di Toni Elias. Chiudono la Top 15 Claudio Corti su MV Agusta (+2.839) e Leon Camier su BMW EVO (+2.879).

Da evidenziare la competitività della Panigale negli ultimi due settori, teoricamente i più critici per la bi-cilindrica visto il lunghissimo rettilineo dove i cavalli delle rivali più frazionate (328,3 km/h la top speed di Guintoli su Aprilia) hanno storicamente fatto la differenza. Nonostante un gap di circa 10 km/h (317,6 al passaggio sulla fotocellula, che si traducono in circa due decimi nel T4) è Chaz Davies il più veloce nel T5. Discorso simile per Giugliano, segno che le Rosse possono tenere il passo. Sembrano esserci tutte le premesse per una qualifica e due gare spettacolari.

 


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